Qualche settimana fa abbiamo pubblicato un articolo in cui si riportavano le conclusione contenute in un rapporto del Centro di Ricerca Scientifica della Commissione Europea, riguardante raccomandazioni per mettere in sicurezza le reti elettriche del continente, contro il rischio di eventi estremi, come alluvioni, terremoti e potenti eruzioni solari.

Abbiamo chiesto a due società di distribuzione elettrica in Italia, Terna per l’alta tensione, ed Hera, che gestisce quella media e bassa in alcune province emiliane, di spiegarci in che modo siano preparate a queste eventualità.

Molti si chiederanno perché non lo abbiamo chiesto ad Enel (e-distribuzione, come si chiama oggi), che è di gran lunga l’azienda di distribuzione in bassa e media tensione più importante operante in Italia.

Purtroppo alle nostre richieste è stato opposto un invalicabile rifiuto, giustificato con il fatto che “questi temi suscitano polemiche, soprattutto d’inverno quando c’è il rischio di nevicate come quelle che l’anno scorso in Abruzzo che hanno creato molti problemi alla nostra rete”.

Una posizione che troviamo un po’ bizzarra, non solo per il riferimento stagionale (rispondono solo a luglio?), ma soprattutto perché secondo noi rischia di suscitare molte più polemiche il fatto che una grande azienda che offre servizi indispensabili e che è ancora sotto controllo pubblico, non voglia informare e rassicurare gli utenti riguardo alle sue strategie e preparazione in caso di disastri naturali.

Comunque, ecco cosa ci hanno risposto le due società consultate, cominciando con Terna.

Quali sono le minacce alla funzionalità della rete che più vi preoccupano?

«A causa dei cambiamenti climatici il sistema elettrico è sempre più soggetto a minacce estreme, quali forti nevicate, alluvioni, smottamenti, mareggiate, siccità, ondate di caldo o di gelo, trombe d’aria.

In particolare negli ultimi anni si sono registrate precipitazioni nevose sempre più forti e prolungate, con carattere di eccezionalità anche in aree del Paese ritenute pressoché immuni, che hanno un notevole impatto sulla rete elettrica in quanto da un lato possono provocare il cedimento strutturale dell’elettrodotto a seguito dell’eccessivo peso dei manicotti di ghiaccio sui conduttori e, dall’altro, determinano condizioni estremamente disagevoli per gli interventi di ripristino da parte del personale operativo.

Oltre a ciò siamo preoccupati dal fatto che l’interconnessione sempre più complessa fra l’infrastruttura digitale e l’infrastruttura elettrica potrebbe consentire a un guasto o un attacco verso la seconda di pregiudicare la sicurezza dell’approvvigionamento elettrico».

Come si è preparata Terna per affrontarle?

«Abbiamo previsto di investire sulla rete circa 4 miliardi di euro nei prossimi cinque anni, e potremmo aggiungere altre risorse per rafforzare la rete alla luce proprio dei cambiamenti climatici. In aggiunta, Terna elabora ogni anno un Piano di Sviluppo nel quale sono pianificati gli interventi atti ad incrementare la magliatura della rete, così che l’interruzione di un tratto di linea possa essere aggirato, usando in taluni casi anche cavi interrati o sostituendo linee vetuste con strutture di ultima generazione, che seguono gli standard tecnologici più moderni.

Per quanto riguarda la neve abbiamo installato finora circa 20.000 dispositivi “antirotazionali”, che limitano gli accumuli di neve sui conduttori: nel 2016 erano solo 6000. Inoltre nelle nostre sale di controllo è in uso il software “WOLF-Trasm” sviluppato con RSE che aiuta gli operatori a valutare il rischio di formazione di manicotti di ghiaccio. E solo nel 2017, infine, abbiamo fatto manutenzione lungo 20mila km di rete, per esempio tagliando piante che la minacciavano».

E per quanto riguarda la tempestività degli interventi?

«Abbiamo dotato le squadre di pronto intervento di tablet, smartphone e telefoni satellitari, oltre a rinnovare l’autoparco dei mezzi operativi con fuoristrada e mezzi speciali».

Ma, per esempio, in quanto tempo riuscite a ripristinare la fornitura, dopo un terremoto?

«Innanzitutto chiariamo che in questi casi per poter ripristinare le condizioni ottimali di servizio in tempi brevi nei luoghi colpiti è fondamentale la collaborazione con altri enti, come la Protezione Civile. E naturalmente, altrettanto importante è ripristinare l’accessibilità delle strade.

Comunque, anche se negli ultimi terremoti del 2016 la rete Terna non ha subito danni, il rischio sismico esiste, soprattutto per quanto riguarda le stazioni elettriche, con conseguenze che vanno dall’intervento delle protezioni dei trasformatori fino alla rottura dei colonnini isolanti ad alta tensione. Ma l’isolamento sismico di queste strutture è una pratica ormai consolidata da parte di Terna».

Cosa invece si può fare per prevenire quanto è accaduto in Abruzzo nel gennaio 2017, quando centinaia di migliaia di persone rimasero senza elettricità per molti giorni, a causa di una eccezionale nevicata?

«Le condizioni atmosferiche che caratterizzano il fenomeno della neve umida sono note, per cui è possibile effettuare una previsione meteorologica e tentare di prevenire i danni, anche se negli ultimi anni, le precipitazioni nevose si stanno presentando in maniera sempre più estrema.

Tra gli investimenti strutturali previsti, in taluni casi è possibile intervenire, installando cavi interrati, del tutto al riparo da questi fenomeni».

Il rapporto Jrc considera anche i rischi da eruzioni solari; Terna tiene conto di questa eventualità?

«Le tempeste geomagnetiche sono fenomeni che ad oggi non hanno mai interessato l’Italia, comunque un esercizio “smart” della rete, che si avvale cioè di sistemi di automazione e controllo avanzati, può aumentare la resilienza, minimizzando la vulnerabilità dell’infrastruttura anche a questi eventi.

Abbiamo messo in campo una serie di azioni per migliorare l’esercizio smart del sistema per anticipare, osservare e valutare le situazioni critiche e per evitare o minimizzare gli impatti sul sistema e l’entità dei disservizi.

Un’altra misura fondamentale è il coordinamento tra i Gestori di Rete di Trasmissione in Europa. In tal senso è intervenuta la Commissione Europea con la Proposta di Regolamento on Risk Prepardness in the electricity sector, volta ad assicurare che tutti gli Stati membri adottino strumenti omogenei per gestire le situazioni di crisi e assicurare la necessaria cooperazione tra Stati membri».

Le strategie di Hera

Quali sono le principali cause naturali di interruzione delle reti elettriche nella vostra area?

«Le cause sono quasi sempre legate agli eventi meteo, in particolare precipitazioni nevose, vento, temporali. Se questi fenomeni si manifestano in forte intensità, possono provocare la rottura delle infrastrutture, come linee, sostegni, trasformatori, spesso in seguito all’appesantimento derivante dalla creazione di manicotti di ghiaccio, oppure per la caduta di piante, provocata dal vento o dalla neve, sulle linee di distribuzione.

Fra queste cause l’accumulo di neve è quello più temuto, perché può danneggiare direttamente i conduttori o i trasformatori, o indirettamente, con la caduta di piante, ma rende anche difficile intervenire, ostacolando il movimento delle squadre di emergenza».

Come siete preparati ad affrontare le cause di interruzione?

«Siamo pronti ad affrontare eventi “normali”, ma nel caso di quelli di intensità eccezionale visti negli ultimi anni, onestamente la preparazione può essere solo parziale.

La maggiore azione preventiva è comunque mantenere il più possibile pulite le fasce di rispetto entro le quali il distributore può operare tagli alla vegetazione interferente. Questo basta per eventi normali, ma nei casi eccezionali, per esempio con venti tali da abbattere alberi di grandi dimensioni, una garanzia assoluta non esiste.

Oltre a ciò verifichiamo costantemente la presenza di eventuali allerte meteo, e nel caso potenziamo l’organico disponibile. Ogni anno, d’estate, verifichiamo anche i 1.430 km di linee elettriche gestite da Hera con l’utilizzo elicotteri o droni dotati di telecamere e rilevatori speciali, così da individuare anomalie e la presenza di piante a rischio, oltre a valutare lo stato di salute degli impianti.

Ciò consente di pianificare interventi mirati a scongiurare possibili interruzioni. Grazie a anche a questo, dopo gli eventi meteo eccezionali del 2015, siamo riusciti a ripristinare l’elettricità, venuta a mancare ad una parte dei nostri clienti, in circa 48 ore».

Si possono rendere le vostre reti più resistenti?

«Contro la caduta di grandi alberi c’è poco da fare, ma una misura utile sarebbe permettere al distributore di svolgere attività di manutenzione preventiva sulla vegetazione, anche al di fuori della fascia di rispetto della linea, cosa oggi impossibile perché le piante sono di proprietà privata e spesso tutelate dalla Guardia Forestale.

Ci sono poi interventi finalizzati alla mitigazione degli effetti dei guasti, come il telecontrollo e il telecomando delle reti, che permettono un tempestivo isolamento del tratto guasto e circoscrivere l’interruzione. Utile anche la realizzazione di ulteriori magliature di rete, per aggirare le interruzioni, e lo sviluppo delle smart grid, per implementare l’automazione della rete di distribuzione e identificare immediatamente il guasto.

A Pavullo, nell’Appennino modenese, stiamo sperimentando una rete elettrica smart, anche per risolvere i problemi tecnici legati all’eccesso di generazione distribuita sull’attuale rete elettrica,e a questo fine abbiamo sviluppato un sistema di comunicazione veloce, creata da Acantho, società di Telecomunicazioni del Gruppo Hera, per ridurre il distacco delle cabine in caso di guasto».

Avete pensato anche all’eventualità di interruzioni per una eruzione solare estrema?

«Il fenomeno è ancora poco studiato, ma i suoi potenziali effetti sul sistema di distribuzione dell’energia elettrica non sembrano tanto significativi quanto possono esserlo per le reti di telecomunicazione.

Il sistema di distribuzione dell’energia elettrica è comunque già dotato di un Piano di Emergenza per la Sicurezza del Servizio Elettrico (PESSE) che prevede l’alleggerimento dei carichi in caso di anomalia grave. Il PESSE è finalizzato a riconciliare la domanda di energia con l’offerta disponibile al momento e viene attivato automaticamente sulla base della fluttuazione della frequenza di rete: potrebbe quindi essere attivato anche per preservare le infrastrutture in caso di potenziali sovracorrenti generate da campi elettromagnetici di origine solare».