L’articolo è stato pubblicato sul n.5/2017 della rivista QualEnergia con il titolo “Tempo in scadenza”

La finestra temporale per agire e invertire la tendenza all’incremento dell’effetto serra naturale dovuto all’intervento umano, si colloca in questo periodo (10-20 anni) e, con ogni probabilità, stando alle conoscenze che stiamo raccogliendo e agli effetti sempre più interconnessi che si stanno concretamente verificando, questa finestra rischia di diventare sempre più ristretta.

Per quanto riguarda le riduzioni delle emissioni di gas climalteranti, per tentare di non superare 2 °C di incremento della temperatura, il quadro è abbastanza chiaro.

Già nel 2015 è stato ben richiamato dall’iniziativa scientifica The World in 2050, Science for the Sustainable Development Goals, curato da autorevoli istituzioni scientifiche: International Institute for Applied Systems Analysis, Sustainable Development Solutions Network e Stockholm Resilience Center, che ha ricordato come l’umanità disporrebbe ancora di un massimo di 1.000 miliardi di tonnellate da emettere in atmosfera e che per raggiungere quel livello bisogna ridurre le emissioni del 300% entro il 2050.

Un miliardo di tonnellate di biossido di carbonio, per esempio, equivale a circa un anno di emissioni nel settore dei trasporti nell’Unione Europea, compreso il comparto aereo.

È evidente la necessità di agire da subito. E non è un caso che si siano moltiplicate le analisi, gli impegni, le azioni e gli appelli da parte di tante componenti della società, in particolare del mondo scientifico, come è accaduto anche per la 23° Conferenza delle Parti a Bonn della Convenzione Quadro Onu sui Cambiamenti Climatici, con l’appello di Earth League: “Earth Statement, the 10 Science Essentials on Climate Change” (pdf) e dell’appello “Planetary Prosperity Means Zero Carbon” sottoscritto dagli scienziati che hanno vinto in questi anni l’autorevole Blue Planet Prize.

Il quadro è stato precisato e delineato proprio prima della Conferenza di Bonn dall’Unep che ha presentato il suo “The Emissions Gap Report 2017” (pdf) ricordando che gli impegni nazionali (Nationally Determined Contributions dell’Accordo di Parigi) se realizzati, portano solo a un terzo della riduzione delle emissioni richieste entro il 2030 per raggiungere gli obiettivi climatici posti dallo stesso Accordo e che l’azione che i privati e le autorità regionali dei vari Paesi hanno finora messo in atto non sta incrementando al tasso che contribuirebbe a chiudere questo gap.

In questa situazione è quindi molto probabile che si verifichi un incremento della temperatura superiore ai 2 °C.

Come già evidenziato dal documento/appello di numerosi autorevoli scienziati (Hans Joaquim Schellnhuber, Stefan Rahmstorf, Johan Rockstrom), apparso sul numero di “Nature”del 29 giugno 2017, confermato anche dal rapporto dell’Unep, è necessario operare con urgenza nei settori energetico, delle infrastrutture, dei trasporti, dell’utilizzo del suolo, dell’industria e della finanza per decarbonizzare le fonti energetiche, per incrementare le rinnovabili, l’efficienza e il risparmio, per realizzare sistemi di trasporto elettrici, per abolire la deforestazione, promuovere i rimboschimenti e ridurre gli impatti delle attività agricole, per rendere a emissioni zero le città, per spostare la finanza sul fronte della sostenibilità.

Gli investimenti in innovative azioni verso la sostenibilità, ricorda l’Unep, potrebbero far risparmiare fino a 36 miliardi di tonnellate di biossido di carbonio equivalente all’anno entro il 2030.

La sfida è certamente complessa ma straordinariamente coinvolgente e stimolante. Tutti devono essere consapevoli del proprio ruolo di attori del cambiamento e agire.