La geotermia flash in Italia emette CO2. E anche parecchia.

Per la precisione il GWP, il global warming potential delle centrali geotermiche FLASH del Monte Amiata, in Toscana, è pari a 693 grammi di anidride carbonica al kWh, contro i 365 grammi di anidride carbonica al kWh dell’energia prodotta dalle centrali termoelettriche italiane a ciclo combinato.

Il GWP delle centrali di Larderello (l’altro polo geotermico toscano) non è mai stato neppure calcolato.

Si tratta di emissioni che sono fuori controllo, nel senso che non si trovano negli inventari delle emissioni di Ispra e che quindi non vengono computati a livello europeo nei conti delle emissioni climalteranti. La centrali geotermiche flash trasformano l’acqua bollente profonda e ad alta pressione in acqua più fredda e a bassa pressione. Il vapore prodotto è utilizzato per far funzionare la turbina.

Il dato sulle emissioni di questa tecnologia ha una fonte certa visto che si trova nel saggio “Environmental impact of electricity from selected geothermal power plants in Italy” pubblicato sul “Journal of Clean Production” dell’editore scientifico Elsevier.

A ciò si deve aggiungere il fatto che l’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) ha indicato nel 2011 il livello di emissione medio mondiale per questa tipologia di impianto i 120 grammi per kWh.

La cosa non è sfuggita a Dario Tamburrano, eurodeputato M5S, che in occasione della discussione sulle nuove direttive comunitarie sull’energia e sulle fonti rinnovabili ha depositato alcuni emendamenti aggiuntivi.

Saranno votati domani, mercoledì 17 gennaio, dall’assemblea plenaria di Strasburgo. Gli emendamenti incaricano la Commissione Europea di studiare il problema delle emissioni delle centrali geotermiche, di riferire i risultati al Parlamento Europeo e di presentare, se opportuno, una proposta legislativa in materia.

Oltre ai gas climalteranti, le 34 centrali geotermiche italiane emettono in un anno anche 16.181 tonnellate di idrogeno solforato, 6.415 tonnellate di ammoniaca, 1,494 tonnellate di mercurio, pari al 13,8% delle emissioni italiane. Sono i dati ufficiali riferiti al 2007, purtroppo gli unici esistenti.

QualEnergia.it è in grado di svelarvi alcuni retroscena sulla questione. Una volta venuti a conoscenza degli emendamenti, esponenti legati alla geotermia hanno tentato di dimostrare l’infondatezza sotto il profilo scientifico degli emendamenti presentati dall’eurodeputato.

La tesi sarebbe che la CO2 emessa non essendo originata dalla combustione va considerata “naturale” e che prima o poi sarebbe stata rilasciata per motivi naturali (vedi anche un nostro articolo, La geotermia è una risorsa energetica utile alla riduzione delle emissioni di gas serra?).

Quel “prima o poi” significa però in tempi geologici. Si tratta di una tesi che non regge le più semplici considerazioni sul clima. L’effetto serra, infatti, si manifesta da subito.

Un incremento delle emissioni in un breve lasso di tempo aumenta questa concentrazione visto che i sistemi naturali di assorbimento della CO2, oceani e foreste, possono “sequestrare” una quantità fissa di CO2 ogni anno.

Chiaro quindi che rilasciare una certa quantità di CO2 in un anno o in mille anni sul fronte della contabilità climatica fa la differenza. Le fonti di QualEnergia a Bruxelles che hanno potuto osservare i diversi carteggi confermano che questo primo tentativo da parte dei geotermici FLASH è andato a vuoto.

E ora sembra che il tentativo di arginare l’approvazione degli emendamenti, sui quali si direbbe che ci sia un assenso da parte della commissione, si stia spostando alla seduta in plenaria sulla Direttiva Rinnovabili (RED II) che si terrà, appunto, il 17 gennaio.

Alcune indiscrezioni, infatti, hanno fatto filtrare il fatto che ci siano richieste di bocciatura degli emendamenti solo e unicamente da parte di esponenti politici italiani presenti a Bruxelles, mentre invece per quelli degli altri paesi europei gli emendamenti sulla geotermia FLASH non sarebbero affatto un problema.

Vi terremo aggiornati sulla vicenda.