L’Europa e quei 112 miliardi all’anno di sussidi alle fossili

  • 28 Settembre 2017

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I Paesi dell'Unione Europea, e in particolare l’Italia, continuano a dare sussidi a petrolio, gas e carbone. Uno studio di ODI e Can Europe, a cui ha collaborato Legambiente, evidenzia tutte contraddizioni delle attuali scelte e politiche energetiche degli Stati Membri.

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Nonostante l’impegno ad eliminare i sussidi alle fonti fossili entro il 2020 e a sopprimere quelli legati all’estrazione del carbone entro il 2018, i Paesi dell’Unione Europea continuano a sovvenzionare petrolio, gas e carbone.

Tra il 2014 e il 2016 undici Stati dell’Unione Europea hanno distribuito più di 112 miliardi di euro all’anno per sostenere la produzione e il consumo ai combustibili fossili.

Il settore dei trasporti rimane il primo beneficiario con più di 49 miliardi di euro utilizzati per sostenere l’utilizzo di combustibili fossili, pari al 44% del totale del sostegno pubblico identificato.

Inoltre dal 2014 al 2016 l’Unione Europea ha fornito una media annua di 4 miliardi di euro alle fossili attraverso il suo bilancio, azioni di sviluppo e banche di investimento.

Sono questi i dati principali che emergono dal Rapporto Internazionale “Transizione 2020: Monitoraggio dei sussidi ai combustibili fossili in Europa”, realizzato da ODI (Overseas Development Institute) e CAN Europe (Climate Action Network) e al quale ha collaborato per la parte italiana anche Legambiente.

L’Italia – denuncia Legambiente commentando lo studio – nel 2016 ha investito 15,2 miliardi di euro in sussidi, tra diretti e indiretti e in forme diverse (esoneri dall’accisa, sconti, finanziamenti per opere, ecc.) alle fonti fossili. Per il settore trasporti, il nostro paese tra il 2014 e il 2016 ha stanziato 8,7 miliardi di euro all’anno.

Secondo Legambiente l’Italia, in particolare, “nonostante tutti gli impegni assunti e la leadership in questo G7, non sta facendo passi decisivi per dire basta alle fonti inquinanti, dato che continua a fornire sussidi al petrolio, al gas e al carbone all’estero. Inoltre fino ad oggi ha disatteso quanto previsto dalla Legge di delega sulla riforma fiscale introdotta nel 2014 che prevede la rimozione di sovvenzioni dannose per l’ambiente.”

“Per non parlare – prosegue l’associazione – della trasparenza legata ai numeri dei sussidi, un tema che non esiste nel dibattito pubblico e politico italiano e un argomento che non compare nella Strategia Energetica Nazionale (SEN). Anche nel report internazionale si fa riferimento al problema della poca trasparenza, in particolare a causa dell’accessibilità ai dati limitata questo studio non ha trovato informazioni specifiche per il 24% degli strumenti di supporto statale alle fonti fossili”.

“La combustione delle fonti fossili – spiega Katiuscia Eroe, Responsabile energia di Legambiente – è la causa principale dei cambiamenti climatici. È assurdo che si continuino a finanziare i sussidi alle fonti fossili venendo meno agli impegni presi con gli Accordi di Parigi”.

“Occorre cancellare i sussidi, diretti e indiretti, a petrolio, carbone e altre fonti che inquinano l’aria e danneggiano la salute – prosegue la Eroe – accelerare il processo di decarbonizzazione delle economie e spostare le risorse verso l’innovazione ambientale e l’efficienza energetica, incentivando il settore delle energie rinnovabili che aiuta le famiglie anche a risparmiare in bolletta. L’Italia, se davvero vuole contrastare i cambiamenti climatici, non perda più tempo e abbia il coraggio di fare scelte lungimiranti e concrete in questa direzione, definendo anche una strategia energetica nazionale e climatica che preveda l’eliminazione di queste fonti inquinanti”.

“I sussidi alle fonti fossili possono far saltare la transizione energetica europea“, commenta l’associazione.

Inoltre, Legambiente ricorda che in Italia a finanziare i progetti da fonti fossili, soprattutto petrolio e gas, sono SACE (Servizi assicurativi e finanziari per export e internazionalizzazione) e CDP (Cassa depositi e prestiti).

In particolare SACE ha sostenuto gli investimenti in infrastrutture per il carbone all’estero, tra cui una garanzia di 633 milioni di euro per il progetto Punta Catalina della Repubblica Dominicana (Oil Change International (OCI), 2017).

Per quanto riguarda la produzione di petrolio e gas, l’esenzione dall’accise sulle royalties per l’estrazione di questi combustibili crea in Italia una spesa fiscale media di 1,4 miliardi di euro l’anno. Sul fronte dei trasporti, la Penisola concede poi diversi sconti ed esenzioni a questo settore.

Il sussidio più elevato è una riduzione dell’aliquota di accisa sul consumo di carburanti diesel per il trasporto su gomma, stimata in circa 5 miliardi di euro nel 2016 (Ministero dell’Ambiente, 2016). L’aliquota fiscale applicata al diesel è inferiore del 23% rispetto alla benzina in rapporto al contenuto energetico (Ministero dell’Ambiente, 2016).

Le centrali elettriche in Italia ricevono inoltre vari crediti d’imposta e deduzioni. Le centrali alimentate da fonti fossili, per la produzione di energia elettrica o la cogenerazione di calore, hanno ricevuto riduzioni fiscali per un valore di 366 milioni di euro nel 2016 (Ministero dell’Ambiente, 2016).

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