Produrre idrogeno “verde” in quantità elevata e a basso costo, è una delle maggiori scommesse industriali nell’ambito della transizione verso il 100% di energia a zero emissioni inquinanti: intanto a Linz, in Austria, è stato appena inaugurato il progetto-pilota di green hydrogen più grande del mondo, stando alla nota (link in fondo) diffusa da Voestalpine, l’acciaieria che testerà il funzionamento dell’impianto da 6 MW realizzato nell’ambito del progetto europeo H2Future.

Nel progetto, finanziato dall’Ue con 18 milioni di euro, oltre a voestalpine ci sono diversi partner, tra cui VERBUND (il maggiore fornitore austriaco di energia elettrica da fonti rinnovabili, principalmente idroelettrico), Siemens, Austrian Power Grid.

L’impianto avrà due obiettivi: da una parte, verificare se questa tecnologia – che in generale, ricordiamo, prevede l’uso di elettrolizzatori per produrre idrogeno partendo da elettricità 100% verde, quindi eolica, solare, idroelettrica – può essere impiegata su scala industriale.

Dall’altra parte, il progetto-pilota servirà a capire il potenziale dell’idrogeno nella fornitura di determinati servizi alla rete elettrica, tra cui il bilanciamento tra domanda e offerta e la possibilità di compensare le fluttuazioni produttive delle rinnovabili; in altre parole, si dovrà valutare il potenziale del green hydrogen come soluzione per l’accumulo energetico e la stabilità della rete.

Mentre l’acciaieria è interessata soprattutto alla possibilità di ridurre gradualmente la sua dipendenza dai combustibili fossili abbandonando gli altiforni tradizionali a coke/carbone e passando verso un mix energetico a minore impatto ambientale, dove l’idrogeno potrebbe rivestire un ruolo di primo piano, sul medio-lungo termine, per abbattere le emissioni inquinanti.

Secondo recenti stime di Wood Mackenzie, tra il 2000 e la fine del 2019 in tutto il mondo si saranno realizzati circa 253 MW di elettrolizzatori per produrre idrogeno verde ma il mercato è destinato a crescere molto, con più di 3.200 MW di progetti che dovrebbero vedere la luce entro il 2025.

Anche l’Agenzia internazionale delle energie rinnovabili, l’IRENA (International Renewable Energy Agency) di recente ha pubblicato un rapporto sulle potenzialità dell’idrogeno verde per lo stoccaggio energetico di lunga durata e per la graduale eliminazione dei carburanti fossili nei settori più difficili da de-carbonizzare, come i trasporti e le attività industriali “pesanti”, ad esempio quelle siderurgiche.

I costi per produrre idrogeno da rinnovabili stanno calando ma l’IRENA avverte che è necessario favorire, anche con norme e incentivi specifici, gli investimenti in impianti di grandi dimensioni per fare economie di scala e gli investimenti nelle infrastrutture di trasporto e distribuzione.

Le reti esistenti del gas, infatti, sono in grado di accogliere percentuali limitate di green hydrogen; inoltre, bisogna rendere più efficiente l’intera catena di fornitura per ridurre le perdite di energia nei vari processi, ad esempio nelle conversioni da elettricità a idrogeno e viceversa.