La fattura energetica 2017, cioè la spesa nazionale per l’approvvigionamento di energia dall’estero (il saldo tra import ed export), è stata stimata dall’Unione Petrolifera (UP) in rialzo rispetto al 2016 di circa 9,6 miliardi di euro.

Lo scorso anno era stata di 25,3 miliardi di €, un minimo storico. Quest’anno si stima ai intorno a 35 miliardi di euro (1,5% di Pil, ci tiene a precisare UP), sui livelli del 2015, quando si attestò a 34,9 miliardi di euro.

Nel 2015 si era peraltro registrato un forte calo, di quasi 10 mld di euro rispetto al 2014 (44,6 mld di €). In quel caso la diminuzione della fattura energetica nazionale fu legata all’andamento in forte ribasso delle quotazioni petrolifere, nonostante una crescita nel 2015 dei consumi totali di energia italiani pari al 3%. Nella tabella la spesa energetica nazionale fino al 2016.

Valutando i primi mesi del 2017, l’Unione Petrolifera ritiene che vi saranno aumenti importanti tanto da far salire la fattura energetica italiana, appunto, di una decina di miliardi.

Per quanto riguarda la fattura petrolifera 2016 – cioè la spesa per l’acquisto del solo petrolio – si ricorda che è stata di poco superiore ai 12,5 miliardi di euro, circa 4 miliardi in meno rispetto al 2015, anche qui un minimo storico. Nel 2014 si era sui 25 miliardi di euro.

Così come per quella energetica per il 2017, UP stima una fattura petrolifera in ripresa sulla scia dell’aumento delle quotazioni internazionali delle diverse fonti: proiettando fino a fine anno la media dei valori del mese di giugno, l’aumento dovrebbe essere compreso al massimo fra i 3 e i 4 miliardi di euro, tornando così sui valori del 2015, anno in cui il nostro Paese spese per acquistare petrolio circa 16,2 miliardi di euro.

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