Le rinnovabili nelle isole minori: situazione e prospettive

Le nostre isole sono quasi a zero in quanto a transizione energetica e hanno tantissima strada da fare, anche grazie al nuovo decreto pubblicato a maggio. Nel nuovo dossier di Legambiente “Isole Sostenibili” sono molti gli spunti dalle realtà più virtuose presenti in diversi mari del mondo.

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In nessuna delle isole minori italiane si arriva al 4% di rinnovabili sui consumi elettrici, mentre nel resto d’Italia siamo a circa il 35%.

C’è dunque tantissimo da fare, anche alla luce delle esperienze che altre isole nel mondo stanno realizzando, arrivando anche al 100% di energia pulita, e della spinta che dovrebbe esserci dal recente decreto, che però al momento resta ancora inattuato.

Questo in estrema sintesi il messaggio che arriva dal nuovo rapporto Isole Sostenibili di Legambiente (allegato in basso).

Pubblicato dall’associazione ambientalista con l’obiettivo di raccontare a che punto siamo nelle 20 isole minori italiane abitate e non connesse alla rete elettrica nazionale, nella seconda parte il dossier apre, infatti, uno sguardo anche verso quanto succede nel mondo.

Quasi a zero

La diffusione delle rinnovabili attuale sulle isole italiane al momento ha numeri molto bassi.

Ad esempio sull’isola di Capri sono presenti 92,15 mq di solare termico, 11,9 kW di solare fotovoltaico e 32,3 kWt di biomasse per il Comune di Capri cui si aggiungono 25,94 i mq di solare termico installati nel Comune di Anacapri. Ad Ustica i 29,33 kW di solare fotovoltaico sono distribuiti su 5 impianti privati.

A Pantelleria, i 470 kW di solare fotovoltaico sono distribuiti tra 69 impianti, di cui uno a concentrazione da 85 kW (presso l’aeroporto) e gli altri installati sull’ospedale, una scuola, alberghi e edifici privati. Inoltre sono presenti due impianti minieolici. Nell’isola di Capraia sono installati 2.388 kWe di una centrale alimentata a biodiesel di importazione derivante da coltivazioni di soia, girasole e colza.

“Il paradosso – denuncia il rapporto – è che a fronte di potenzialità rilevantissime di diffusione di solare e eolico, i fabbisogni di energia sono garantiti oggi da vecchie, inquinanti e costose centrali a gasolio”, come emerge dalle tabelle sotto, estratte dal dossier.

Gli obiettivi del nuovo decreto e la proposte di Legambiente

Una situazione che dovrebbe essere sbloccata da due novità normative importanti: il decreto del ministero dello Sviluppo Economico che incentiva le rinnovabili nelle 20 isole minori non interconnesse alla rete elettrica; e la legge che ha introdotto il contributo di sbarco sulle Isole minori, che prevede di indirizzare le risorse per interventi di gestione e valorizzazione ambientale.

Del decreto del ministero dello Sviluppo Economico del 14 febbraio 2017 (pubblicato in G.U. il 18/05/2017) su queste pagine abbiamo parlato diffusamente (QualEnergia.it, Decreto sulle rinnovabili nelle isole minori, quali opportunità per gli operatori? ): prevede nelle 20 isole minori italiane, con più di 50 residenti non interconnesse alla rete elettrica, una «progressiva copertura del fabbisogno delle isole minori non interconnesse attraverso energia da fonti rinnovabili».

Questi gli obiettivi stabiliti con deadline 31 dicembre 2020:

La remunerazione per la produzione da fonti rinnovabili nelle isole, si prevede, deve essere determinata dall’Autorità per l’energia (sulla base di criteri fissati dal decreto) entro sei mesi dalla pubblicazione del decreto stesso.La deliberaancora non c’è e, se le tempistiche dettate dal decreto saranno rispettate, dovrebbe arrivare entro fine novembre.

Anche grazie al contributo delle due novità normative, Legambiente propone di approvare in ogni isola un piano per arrivare al 100% di energia da rinnovabili, attraverso interventi di efficienza energetica e riduzione dei consumi e di sviluppo degli impianti puliti.

“In questa direzione è fondamentale un ruolo di supporto da parte del Ministero dell’Ambiente nei confronti degli Enti Locali, e un coordinamento con le Soprintendenze in modo da trovare soluzioni condivise per i progetti. E’ poi importante realizzare un modello virtuoso di gestione della risorse idriche che punti a ridurre i consumi, a recuperare gli sprechi e le perdite, assai rilevanti, nella rete di distribuzione della risorsa. E spingere la raccolta differenziata dei rifiuti, attraverso un modello di porta a porta e di centri di raccolta, e il recupero dell’organico per la produzione di compost”, sottolinea l’associazione.

Gli esempi dal mondo

Per mostrare quanto si può fare Legambiente raccoglie inoltre 22 esempi virtuosi di isole nel mondo che hanno scommesso sulla transizione energetica e la sostenibilità.

Dalle Isole Scilly nel Regno Unito alle Green Island nelle Filippine, per arrivare a Kodiak Island (USA), Hawaii (USA), King Island (Australia), Orkney Island (Scozia), Jamaica, Graciosa (Portogallo), Capo Verde, Sumba (Indonesia), Tilos (Grecia), El Hierro (Spagna), Samso (Danimarca), Eigg (Scozia), Bonaire (Paesi Bassi), Bornholm (Danimarca), Pellworm (Germania), Tokelau (Nuova Zelanda), Aruba (Paesi Bassi), Muck (Scozia), Wight (Inghilterra), Gigha (Scozia).

Alle Scilly ad esempio si sta portando avanti un progetto che punta a tagliare le fatture, aumentare le energie rinnovabili e veicoli a basso tenore di carbonio, con l’utilizzo di veicoli elettrici e batterie domestiche in sistemi energetici intelligenti.

A fronte di un investimento di 10,8 milioni di sterline, circa 12 milioni di euro, su queste isole britanniche si svilupperà un modello innovativo, sostenuto da un grande produttore mondiale di sistemi di accumulo domestici, che svilupperà piattaforme che consentono di utilizzare veicoli elettrici e batterie intelligenti per contribuire a bilanciare l’offerta e la domanda all’interno del sistema energetico delle isole.

Anche l’arcipelago delle Hawaii ha già iniziato il suo cammino verso un futuro sostenibile (Qualenergia.it, Hawaii, esempio di avanguardia della transizione energetica).

Attualmente le isole statunitensi hanno già coperto per oltre il 23% il fabbisogno elettrico di energia grazie alle fonti rinnovabili, soprattutto grazie ad impianti solari e eolici. Ma non è tutto. La principale utility energetica dello Stato ha presentato un nuovo piano energetico che punta all’obiettivo del 100% di energia da fonte rinnovabile del Paese entro il 2045.

La sfida delle Hawaii è quella di porsi come prima realtà degli Stati Uniti energeticamente indipendente. Ad oggi sono già stati installati 602 MW tra impianti fotovoltaici ed eolici. Inoltre sono in corso di implementazione smart grid che meglio integrino le risorse energetiche distribuite, una rete wireless moderna, contatori intelligenti e sistemi di accumulo sia su scala utility che a livello domestico.

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