Lunedì su Proceedings of the National Academy of Sciences è uscito uno studio che certifica una cosa abbastanza intuitiva, ma comunque impressionante: il cambiamento climatico, e in particolare l’aumento della temperatura, ha avuto un ruolo determinante nel portare al suicidio 60mila agricoltori indiani negli ultimi 30 anni.

Il calcolo fatto nello studio della University of California di Berkeley è il seguente: ogni grado di aumento della temperatura media durante la stagione che precede il raccolto fa aumentare di 67 unità il numero dei contadini indiani che si tolgono la vita, mentre ad ogni aumento di 1 cm della media delle precipitazioni i suicidi calano del 7%.

Cosa voglia dire il cambiamento climatico, d’altra parte, lo stiamo vedendo, nel nostro piccolo, anche in Italia in questi giorni, con il Paese stretto nella morsa della nuova ondata di calore ribattezzata “Lucifero” e di una siccità gravissima che dura ormai dalla fine del 2016.

Il riscaldamento globale comincia, seppur con grave ritardo, ad essere una preoccupazione molto sentita tra gli abitanti del pianeta: secondo solo all’Isis in Occidente e in testa tra i timori della popolazione in aree più vulnerabili come Africa e Sudamerica.

A mostrarlo è un nuovo sondaggio del Pew Research Center appena pubblicato, che riassume i risultati di 41.953 interviste in 38 Paesi condotte tra febbraio e maggio del 2017.

Come si vede nel grafico sotto, a livello mondiale il global warming è, assieme al sedicente califfato nero, la preoccupazione principale. Attacchi informatici e crisi economica seguono con distacco, al 51%.

Sfogliando il report (allegato in basso) si vede come, ovviamente, le paure cambino a seconda della realtà di ogni Paese.  Venezuela e Grecia, ad esempio, temono molto per le condizioni dell’economia globale. Il crimine informatico è invece molto sentito in nazioni che hanno subito attacchi: è la preoccupazione maggiore in Giappone e la seconda in ordine di rilevanza in Usa, Germania e Regno Unito.

Il clima, come detto e come si vede dalla mappa sotto, è la paura più grande in continenti come l’America Latina e l’Africa.

Passando all’analisi dei dati dei Paesi europei (grafico sotto) l’immigrazione preoccupa soprattutto ungheresi, italiani, greci e polacchi, mentre la questione clima è sentita un po’ in tutto il vecchio continente, con punte in Spagna e Svezia, mentre in Italia è a parimerito con il timore per i rifugiati, 20 punti percentuali indietro rispetto alla paura del terrorismo firmato Isis.

Interessante poi la correlazione tra le paure e le opinioni politiche dei rispondenti: a differenza dell’immigrazione, in Italia, emerge che il clima è una preoccupazione sostanzialmente bipartisan.

Una situazione molto diversa da Paesi con un dibattito molto più polarizzato sul problema, come gli Usa, il Regno Unito e il Canada, dove la destra è molto meno sensibile alla questione: negli States ad esempio il global warming preoccupa solo il 31% degli elettori di destra, contro l’86% di quelli di sinistra e il 59% di quelli di centro.

Se in America, dunque, il negazionismo climatico di Trump, come le sue politiche anti-immigrati, sembra giustificato dalla sua base elettorale, viene dunque da chiedersi perché in Italia il centro-sinistra al governo sembri cercare consensi più con politiche repressive contro i rifugiati, problema più sentito a destra, che agendo con decisione contro il global warming, questione che, almeno stando al sondaggio del Pew Center, sarebbe ben accolta sia dagli elettori di sinistra che da quelli di destra e centro.

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