Ancora un rinvio per il decreto Bollette, il provvedimento con cui il governo intende introdurre un tetto al prezzo del gas utilizzato nella generazione termoelettrica, sul modello del Tope iberico, per ridurre i costi dell’elettricità per famiglie e imprese.
Dopo lo slittamento del 28 ottobre, anche il Consiglio dei ministri del 5 novembre si è concluso senza l’approvazione del decreto, nonostante il testo fosse all’ordine del giorno e sia stato illustrato dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin.
Il nuovo tentativo è previsto per lunedì 9 novembre, ma restano da risolvere alcune questioni tecniche e finanziarie.
Nel comunicato ufficiale, Palazzo Chigi ha motivato il rinvio con la necessità di ulteriori interlocuzioni con l’Unione europea e delle conseguenti verifiche da parte del ministero dell’Economia e delle Finanze.
I rilievi della Ragioneria
Secondo diverse ricostruzioni di stampa, uno dei rilievi della Ragioneria generale dello Stato riguarderebbe il disallineamento temporale tra entrate e spese relative a una misura destinata a ridurre gli oneri di sistema per le imprese gasivore.
Le risorse, derivanti dalla vendita delle riserve di gas accumulate durante la crisi energetica del 2022, sarebbero state incassate nel 2026 dalla Cassa per i servizi energetici e ambientali (Csea), mentre gli interventi di riduzione delle bollette scatterebbero nel 2027.
La Ragioneria avrebbe quindi chiesto di allineare contabilmente l’utilizzo delle risorse al momento della loro acquisizione, per evitare un disavanzo nell’esercizio successivo.
Rimane tuttavia aperto anche il tema principale del provvedimento: come finanziare le compensazioni ai produttori termoelettrici e ripartirne gli oneri senza annullare i benefici attesi per i consumatori.
Tetto al gas: le indiscrezioni
Secondo una bozza del decreto anticipata da Bloomberg, il tetto al prezzo del gas utilizzato dalle centrali termoelettriche sarebbe confermato a 58,9 €/MWh, per una durata di 18 mesi.
La misura, ispirata al modello spagnolo, interverrebbe sul costo del gas riconosciuto nella formazione delle offerte sul mercato elettrico, con l’obiettivo di contenere il prezzo all’ingrosso dell’elettricità.
I produttori termoelettrici riceverebbero un rimborso parziale (si parla di un massimo di 15 €/MWh) per la differenza tra il prezzo di mercato del combustibile e il valore massimo stabilito dal decreto.
Sempre secondo Bloomberg, le compensazioni sarebbero finanziate attraverso oneri applicati al mercato elettrico, calcolati sulla base dei consumi dei clienti. Sarebbero tuttavia previste esenzioni per l’energia coperta da contratti a prezzo fisso già esistenti.
Ad Arera spetterebbe stabilire l’entità effettiva dei rimborsi, secondo i criteri previsti dal decreto, e verificare che il beneficio venga trasferito alle offerte presentate dai produttori sul mercato elettrico.
Sul provvedimento pesa anche il confronto tra le associazioni industriali. Durante l’assemblea di Elettricità Futura del 4 novembre, il presidente Salvatore Pinto ha contestato l’ipotesi di introdurre il Tope italiano, sostenendo che il meccanismo, per come finora prospettato, “caricherebbe sui produttori costi che nessuno sa calcolare e colpirebbe proprio chi ha scelto il prezzo fisso”.
Secondo l’associazione, l’insieme delle misure che hanno interessato il settore elettrico, compresi il primo decreto Bollette e gli aumenti dell’Irap previsti dalla manovra 2027, avrebbe un impatto di 6-7 miliardi di euro in un anno.
Le reazioni
Il secondo rinvio ha suscitato critiche da parte delle associazioni imprenditoriali.
Il presidente di Confimprenditori, Stefano Ruvolo, ha denunciato i ritardi nell’adozione delle misure contro il caro energia, sostenendo che a pagarne le conseguenze siano soprattutto le aziende. “Siamo ormai alla tragicommedia”, ha dichiarato all’agenzia Dire, contestando la mancata individuazione delle risorse necessarie per ridurre i costi energetici.
Dal governo, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Luigi Sbarra ha invece ridimensionato la portata dello slittamento. Intervenendo a margine dell’Urania Policy & Business Forum, ha spiegato che si sta lavorando per individuare la soluzione migliore per famiglie e imprese, parlando di un rinvio di “pochissimi giorni”.
Fonti del Mase hanno assicurato che il testo illustrato da Pichetto Fratin durante il Consiglio dei ministri è ormai definitivo e che il provvedimento tornerà all’esame del governo lunedì 9 novembre.





























