La Cina delle rinnovabili vs carbone spiegata in cinque grafici

Aiutandoci con i documenti della IEA e del governo cinese, vediamo come potrebbe cambiare il mix energetico del colosso asiatico nei prossimi anni. Tecnologie pulite in ascesa, fonti fossili in costante diminuzione, anche se resta difficile ridurre la dipendenza del paese dal carbone.

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È il paese che investe di più al mondo in fonti rinnovabili, che ha la maggiore potenza installata globale sia nel carbone sia nel fotovoltaico, ed è il paese che diventerà il primo importatore di petrolio e gas naturale.

Sono tanti i primati da attribuire, oggi o nel prossimo futuro, alla Cina, nell’ambito di una transizione energetica sempre più rapida, complessa e ricca di contraddizioni, che la IEA (International Energy Agency) di recente ha approfondito nel World Energy Outlook 2017 (vedi anche QualEnergia.it).

Il governo di Pechino, su questo non ci sono dubbi, continuerà a influenzare in modo profondo l’evoluzione del mix delle risorse utilizzate nel nostro Pianeta per produrre energia.

Vediamo allora, con l’aiuto di qualche grafico (documento completo di sintesi allegato in basso) l’andamento del mercato cinese delle rinnovabili vs combustibili fossili nelle previsioni della IEA.

La Cina, come chiarisce il grafico sulla potenza netta installata in media ogni anno nelle diverse fonti di generazione, sta cercando e cercherà sempre più di ridurre progressivamente la sua dipendenza dal carbone nel settore elettrico, grazie al boom delle rinnovabili.

Le due “torte” sotto, quindi, mostrano come dovrebbe cambiare il mix elettrico dal 2016 al 2040 nello scenario New Policies della IEA. Il peso del carbone dovrebbe scendere dal 58% al 32% della potenza installata complessiva.

Nella tabella seguente, tratta invece dal documento ufficiale sulla politica energetica cinese (China Renewable Energy Outlook 2017, allegato in basso), vediamo gli obiettivi per le rinnovabili al 2020. Quelli fissati dal tredicesimo piano quinquennale, nel 2015, sono già considerati “conservativi” sulla scia dello sviluppo sempre più accelerato delle tecnologie pulite.

Il solare fotovoltaico, in particolare, tra pochi anni potrebbe arrivare a 200 GW di capacità cumulativa nello scenario “Below 2 °C” (vedi anche QualEnergia.it).

Tornando alla IEA, l’agenzia internazionale basata a Parigi ritiene che la Cina diventerà il primo importatore mondiale di petrolio intorno al 2020, anche a causa del notevole incremento delle auto in circolazione.

Molto dipenderà dalla diffusione dei veicoli elettrici: poco più di cento milioni secondo la IEA nel 2040, almeno 400 milioni nel 2050 (80% del totale) secondo il documento governativo.

Il prossimo grafico della IEA, invece, chiarisce il ruolo futuro della Cina in particolare, e dell’Asia in generale, nel ridefinire il commercio globale di gas naturale liquefatto.

Con l’ultima coppia di grafici del China Renewable Energy Outlook 2017, infine, osserviamo la prevista trasformazione delle forniture totali di energia primaria, dove le fonti non-fossili (rinnovabili, nucleare, biomasse) nel 2050 potrebbero valere oltre il 60% del mix nello scenario più avanzato, in linea con il traguardo di limitare il surriscaldamento globale sotto i 2 gradi.

Riuscirà Pechino a decarbonizzare la sua economia rispettando questa tabella di marcia?

Tra gli ostacoli da superare, intanto, la Cina dovrà modernizzare il sistema elettrico per ridurre sprechi e congestioni, che al momento impediscono di sfruttare appieno la produzione variabile degli impianti eolici e solari (Troppo carbone e rinnovabili “tagliate”: tutti i rischi per l’energia in Cina).

Un altro nodo da sciogliere riguarda l’eventuale applicazione di una carbon tax per penalizzare le centrali più inquinanti, oltre alla definizione di regole chiare e lungimiranti per favorire l’elettrificazione dei trasporti, l’efficienza energetica nell’edilizia e l’autoconsumo elettrico.

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