Nel 2016 le banche hanno finanziato per 2,3 mld € progetti di rinnovabili ed efficienza

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Nel 2016 le principali banche operanti nel comparto della green economy e delle rinnovabili hanno assunto impegni di finanziamento per oltre 2,3 miliardi. Quattro i target di clientela: Pmi/Mid-Cap, grandi imprese, servizi ed ESCo. Poi ci sono gli interventi per le proprie filiali.

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Nel 2016 le principali banche operanti nel comparto della green economy e delle rinnovabili, rappresentative del 40% del settore in termini di totale attivo, hanno assunto impegni di finanziamento per oltre 2,3 miliardi.

Il dato è contenuto nell’ultima indagine Abi Lab “Le banche a sostegno dell’efficienza energetica e delle Fonti di energia rinnovabile”, condotta nell’ambito dei lavori dell’Osservatorio ‘Banche e Green Economy’.

Dallo studio emerge che la maggior parte delle banche analizzate ha realizzato specifici prodotti di finanziamento per l’efficienza energetica dedicati, in particolare, a quattro target di clientela: Pmi/Mid-Cap; grandi imprese; servizi (alberghi, grande distribuzione organizzata, centri sportivi, trasporti eccetera); ESCo (Energy service company).

Il prodotto maggiormente utilizzato è il mutuo chirografario, soprattutto per il settore dei servizi e per le ESCo. Il mutuo chirografario in genere ha una durata massima di 5 anni, non è prevista garanzia ipotecaria, ma viene richiesta la garanzia personale del richiedente o di terzi. Viene richiesto per importi molto contenuti, solitamente di poche decine di migliaia di euro.

Andando ad analizzare le altre forme di finanziamento, il mutuo ipotecario è presente maggiormente nei finanziamenti per le Grandi Imprese, mentre il prestito finalizzato si riscontra in misura maggiore nei finanziamenti alle ESCo.

La durata massima dei finanziamenti dei prodotti per i settori delle Pmi/Mid-Cap, grandi imprese e servizi è di 180 mesi, per le ESCo, invece è di 120 mesi.

Ci sono poi le nuove linee guida Abi Lab sulle diagnosi energetiche e il processo di acquisto dell’energia.

A tale proposito segnala l’associazione bancaria “il mondo bancario è sempre più attento al tema dell’energia e dell’ambiente anche in termini di impatti diretti Infatti, le banche gestiscono un vasto patrimonio immobiliare costituito da filiali, centri direzionali, centri elaborazione dati distribuito sull’intero territorio nazionale”.

Tra le novità introdotte in tale contesto nel 2017 vi sono appunto le nuove linee guida Abi Lab per l’introduzione di metodologie di misura nell’ambito delle diagnosi energetiche del settore bancario realizzate in collaborazione con l’Enea nell’ambito dei lavori dell’Osservatorio ABI Lab sul ‘Green Banking’.

Il forte presidio delle banche nella gestione degli impatti diretti si traduce poi soprattutto in una gestione ottimizzata del processo di acquisto dell’energia. Tale gestione si esplica attraverso l’utilizzo di modelli di acquisto definiti “strutturati” che consentono di acquistare l’energia necessaria per i propri siti di consumo in diversi momenti dell’anno.

Relativamente all’individuazione dei migliori momenti per l’acquisto, le banche hanno a disposizione il supporto di Abi Lab che monitora costantemente i mercati fisici e finanziari dell’energia nell’ambito dei lavori dell’Osservatorio sui Mercati dell’Energia Elettrica e del Gas.

Di un tipo di questi interventi “diretti”, al fine di tagliare i consumi energetici di un istituto bancario e finanziario dislocato su più sedi, abbiamo parlato su QualEnergia.it in riferimento al gruppo Crédit Agricole, che in Italia comprende Cariparma, Carispezia, Friuladria. L’intervento, preso in cura da AzzeroCO2 srl, società che realizza servizi di energy management per grandi aziende, prevede un contratto triennale che impegna un team di esperti con competenze trasversali tecniche ed economiche nelle varie aree di energy management.

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