Incentivi rinnovabili, i costi in bolletta sono in calo e la discesa continuerà

Nel 2017 solo per il settore elettrico la spesa per gli incentivi è diminuita di quasi due miliardi, arrivando a 12,5 miliardi. Nei prossimi anni l'onere scenderà fino a 500 milioni nel 2030. Oggi le rinnovabili coprono il 18% di tutta l'energia consumata. Il nuovo rapporto annuale del Gse.

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Scendono i costi per gli incentivi alle rinnovabili e negli anni prossimi il calo proseguirà. Lo mostrano i dati diffusi dal Gestore dei Servizi Energetici che oggi ha presentato il suo rapporto annuale.

Nel 2017, si legge nel documento (allegato in basso) il Gse ha erogato nel solo settore elettrico 14,2 miliardi di euro di incentivi, recuperandone 1,7 miliardi dalla vendita di energia ritirata, per un netto di incentivi in bolletta di 12,5 miliardi di euro.

C’è stato dunque un calo di 1,9 miliardi rispetto ai 14,4 del 2016, anno di picco anche per il ritiro dei certificati verdi.

Come si vede dallo scenario inserito nel rapporto, l’alleggerimento dell’A3 proseguirà nei prossimi anni, accelerando nettamente dal 2023.

Questo anche tenendo conto che – ha spiegato durante la presentazione Luca Benedetti, responsabile delle statistiche Gse – nel fare le previsioni si è adottato un approccio conservativo per i prossimi anni, usando un prezzo dell’energia previsto piuttosto basso, 50 euro MWh.

Neanche i nuovi incentivi in arrivo con il decreto in bozza dovrebbero influire sul trend: i costi saranno di circa 250milioni all’anno, ci ha spiegato a margine del convegno la direttrice generale Energia del MiSE Sara Romano.

Intanto l’incentivazione in questi anni ha prodotto i suoi risultati, anche se la strada da fare per centrare gli obiettivi della Sen è ancora tanta.

L’anno scorso in Italia, le fonti rinnovabili hanno coperto quasi un quinto di tutti i consumi energetici. Ciò significa che ogni 100 kWh consumati complessivamente nei settori elettrico, termico e dei trasporti, quasi 18 sono “verdi”.

Guardando alle ricadute occupazionali, si stima che gli occupati permanenti nella fase di esercizio e manutenzione degli impianti siano circa 38.000 nel settore delle rinnovabili elettriche e circa 34.000 nel settore delle rinnovabili termiche.

Per quanto riguarda, invece, i lavoratori temporanei, quelli che sono stati impiegati nel corso del 2017 per l’installazione di nuovi impianti, si stima che siano 16.000 nel settore elettrico e 31.000 per il settore termico (installazione di pompe di calore, stufe e termocamini e solare termico).

Nel settore dell’efficienza energetica nel 2017 il Gse, a fronte di 5.695 richieste, ha riconosciuto 5,8 milioni di Certificati Bianchi, dei quali il 62% in ambito industriale e il 31% in ambito civile, consentendo così un risparmio di quasi 5 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio.

Per quanto riguarda la riqualificazione energetica degli edifici pubblici e privati, con il Conto termico il Gse ha ricevuto 43.227 richieste, che corrispondono a circa 180 milioni di euro di incentivi, dei quali 62 milioni di euro relativi a interventi di efficienza energetica della Pubblica Amministrazione.

Risultati – sottolinea la nota che accompagna il rapporto – che riflettono gli sforzi compiuti dal Gse che nell’ultimo anno ha messo a disposizione di oltre 800 Comuni la propria esperienza, per indirizzare gli investimenti degli enti locali verso una crescita ecocompatibile.

Sul fronte della lotta ai cambiamenti climatici inoltre, si ricorda, il Gse, in qualità di responsabile del collocamento delle quote di CO2 italiane, ha messo all’asta sulla piattaforma comune europea circa 95 milioni di quote di emissione, con un ricavo totale destinato al bilancio dello Stato di 550 milioni di euro.

Infine, anche nel 2017, il Gse ha dedicato il massimo impegno nell’attività di controllo degli impianti incentivati. Lo scorso anno sono stati condotti 5.260 accertamenti (il 37% con sopralluoghi e il 63% documentali), con un incremento del 19% rispetto al 2016.

Il 55%, sì è sottolineato, hanno avuto esito negativo, “ma questo non perché un impianto su due non sia in regola, ma perché siamo diventati più oculati nel definire il target delle ispezioni”, ha specificato Benedetti.

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