Ue, produttori e grandi aziende contro ostacoli ai Ppa e per rialzo target rinnovabili

  • 13 Dicembre 2017

In vista del Consiglio europeo del il 18 - 19 dicembre, una coalizione di produttori e i consumatori di energia chiede che la nuova direttiva Fer elimini le barriere normative allo sviluppo dei Ppa e indichi un target per le rinnovabili di almeno il 35% al 2030.

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Enel, Iberdrola, Google, Amazon, Microsoft, Ikea e altri ancora: ci sono grossi nomi nella coalizione di produttori e i consumatori di energia  che, con una dichiarazione congiunta (allegata in basso), si è rivolta al Consiglio europeo per chiedere l’aumento dell’obiettivo Ue al 2030 per le rinnovabili, dal 27 al 35%, e l’eliminazione delle barriere normative ancora presenti in molti Paesi del Vecchio Continente che frenano il diffondersi dei Ppa, i contratti di medio-lungo termine di compravendita dell’energia.

“I corporate Ppa per le rinnovabili possono giocare un ruolo decisivo nel raggiungimento degli obiettivi climatici ed energetici dell’Europa”, si legge nella lettera scritta dagli operatori raccolti attorno a RE-Source Platform, la piattaforma lanciata alla fine di ottobre proprio allo scopo di diffondere i Ppa a livello europeo.

Ma “per sfruttare appieno il potenziale di questo strumento serve un orizzonte di sviluppo delle Fer più ambizioso e una modifica delle attuali normative di molti membri Ue che ostacolano il decollo dei Ppa”, avverte la coalizione.

Per questo, in vista del Consiglio in programma il 18 e 19 dicembre, i firmatari chiedono che la nuova direttiva sulle rinnovabili contenga norme specifiche per il settore e indichi un target per le rinnovabili di almeno il 35% al 2030.

La dichiarazione è firmata tra gli altri da WindEurope, Solar Power Europe, Italia Solare, Centrica, Vestas, Siemens-Gamesa, Orsted, oltre alle già citate Enel Green Power, Iberdrola, Google, Amazon, Microsoft, Unilever e Ikea.

Ppa e ostacoli in Italia

Focalizzando l’attenzione sui Ppa nel nostro Paese, ricorderanno i nostri lettori che della rimozione delle barriere allo sviluppo di questi contratti si parla anche nel Clean Energy Package e nella SEN appena approvata.

La previsione della Strategia è di dar vita a strumenti per mitigare i rischi: sviluppo di aggregatori della domanda, “interventi volti a chiarire il quadro regolatorio in materia”, linee guida e contratti standard mentre si parla anche di “un ruolo di garanzia pubblica per i PPA stipulati fra consumatori e produttori nell’ambito di negoziazioni gestite centralmente”.

In sintesi, la previsione della SEN è quella di una banda di valori oltre la quale sia previsto l’intervento pubblico: nel solo caso in cui il prezzo di mercato scendesse sotto tale banda, la differenza sarebbe da socializzare attraverso gli oneri generali di sistema.

Anche l’articolo 15, comma 9, della direttiva rinnovabili proposta nel Pacchetto d’inverno della Commissione afferma che “saranno rimosse le barriere a Ppa di lungo termine direttamente con i consumatori”.

Per risolvere le problematiche relative ai Ppa di lunga durata, ricordava l’avvocato Emilio Sani in un convegno tenutosi lo scorso 11 ottobre a Roma (vedi QualEnergia.it), una proposta che viene fatta è di stabilire che i contratti di lungo termine siano possibili solo per gli impianti a fonti rinnovabili, escludendo per questi la possibilità generalizzata di recesso della direttiva mercati.

Servirà poi dare supporto – concludeva l’avvocato – con l’ausilio di strumenti derivati che permettano di coprire il rischio insito in questi contratti di lunga durata (vedi QualEnergia.it).

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La dichiarazione (pdf)

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