Portorico, dopo l’uragano l’energia si riporta anche con solare e storage

A un mese dal passaggio dell’uragano Maria, il 78% della popolazione è scollegata dalla rete elettrica, il 28% non ha accesso all’acqua potabile e il 76% dei cellulari è muto. Molti anche problemi relativi agli aiuti, ma questa è l'occasione per passare a rinnovabili e accumuli.

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A quasi un mese dal passaggio dell’uragano Maria che ha devastato Portorico la situazione è ancora drammatica. Il 78% della popolazione è scollegata dalla rete elettrica, il 28% non ha accesso all’acqua potabile e il 76% dei cellulari è muto.

Ed è incredibile che in un territorio statunitense (tecnicamente non è uno dei 50 Stati, ma i suoi abitanti sono cittadini statunitensi), ci siano 3,4 milioni di individui che combattono giornalmente per trovare da bere, da mangiare, da curarsi. 

Una delle ragioni di questo ritardo risiede nelle tensioni fra le autorità locali e Trump, arrivato a minacciare una riduzione degli aiuti all’isola. 

La ricostruzione della sola rete elettrica potrebbe durare anche sei mesi, con un costo stimato in 5 miliardi di dollari. E poi abbiamo un obsoleto sistema di produzione alimentato per il 47% dal petrolio e solo per il 2% dalle rinnovabili, il che spiega un costo dell’energia elettrica doppio rispetto al resto degli Usa. 

In un’isola dove sole e vento non mancano, sarebbe naturale pensare ad un passaggio verso le rinnovabili come stanno già facendo molte isole. Ed è in questa direzione che vorrebbe muoversi Elon Musk che ha dichiarato “Abbiamo già fornito impianti fotovoltaici e batterie a diverse piccole isole e lo stesso approccio può essere utilizzato a Portorico”.

Ma i problemi di scala, i tempi necessari e le risorse da individuare sono di uno o due ordini di grandezza superiori in un’isola con consumi elettrici analoghi a quelli della Sicilia, 19 TWh/anno.

Consideriamo infatti che il sistema di accumulo più grande al mondo, 100 MW/129 MWh in grado di servire 30.000 famiglie, è in corso di realizzazione in Australia da parte proprio di Tesla con un costo stimato in 40-50 milioni $. 

L’urgenza di rispondere alle necessità della popolazione impone di accelerare il ripristino della corrente, ma anche di esplorare soluzioni alternative.  

Per coprire il 10% della domanda con micro-reti alimentate da impianti fotovoltaici dotati di accumulo, scegliendo i siti meno serviti e aumentando così la resilienza del sistema, servirebbero 2,5-3 miliardi di dollari. Ma dove trovare le risorse?

Con un Trump ostile a Portorico e poco in sintonia con le energie pulite, un intervento federale risulta problematico.

Si potrebbero tentare altre strade. Molte aziende delle rinnovabili hanno deciso di contribuire inviando centinaia di sistemi solari con accumulo. E volontari sono già nell’isola anche per installare questi impianti.

La folta comunità portoricana ha avviato un crowdfunding. Potrebbe intervenire la Banca Mondiale. Ma prima di tutto deve muoversi la politica.

“Non possiamo semplicemente ripristinare le vecchie reti. Dobbiamo innovare e capire come questa distruzione ci offra l’opportunità non solo di ricostruire, ma di trasformare Portorico” ha dichiarato il governatore dell’isola, Ricardo Rosselló.

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