I Titoli di efficienza energetica e i danni provocati dal Gse

Il TAR Lazio ha pronunciato 4 sentenze di condanna nei confronti del GSE per aver revocato titoli di efficienza energetica ad altrettante aziende che avevano chiesto di accedere all’incentivo previsto dalla scheda 40E. Quale l’impatto economico, e non solo, di queste sentenze sui TEE rilasciati dal GSE negli stessi anni.

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A tre anni dall’inizio delle “ostilità” del GSE contro le ESCo, iniziano ad arrivare alla discussione di merito le prime cause intentante dagli operatori che si sono visti, con le motivazioni più disparate, cancellare in tutto o in parte i titoli di efficienza energetica richiesti a seguito di investimenti sostenuti tra il 2014 e il 2015.

In particolare il 15 dicembre 2017 il TAR del Lazio Sezione Terza Ter ha pronunciato quattro sentenze di condanna nei confronti del GSE per aver revocato titoli di efficienza energetica a quattro aziende che avevano chiesto di accedere all’incentivo previsto dalla scheda 40E (installazione di impianti di riscaldamento alimentati a biomassa legnosa nelle serre agricole; si veda anche QualEnergia.it, Biomasse nelle serre: il numero di Tee non dipende dal fabbisogno termico, ndr).

Lo studio legale incaricato dalle ESCo ha depositato i ricorsi il 1 febbraio 2016, l’11 marzo 2016 e il 23 marzo 2016 rispettivamente per la società Sinergica, SEI Servizi energia impianti, Energy Service Company Agroenergetica e Adige Energy Company.

La tabella seguente mostra il numero di TEE che le aziende avevano legittimamente richiesto, il numero di TEE concessi dal GSE, la quota di TEE decurtati su base semestrale e annuale.

Complessivamente queste quattro sentenze hanno determinato un totale di 2.696 TEE all’anno ingiustamente sottratti alle aziende (un taglio del 45-48% dei TEE richiesti) per un controvalore al prezzo medio registrato sulla borsa GME nel 2015 (116,01 €/TEE, dato Aeeg) pari a 312.762 euro.

Il danno è più che raddoppiato per i mancati rilasci del 2017: 696.403 € se si considera, infatti, che il prezzo medio di vendita 2017 è stato pari a 258,31 €/TEE.

L’impalcatura delle quattro sentenze è identica: in tutti i casi il giudice ha dato ragione ai ricorrenti che hanno contestato al GSE il taglio indiscriminato dei Titoli di Efficienza Energetica. Il GSE, secondo i giudici, avrebbe dovuto calcolare il numero di TEE da rilasciare esclusivamente sulla base dell’algoritmo (una moltiplicazione) indicato nella scheda.

La semplicità e immediatezza della conclusione fa presupporre che anche tutti gli altri ricorsi gemelli che negli anni sono stati intentati dagli operatori potranno avere lo stesso esito essendo medesima la sezione giudicante del TAR.

Vediamo quale potrà essere l’impatto di tale sentenza sui TEE rilasciati dal GSE negli stessi anni.

La tabella seguente mostra il numero di RVC presentate nel corso dei tre anni di vigenza della scheda 40E (il 22 dicembre 2015 la scheda è stata eliminata), il numero di TEE rilasciati nei tre anni di riferimento. È possibile notare come ci sia stata una progressione imponente di domande presentate a cavallo tra il 2014 e il 2015.

In particolare il rapporto del GSE sull’andamento 2015 mostra che numericamente le domande relative alla scheda 40E rappresentano solo il 2% delle domande presentate, ma oltre il 27% dei titoli rilasciati da schede standardizzate nel settore civile-agricolo.

La quasi totalità delle 254 domande presentate dai serricoltori o dalle ESCo da essi incaricati ha subito una decurtazione o cancellazione da parte del GSE di entità che va da un minimo del 20% ad un massimo dell’80% dei titoli richiesti.

Visto l’evidente abuso di potere tutti gli operatori vittima del taglio, se non sono falliti, hanno plausibilmente presentato ricorso al TAR.

La tabella 3 mostra una stima del danno arrecato alle aziende del settore all’anno se fosse applicata la stessa percentuale di taglio dei TEE (46%) registrata nelle quattro cause vinte dagli operatori.

Con tali ipotesi, a fronte di 108.360 TEE effettivamente emessi dal GSE nel 2013, 2014 e 2015 (dati GSE), sarebbero stati rifiutati 92.106 TEE/anno che valorizzati al prezzo medio relativo all’anno d’obbligo 2015-2016 pari a 116,01 €/TEE corrispondono a un danno per le aziende di settore pari a 10.685.217 €/anno.

Proiettando tale valore sui 5 anni di vigenza dei TEE ciò determinerebbe una “sottrazione indebita” di TEE alle ESCo e alle aziende agricole pari a 460.530 TEE in cinque anni che al medesimo valore medio 2015-2016 determinerebbe un danno cumulativo di € 53,42 milioni.

Considerando il prezzo medio di vendita 2017 pari a 258,31 €/TEE il danno cumulativo sale alla strabiliante cifra di 118,96 milioni di €.

Se effettivamente tutti i ricorsi promossi dagli operatori andassero a buon fine e il Tribunale Amministrativo condannasse il GSE a restituire i Titoli revocati si potrebbe configurare il più grande errore amministrativo mai commesso dal GSE.

Un errore di questa portata ripetuto decine e decine di volte costringerebbe il GSE a prendere atto di aver completamente sbagliato linea di condotta e dovrebbe far riflettere il Ministero sul ritardo nell’intervento che ricorda le analoghe incapacità di gestione registrate nel caso del fotovoltaico.

A parere di chi scrive si configurerebbe anche la possibilità per molte altre aziende che non hanno presentato ricorso al TAR a presentare un’istanza di riesame al GSE per avere un risarcimento del danno o la possibilità di ottenere i titoli di efficienza energetica revocati dal GSE medesimo.

Un’unica consolazione per gli operatori non falliti è che tutti i titoli non erogati nel 2015 e 2016 che sarebbero stati venduti al prezzo medio di vendita di quegli anni (116,01 €/TEE) e che il GSE dovrà restituire nel 2018 potranno essere venduti dagli operatori al prezzo medio di vendita attuale (258,31 €/TEE, prezzo 2017) molto più elevato del prezzo di allora, determinando un aumento del onere tariffario per i contribuenti.

Tanto in fondo in Italia il danno erariale non esiste e chi paga in ultima istanza degli errori di burocrati maldestri è sempre il cittadino.

Ma il danno più grande paradossalmente non è quello cagionato alle aziende vittime dirette dell’azione o al cittadino: è soprattutto quello di aver creato un tale clima di incertezza e sfiducia sul meccanismo da indurre moltissimi operatori a recedere, abbandonando i certificati bianchi così importanti ai fini del raggiungimento degli obiettivi europei.

Il clima di sfiducia causato dal GSE, nell’assoluto silenzio del Ministero per lo Sviluppo Economico, sommato alle novità introdotte dal DM 11 gennaio 2017 (eliminazione del tau, allungamento delle procedure per ottenere i TEE, aumento dei costi di generazione dei TEE, discrezionalità del GSE, ecc.), hanno depresso l’offerta di TEE sul mercato.

La contemporanea crescita della domanda dei Titoli, dovuta all’obbligo crescente introdotto con il DM 11/1/2017, ha generato l’impennata attuale dei TEE (ultima sessione 485 €/TEE): le ESCo che oggi hanno titoli in mano non intendono svendere i titoli sapendo che le modifiche apportate dal nuovo DM e l’atteggiamento del GSE renderanno sempre più difficile la generazione dei titoli.

In sintesi senza invocare necessariamente le speculazioni – sempre presenti in ogni meccanismo di incentivazione – basterebbe agire oltre che sulla domanda di efficienza energetica anche sull’offerta (come sostenuto su questa testata anche da autorevoli esperti), definendo regole chiare, semplificando le procedure ed eliminando i margini di discrezionalità del GSE che in nome del rigore negli ultimi tre anni ha frenato il meccanismo rendendo più difficile il raggiungimento degli obiettivi di risparmio energetico stabiliti dalle norme nazionali ed europee.

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