Un 2010 da record, un 2011 per il quale si parla di “impasse”, anche se la corsa per ora sta continuando. All’orizzonte la grid parity e un futuro senza incentivi. Cosa è successo al fotovoltaico italiano in questo ultimo anno, dove sta andando e quali sfide si trova davanti? Se ne è parlato questa mattina all’apertura di PV Rome Mediterranean 2011 la serie di conferenze dedicate a questa fonte tenute all’interno di Zeroemission 2011, alla fiera di Roma.

Un'”impasse”, quello in cui si trova il mondo del solare elettrico italiano in questi primi mesi di quarto conto energia, che è più una “sensazione di stallo” che un reale rallentamento delle installazioni, ha spiegato Vittorio Chiesa dell’Energy Strategy Group del Politecnico di Milano. E’ infatti “già di 3,5 GW la potenza installata da inizio anno” e già oltre 2 GW di impianti (2,3 al momento) sono stati installati con il quarto conto energia, in vigore da giugno. 

Dunque i nuovi incentivi non hanno tagliato le gambe al settore, che però dovrà riorganizzarsi: “prima le industrie del FV si rivolgevano prevalentemente a chi realizzava grandi impianti, ora (visto che il nuovo conto ha tagliato di più a questa categoria, ndr), dovranno riorganizzarsi verso taglie minori”, inoltre, spiega Chiesa, “gli investitori per ora restano alla finestra in attesa di vedere come avverrà il processo di selezione tra le aziende” che gli incentivi più bassi inevitabilmente porterà.

Sbagliato parlare di “impasse”, per Gianni Silvestrini, che ricorda i 600 MW di impianti entrati in esercizio solo nell’ultima settimana: con un suo editoriale su Qualenergia.it lo scorso 8 settembre annunciava il superamento dei 10 GW di installazioni in Italia, in questo momento siamo già oltre 10,7 GW . “La locomotiva va invece anche troppo veloce e di questo passo raggiungeremo anche prima del 2016 i numeri previsti (quei 23 GW indicati dal quarto conto energia, ndr)”.

Il FV, ha fatto notare, è già al 3% del mix elettrico, l’anno prossimo arriverà probabilmente oltre il 5%; a fine anno si avranno probabilmente oltre 12 GW installati nel nostro paese. E con il solare sempre più protagonista la sfida fondamentale sarà quella di gestire efficientemente tutta l’energia discontinua che manderà in rete: fondamentali saranno i sistemi di accumulo (“comunque non competitivi prima di 1-3 anni”) e la smart grid in generale.

Quello che sembra mancare, si sente in diversi interventi, è una visione strategica di lungo termine: il FV, fa notare Chiesa, stando agli obiettivi (secondo molti sottodimensionati) del quarto conto energia, “al 2016 potrebbe già pesare per il 10% del mix elettrico, ma manca un piano energetico nazionale” per garantire uno sviluppo armonico delle varie fonti. Gli obiettivi, dopo l’uscita di scena dell’opzione nucleare, andrebbero rivisti – osserva da Agostino Re Rebaudengo di Aper: non essendoci più quel 25% di elettricità che il governo al 2020 contava (irrealisticamente, ndr) di avere dall’atomo, il contributo delle rinnovabili al mix elettrico per quell’anno andrebbe alzato dal 26 al 40%.

Sempre frutto della mancanza di visione di lungo termine la solita incertezza normativa, lamentata costantemente dalle associazioni di settore, e ricordata oggi da Gianni Chianetta di Assosolare: dalla vicenda della soppressione inaspettata del terzo conto energia, fino alla più recente Robin Tax sulle rinnovabili.

C’è poi la questione della competitività dell’industria nazionale rispetto ai concorrenti esteri. Per Silvestrini il premio del 10% agli impianti con almeno il 60% di componenti made in Europe, può aiutare, anche tenendo conto di altre forme di protezionismo messe in campo da altre nazioni, come gli ingenti aiuti pubblici della Cina alle proprie industrie. Una strada da percorrere per la competitività, secondo Silvestrini, è quella della integrazione più innovativa del fotovoltaico.

Sulla minaccia della concorrenza cinese richiama l’attenzione anche Valerio Natalizia di Anie-Gifi, che teme “altre Solyndra (l’azienda simbolo del FV statunitense fallita di recente) nei prossimi mesi”. Natalizia è meno ottimista: “i numeri attuali non sono quelli del quarto conto energia”, gli effetti dei nuovi incentivi si vedranno tra un po’: i costi dei moduli in picchiata e la concorrenza estera con sovvenzioni statali metteranno in crisi gli operatori più piccoli.

Una proposta per favorire l’industria nazionale la fa Massimo Beccarello di Confindustria: aiuti anche alla parte a monte della filiera, ad esempio sotto forma di sconti sull’energia in caso di filiera integrata, per spingere anche in Italia l’energivora produzione di wafer. Ma forse il tempo per queste iniziative è già scaduto.