C’è un motivo in più per essere ottimisti su un rialzo dell’obiettivo europeo per le rinnovabili al 2030 rispetto alla proposta fatta inizialmente dalla Commissione e appoggiata dai 28.

Lo stesso esecutivo europeo, infatti, è cosciente che alla luce del calo dei prezzi che le tecnologie hanno visto negli ultimi 3 anni, va ridiscusso quel 27% messo sul tavolo a novembre 2016 e basato su stime economiche risalenti al 2014.

A renderlo evidente è un nuovo documento della direzione Energia di Bruxelles, non ancora pubblicato ma i cui contenuti sono stati diffusi dall’agenzia Euractiv.

Nel “non-paper” (cioè documento non ufficiale stando al gergo della Commissione) si prende atto che raggiungere il target proposto, rifacendo i conti oggi, costerebbe 14 miliardi di euro in meno sul periodo 2021-2030 rispetto a quanto si era preventivato quando si è proposto di mettere l’asticella al 27%.

Una conclusione che riecheggia quello di un altro studio presentato nei giorni scorsi e ben noto ai commissari europei: quello di Irena che spiega che l’Unione europea può puntare ad arrivare al 2030 con il 34% di rinnovabili sui consumi finali traendone “un impatto positivo netto” sull’economia.

Come noto, i negoziati del trilogo per definire la versione finale delle misure del Pacchetto Energia sono appena iniziati. A schierarsi per un obiettivo 2030 più ambizioso per le fonti pulite, al 35%, finora è stato solo il Parlamento europeo, mentre il Consiglio Ue sta appoggiando il timido 27% della proposta iniziale della Commissione, che lo stesso esecutivo europeo però sembrerebbe disposto a rivedere.

Il nuovo documento della direzione Energia della Commissione, spiega a Euractiv Anna-Kaisa Itkonen, portavoce del commissario al Clima e all’Energia Miguel Arias Cañete, sarà ora inviato a Europarlamento e Consiglio “per aiutarli a prendere le loro posizioni finali basandosi sulle ricerche più recenti disponibili”.

La nuova analisi, secondo quanto riportato da Euractiv, spiega che, visto il calo dei costi delle tecnologie pulite, raggiungere il 27% di rinnovabili costerebbe 2,9 miliardi di euro all’anno in meno nel periodo 2021-2030, mentre i costi per proseguire verso i target 2050 sono ricalcolati a 6,9 miliardi l’anno in meno dal 2021 al 2050.

Come anticipato, la stima sugli investimenti complessivi per gli anni dal 2021 al 2030 si abbassa, dunque, di 14 miliardi, passando da 394 ai 380 mld di € del calcolo aggiornato. Scendono di conseguenza anche gli impatti sul costo dell’elettricità per i consumatori e all’ingrosso, rivisti al ribasso, rispettivamente, del 4% e dello 0,5%.

Che le analisi usate per fissare la proposta del 27% presentata nell’autunno 2016, come detto datate 2014, fossero obsolete era già chiaro all’esecutivo Ue. A novembre 2017 lo aveva ammesso pubblicamente Maroš Šefčovič, vicepresidente della Commissione e commissario europeo per l’Unione energetica che aveva detto che si sarebbe valutato di alzare l’asticella al 30%.

Per una revisione al rialzo ha preso pubblicamente posizione anche il commissario per Clima e all’Energia Cañete, anche sulla scia del report Irena citato sopra (allegato in basso) che, ha commentato, conferma “la necessità di considerare” i diminuiti costi delle rinnovabili “nel nostro livello di ambizione nei negoziati appena partiti sulle politiche europee per l’energia.”

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