I costi delle rinnovabili stanno calando più rapidamente di quanto assunto dalla Commissione europea e il ruolo che la gestione della domanda e le smart grid possono giocare è più rilevante di quanto stimato finora.

Per questi ed altri motivi, gli obiettivi per il 2030 sui quali si sta discutendo in questi mesi rischiano di essere un limite anziché uno stimolo per la transizione energetica.

In particolare, sul settore elettrico sarebbe più economicamente vantaggioso puntare al 61% di rinnovabili anziché al 49-55% previsto dai piani attuali: risparmieremmo circa 600 di milioni di euro e guadagneremmo circa 90mila posti di lavoro.

Ad arrivare a queste conclusioni è un nuovo report, realizzato dalla società di consulenza Artelys su commissione di European Climate Foundation, presentato oggi a Bruxelles (allegato in basso).

Un lavoro che mette in discussione gli assunti da considerare per parlare del futuro energetico dell’Europa, cioè dei target proposti per il 2030: il 27% di rinnovabili sugli usi finali (che implica circa il 50% sui consumi elettrici) e la riduzione del 40% delle emissioni di CO2 (rispetto ai livelli del 1990).

Prima variabile che secondo lo studio si è finora sbagliato a considerare è quella degli LCOE, cioè i costi di generazione tutto compreso, delle rinnovabili elettriche.

Gli analisti hanno rifatto i conti basandosi su dati aggiornati ed esiti delle ultime aste per i vari Stati dell’Unione e, come si vede dal grafico sotto, hanno ottenuto valori significativamente inferiori a quelli usati dalla Commissione per dimensionare gli obiettivi (“COM EUCO30” nel grafico).

Altri fattori che riducono sostanzialmente i costi della transizione energetica sono l’integrazione tra i diversi sistemi elettrici, che può far risparmiare fino a 3,4 miliardi di euro al 2030, e, soprattutto, il ruolo della domanda e delle smart grid.

Proprio per questo, se abbandonare al più presto il carbone “è indispensabile”, si mostra che anche il gas può avere un ruolo molto meno importante di quel ipotizza la Commissione.

Anche con la chiusura dei grani impianti a carbone, si stima, il contributo del metano al mix elettrico europeo da qui al 2030 può dimezzare, passando da 514 TWh a 259 TWh, grazie al ruolo che reti e domanda possono avere nel fornire flessibilità.

Tenendo conto di tutto questo, come si vede dal grafico sotto, le emissioni del settore elettrico si possono tagliare a una velocità rispetto alle previsioni dell’esecutivo europeo (confronto tra gli scenari EUCO30, della Commissione e Opportunity, disegnato secondo gli assunti del report) e, cosa più importante, accelerare la decarbonizzazione permetterebbe di risparmiare al sistema elettrico 600 milioni di euro con un saldo positivo anche sull’occupazione, di 90mila posti di lavoro.

Insomma, la strada per la decarbonizzazione è più in discesa di quel che si pensava e si può e si deve essere più audaci nel cambiare il modo di produrre energia.

Il seguente documento è riservato agli abbonati a QualEnergia.it PRO:

Prova gratis il servizio per 10 giorni o abbonati subito a QualEnergia.it PRO