La Germania oggi ha attivato la “fase di allarme“, la seconda del suo piano di emergenza per il gas articolato in tre step, anche se non ha consentito alle utility di trasferire i costi energetici ai clienti, come questo secondo stadio del piano prevederebbe.

La decisione è stata annunciata questa mattina dal ministro dell’Economia Robert Habeck, dopo una settimana di flussi ridotti dalla Russia, dovuti secondo il Cremlino a problemi tecnici.

“Non dobbiamo illuderci: il taglio delle forniture di gas è un attacco economico nei nostri confronti da parte di Putin”, ha dichiarato Habeck, aggiungendo che i tedeschi potrebbero dover ridurre i consumi.

“È ovviamente la strategia di Putin per creare insicurezza, aumentare i prezzi e dividerci come società”, ha aggiunto. “Questo è ciò contro cui stiamo combattendo”.

Si spera che il razionamento del gas venga evitato ma non può essere escluso, ha affermato il ministro.

Nell’ambito della fase due del suo piano, intanto, Berlino fornirà una linea di credito da 15 miliardi di euro per riempire gli stoccaggi di gas. Inoltre, quest’estate verrà lanciato un modello ad asta per incoraggiare i consumatori industriali di gas a risparmiare gas.

Come detto, questa “fase di allarme” è la seconda di un piano di emergenza in tre fasi e consente alle utility di agire verso l’industria e le famiglie per ridurre la domanda, mentre un intervento statale scatterebbe solo nella terza fase del piano.

La Russia, tramite Gazprom, ha motivato la riduzione del 60% del flusso verso la Germania via North Stream con un ritardo nella restituzione di una turbina Siemens per la compressione, mandata a riparare in Canada ma bloccata dalle sanzioni: un argomento che dovrebbe essere affrontato anche nel G7 che inizierà domenica, secondo quanto riportato dal ministro delle Risorse naturali canadese Jonathan Wilkinson.