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Il rumore delle turbine eoliche tra realtà e percezione. Quali soluzioni?

Quanto è rilevante il rumore delle turbine eoliche e come viene percepito da chi abita nelle vicinanze? Tra le persone che vengono disturbate acusticamente dalle macchine quali sono i fattori che incidono di più? Dalle interviste fatte in Germania su alcuni campioni di popolazione emergono degli aspetti interessanti.

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“Swoosh … swoosh … swoosh”. Com’è vivere a portata di orecchio di un rumore di questo genere, cioè quello prodotto dalla periodica compressione dell’aria indotta dalle pale di una grande turbina eolica?

Se lo sono chiesto gli psicologi ambientali Gundula Hübner e Johannes Pohl, della Martin Luther University Halle-Wittenberg, illustrando le loro conclusioni su Energy Policy.

Per condurre la loro ricerca i due studiosi si sono recati ad intervistare, in due riprese, nel 2012 e nel 2014, gli abitanti che vivono intorno a una centrale eolica in Bassa Sassonia, nel nord della Germania, dotata di 9 turbine da 2 MW alte 150 metri, registrando il loro rumore e anche le condizioni meteo. Obiettivo era scoprire quante persone siano disturbate acusticamente dalle grandi macchine e quali siano i fattori che incidono su questo disturbo.

In tutto sono state intervistate 212 persone residenti in aree dove il rumore delle turbine era almeno di 30 decibel, cioè appena percepibile (30 dB sono l’intensità di un sussurro a un metro di distanza). Da notare che nessuna persona nell’area risiedeva in un’area con rumore da turbine superiore a 35 dB.

I risultati del 2012 mostrano che solo una persona su 10 si dichiarava fortemente disturbata dal rumore delle turbine, denunciando irritazione, problemi con il sonno e calo della capacità di concentrazione.

Ma già nel 2014 la percentuale dei fortemente disturbati era scesa al 6,8%, così come erano diventati meno gravi i sintomi riportati, forse perché probabilmente molti avevano fatto l’abitudine al rumore, ma anche perché la stessa presenza dei ricercatori che indagavano sul fastidio era stata interpretata come una risposta alle loro lamentele, e quindi aveva un po’ calmato gli animi.

Per capire quanto sia relativamente scarso il fastidio prodotto dalle centrali eoliche (se ben costruite) si può confrontare un dato: il 15% degli abitanti dell’area che si lamentava ha indicato il rumore del traffico come la sorgente acustica di maggiore intensità e disturbo della quiete.

Interessante anche il confronto con una ricerca analoga svolta nello Schleswig-Holstein nel 1999: in quel caso le persone disturbate fortemente dalle turbine era il 15,7% del campione, il che sembra indicare come le macchine moderne abbiano in parte ridotto il problema.

Molto rivelatrice anche l’analisi dei fattori che rendevano più probabile l’essere infastiditi dal rumore delle pale: non c’entrava l’età, lo stato di salute, la distanza dalle macchine o la sensibilità dell’udito; il disturbo era fortemente correlato alla cattiva opinione generale verso l’energia eolica; infatti molti dei, per così dire, “infastiditi” si erano opposti in passato all’installazione della centrale eolica, anche solo per il fatto che vedessero le turbine. In pratica chi era prevenuto contro questa tecnologia e vedeva le turbine all’orizzonte ogni giorno, se ne faceva meno una ragione della loro presenza e continuava a percepirle come una fonte di malessere.

Al contrario, i meno contrariati dal rumore erano generalmente favore dell’energia eolica, oltre al fatto che avrebbero ricevuto una compensazione economica per la presenza delle macchine e dall’essere stati coinvolti nella fase di progettazione e costruzione dell’impianto.

La caratteristica considerata più fastidiosa del rumore delle turbine eoliche è risultata comunque essere non tanto la sua intensità, molto ridotta come si è visto, ma la sua continua variazione pulsante: un rumore continuo della stessa intensità, dicono molti degli intervistati, sarebbe assai meno fastidioso.

Infine, non sorprendentemente, i momenti di maggiore disturbo si verificavano nel cuore della notte e all’alba; inoltre sembrerebbe che condizioni meteo di gelo e di forte umidità amplifichino il rumore.

Da questi dati i ricercatori hanno tratto alcune indicazioni su come si potrebbe ulteriormente ridurre il fastidio acustico delle centrali eoliche.

«Come si vede la percentuale di persone infastidite dalle turbine eoliche è già piuttosto bassa, ma la si può ridurre ancora facendo partecipare le persone alle decisioni riguardo alla installazione delle macchine, prendendo in considerazione le loro osservazioni e mostrando, in seguito, di prendere sul serio eventuali lamentele», dice Gundula Hübner.

«Un altro punto importante – aggiunge – è rivedere il design delle turbine, in modo da minimizzare l’effetto di modulazione del rumore del vento che provocano le pale, e che, con la sua intermittenza, risulta il fattore indicato come più fastidioso».

Infine i ricercatori notano che ricerche fatte in laboratorio sul disturbo del sonno in presenza di registrazioni del suono prodotto dalle turbine non hanno prodotto risultati.

«Ciò fa sospettare che forse questo sintomo, riportato da quasi tutti i “più disturbati” sia provocato in realtà non dai suoni udibili, ma da vibrazioni o infrasuoni prodotti dalle turbine sotto i 100 Hertz. Per valutare se ciò sia veritiero occorreranno ulteriori ricerche con appositi strumenti», conclude Gundula Hübner.

Per capire quale sia la situazione del disturbo da rumore da turbine eoliche in Italia, abbiamo sentito Davide Astiaso Garcia, segretario dell’Anev, l’associazione dell’energia dei produttori da vento nel nostro paese.

«Anche in Italia il rumore è la più diffusa ragione di lamentele dopo la costruzione degli impianti eolici, mentre quella prima della loro costruzione è l’impatto visivo. Ma bisogna anche ricordare che, a quanto ne sappiamo, le misure effettuate dalle varie Arpa regionali in caso di denunce di questo tipo, hanno sempre rilevato rumori inferiori alla soglia di disturbo e, quindi, non hanno mai portato a sanzioni. Ci sono stati anche casi palesemente artificiosi; ad esempio c’è chi ha restaurato un rudere presso le turbine e poi si è lamentato del rumore nella nuova abitazione, per ottenere compensazioni finanziarie dai proprietari dell’impianto».

La diffusione del minieolico sembra complicare l’accettazione della tecnologia?

«Si tratta di turbine piccole e meno rumorose, ma non devono rispettare il limite dei 200 metri di distanza di quelle con taglia superiore a 60 kW. Quindi, essendo installate spesso molto vicine alle abitazioni aumentano i contenziosi».

Non aiuta il fatto che la misura del rumore delle turbine eoliche sia piuttosto difficile, con la complicazione legata anche alla normativa vigente in Italia.

«La normativa è pensata per altri tipi di sorgenti, come la musica o il traffico. Per capire come queste norme non si possano applicare alle turbine, basti pensare che le misure devono essere fatte con vento inferiore a 5 metri al secondo, così da evitare il suo rumore. Ma sotto i 5 m/s le turbine non si muovono proprio. Per questo è in atto un tavolo fra Anev, rappresentanti delle Arpa e Ministero dell’Ambiente, per stabilire nuove norme ad hoc che risolvano una volta per tutte i vari contenziosi».

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