Non proprio una quinta via per il futuro delle concessioni idroelettriche, ma più un’integrazione della quarta via.
È quello su cui sta lavorando il Mase in vista della Manovra di fine anno, prendendo ispirazione un po’ dalle Regioni del Nord e un po’ dalla Francia.
Per capire meglio cosa stia accadendo occorre partire dall’ultimo annuncio fatto dal ministro Gilberto Pichetto Fratin, intervenuto il 21 ottobre durante un convegno sull’idroelettrico organizzato da ReteEnergia a Roma.
Il titolare del Mase ha detto di aver messo al lavoro i suoi tecnici affinché elaborino una proposta di “idro release” da abbinare al rinnovo delle concessioni scadute.
All’atto pratico si tratta di sottoscrivere nuove concessioni con i gestori uscenti (non dei prolungamenti) per un tempo ragionevolmente utile a concludere un programma di investimenti straordinari sugli impianti, sostenibile anche attraverso eventuali aiuti pubblici, a fronte del quale gli operatori dovrebbero cedere una quota della propria energia a costi calmierati per specifiche categorie di consumatori.
L’idea di una cessione mirata di energia idroelettrica ai grandi consumatori di elettricità è nata più di un anno fa in seno a Confindustria e nelle discussioni che sono seguite si ipotizzava una quota nell’ordine del 15-20% sulla generazione degli impianti.
Nel corso dell’evento del 21 ottobre non sono emersi ulteriori dettagli tecnici, ma è bene ricordare che un meccanismo di idro release è stato immaginato anche dalle Regioni Piemonte e Lombardia, seppur con modalità differenti, ma in entrambi i casi non è stato ancora portato a compimento.
Poi c’è il modello con cui la Francia è arrivata allo sblocco della partita con l’Europa sul rinnovo delle concessioni, che concettualmente ha delle attinenze con l’idro release.
Parigi, infatti, ha sostanzialmente lasciato intatta la situazione di mercato con la preminenza di Edf, garantendo però la concorrenza attraverso quote vincolate che questo operatore deve concedere agli altri player (si veda Idroelettrico, il modello francese supera l’esame di Bruxelles).
Una formula che ha convinto la Commissione europea, ovvero l’istituzione con cui l’Italia cerca da anni di trovare una soluzione per non indire le gare per le concessioni idroelettriche scadute, che invece sarebbe obbligata a bandire in virtù di accordi presi con Bruxelles nell’ambito del Pnrr.
Proprio questo confronto con la Commissione europea potrebbe ora allargarsi al tema della clausola di salvaguardia nazionale richiesta dall’Italia per ottenere una certa flessibilità di bilancio sugli investimenti per l’energia e la difesa.
Intervenendo al convegno del 21 ottobre a Roma, sia il ministro Pichetto Fratin sia Riccardo Zucconi di FdI hanno spiegato come si potrebbero sfruttare le risorse attivate con la clausola anche per sostenere gli investimenti infrastrutturali nel settore idroelettrico, ad esempio per risolvere il problema della pulizia dei bacini.
Resta da capire cosa ne penserà l’Europa, considerando che gli investimenti sbloccati tramite la flessibilità devono obbligatoriamente rientrare nella finalità della transizione energetica.
Per la pulizia dei bacini, ad esempio, si dovrà uscire dal concetto di manutenzione ordinaria o straordinaria e giustificare uno scopo di resilienza e sicurezza energetica.
Allo stesso modo, anche i possibili aiuti pubblici agli investimenti negli impianti, che Pichetto vorrebbe far rientrare nel processo di rinnovo delle concessioni, devono passare un vaglio di compatibilità con i paletti Ue della clausola se dovranno trovare copertura attraverso la flessibilità di bilancio.


























