La FIRE su accordo di Parigi, clima, Cop 23 e SEN

Ad un anno dall'entrata in vigore dell'accordo sul clima, la Federazione Italiana per l'Uso Razionale dell'Energia, fa il punto: serve un cambiamento di approccio e di abitudini che si produrrà nei prossimi anni, insieme a una serie di innovazioni già in atto. Un appunto sul documento della SEN appena formalizzato.

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L’accordo di Parigi è entrato in vigore il 4 novembre 2016 dopo che è stata raggiunta la soglia minima di ratifica da parte di 55 Paesi. Oggi, un anno dopo, i Paesi aderenti sono diventati 170.

I primi tre Paesi per emissioni di CO2 al mondo sono rispettivamente la Cina con il 28%, gli Stati Uniti con il 16% e l’India con il 6%.

Se gli Stati Uniti, sotto l’amministrazione di Trump, hanno fatto retromarcia rispetto agli accordi presi da Obama, la Cina e l’India si sono impegnate per onorare l’accordo. La Cina, infatti, ha cancellato la realizzazione di oltre 100 centrali a carbone e sta spingendo molto sulle fonti rinnovabili e mobilità elettrica. Con circa 77 GW di impianti fotovoltaici installati la Cina è il primo produttore di energia elettrica dal sole al mondo. Negli ultimi anni è riuscita a fermare la crescita delle emissioni.

L’India, dal canto suo, ha deciso di non realizzare nuovi impianti a carbone a partire dal 2022 e, per lo stesso anno, si è posta l’obiettivo di installare 110 GW di fotovoltaico, 60 GW di eolico, 10 GW di biomasse e 5 GW di mini idroelettrico per una potenza totale di 175 GW.

A Bonn la COP 23, cioè la ventitreesima conferenza delle Nazioni Unite sul Clima, intende proseguire quanto iniziato due anni fa durante la COP 21.

Esperti e politici saranno impegnati a perseguire due obiettivi: una bozza di linee guida per l’accordo di Parigi che sarà operativo dal 2020 e la definizione di una “road map” per valutare i progressi compiuti e tentare di avviare una revisione degli impegni assunti al 2030. L’obiettivo principe è quello di mantenere l’aumento della temperatura media globale al di sotto del grado e mezzo, al più 2° C, rispetto alle temperature precedenti all’inizio dell’era industriale.

Purtroppo, dai recenti dati elaborati e comunicati dal WMO il livello di anidride carbonica nel 2016 presente nell’aria ha raggiunto le 403 ppm a fronte di un livello di sicurezza di 350 ppm.

Questo record negativo è la più elevata concentrazione di CO2 degli ultimi 800mila anni. Livelli simili di CO2 risalgono ad un periodo di circa 3-5 milioni di anni fa, quando la temperatura media era di 2-3 gradi superiore all’attuale e il livello del mare maggiore di 10-20 metri.

L’accordo è stato ratificato, ora non resta che mantenere fede agli impegni e attuare, quanto più velocemente possibile, azioni idonee a rallentare i cambiamenti climatici. Un impegno molto ambizioso e apparentemente irraggiungibile vedendo il mondo com’è oggi. Ma il cambiamento di approccio e di abitudini che si produrrà nei prossimi anni, insieme a una serie di innovazioni già in atto, lasciano aperto uno spiraglio.

Per quanto riguarda l’Italia, la nuova versione della SEN parla chiaro: una delle priorità è quella di “traguardare in modo sostenibile gli obiettivi ambientali e di de-carbonizzazione al 2030 definiti a livello europeo, con un’ottica ai futuri traguardi stabiliti nella COP 21 e in piena sinergia con la SEN”.

Gli obiettivi fissati dal decreto firmato dai ministri di MiSE e MATTM sono l’abbandono delle centrali a carbone entro il 2025, la copertura del fabbisogno energetico attraverso le fonti rinnovabili del 28% al 2030 (55% per quelle elettriche) e la riduzione dei consumi cumulati di 10 Mtep al 2030.

Più che gli obiettivi, conterà la capacità di favorire l’evoluzione del mercato dell’efficienza energetica e della sostenibilità.

Alcune proposte di FIRE sono contenute nelle osservazioni alla SEN disponibili sul sito FIRE.

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