Consumi energetici degli elettrodomestici, le etichette dicono la verità?

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Uno studio europeo appena pubblicato getta una nuova ombra sull’attendibilità dei consumi dichiarati in etichetta: i test non riflettono le condizioni di utilizzo reale dell’apparecchio e non seguono il cambiamento tecnologico. Il Movimento Difesa del Cittadino denuncia il pericolo di un “dieselgate” degli elettrodomestici.

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Dal 2019 le etichette energetiche degli elettrodomestici torneranno alla scala da A a G, abolendo le classo A+, A++ e A+++, introdotte nel 2010.

Qualche giorno fa il Parlamento Europeo ha approvato la riforma dell’energy label che prevede anche l’introduzione di un database che permetterà, grazie ad un codice QR presente etichetta, di fare confronti immediati sull’efficienza energetica degli apparecchi domestici direttamente in negozio con il proprio smartphone (vedi QualEnergia.it).

Ad oggi questo sistema di etichette è una delle principali applicazioni in Europa delle politiche di efficienza energetica e promette di ridurre la bolletta annuale di energia elettrica di circa 500 euro entro il 2020, con un risparmio di energia primaria del 9% sul totale del consumo europeo. Tutto questo ovviamente ha un senso se i consumatori continuano a fidarsi delle etichette e ad effettuare scelte in base alle informazioni presenti su di esse.

E se i consumi dichiarati in etichetta non corrispondessero a quelli reali? L’intero sistema perderebbe di valore.

Purtroppo dai primi risultati di un nuovo studio condotto a livello europeo da un gruppo di Ong (CLASP, ECOS, EEB e Topten) si propaga una nuova ombra sull’attendibilità di questi dati.

Lo studio, “Smart Testing of Energy Products (STEP)”, ripreso dal report che alleghiamo in basso (Closing the ‘Reality Gap’), ha testato 20 elettrodomestici tra TV, frigoriferi/freezer e lavastoviglie, tenendo presente le ultime tendenze tecnologiche sul mercato e considerando un ampio range di prezzo.

I test sui consumi sono stati effettuati in laboratori indipendenti certificati e utilizzando sia la procedura standard dell’EHTS (European Harmonised Test Standards) sia una modalità che si avvicina di più alle condizioni di utilizzo reali dell’apparecchio.

Il primo risultato macroscopico emerso dallo studio riguarda le differenze significative, registrate per tutte le categorie di prodotti, tra i consumi degli elettrodomestici dichiarati in etichetta, in base ai test ufficiali EHTS, e quelli rilevati in condizioni più “realistiche”.

Questo vuol dire che le condizioni in cui vengono effettuati i test non riflettono quelle cui verrà sottoposto il prodotto durante il suo utilizzo comune e non seguono neanche lo sviluppo tecnologico degli apparecchi.

Purtroppo alcuni organismi di standardizzazione hanno preferito optare per la riproducibilità e la ripetitività dei test in laboratorio piuttosto che riflettere le reali condizioni d’uso del prodotto. Ad esempio le lavastoviglie, nei test ufficiali, vengono messe in funzione esclusivamente con la modalità di maggiore efficienza energetica e quasi mai con altri programmi di lavaggio.

Tuttavia, come è emerso dallo studio, i consumi delle lavastoviglie che non lavorano in “Eco mode” possono essere più alti del 73% di quelli dichiarati in etichetta, ma le informazioni sugli altri programmi di lavaggio non sono presenti. Per non parlare degli apparecchi TV che vengono testati durante la riproduzione di un video clip del 2007 che non riflette minimamente i cambiamenti tecnologici nella visualizzazione dei contenuti. I consumi rilevati su un apparecchio testato con un video clip più recente, in alta definizione, superano il doppio di quelli dichiarati in etichetta.

E i frigoriferi? Vengono testati senza aprire mai la portiera e senza alimenti freschi all’interno; in questi casi avrebbero altrimenti livelli di consumo più elevati di circa un terzo.

Oltre ad oscurare i reali utilizzi energetici degli apparecchi, i test ufficiali rendono più facile individuare le condizioni di prova, aumentando così il rischio di elusione dei controlli. Per questo le organizzazioni che hanno condotto lo studio hanno denunciato i casi più eclatanti alle autorità di sorveglianza del mercato affinché vengano effettuati ulteriori approfondimenti.

Un altro dato importante riguarda il fatto che i test standard non tengono il passo con il cambiamento tecnologico e in molti casi non sono adatti a testare tutte le caratteristiche dei prodotti che troviamo in commercio oggi.

Questo è particolarmente vero per le TV, la cui procedura di test standard (EN 62087:20162) contiene, come detto, un video clip creato ben 10 anni fa. Va da sé che un elemento del genere non può essere attendibile per testare la maggior parte dei nuovi apparecchi che hanno come funzione predefinita la connessione ad internet. Gli aggiornamenti dei software, ad esempio, fanno scattare un aumento di un terzo dei consumi energetici nei televisori testati con un video clip in Ultra-Alta Definizione (UHD). Inoltre il test standard non è in grado di misurare l’HDR (High Dynamic Range), la tecnologia che si sta diffondendo nei nuovi apparecchi.

In un caso “estremo” la differenza di consumi tra un format UHD-HDR e uno in Alta Definizione (HD) è risultata del 130%. Lo studio ha osservato anche che il controllo automatico della luminosità può tagliare i consumi tra il 32 e il 76%, ma non c’è uno standard ufficiale che misura questo dato. Un’ulteriore mancanza che può portare a dichiarazioni poco accurate sulle performance del prodotto.

I test ufficiali presentano, inoltre, alcune ambiguità che minano la riproducibilità delle misurazioni. Una di queste riguarda la misurazione del volume interno dei frigoriferi/freezer: l’attuale standard non spiega chiaramente come si misura questo volume, sebbene il suo valore abbia un impatto sul calcolo della classe energetica. Di conseguenza, 6 elettrodomestici su 10, hanno registrato significative differenze tra le performance dichiarate in etichetta e le performance misurate.

Infine, in etichetta spesso le informazioni sulle caratteristiche che possono influenzare i consumi energetici del prodotto sono confuse o del tutto assenti.

Ad esempio, nella maggior parte degli apparecchi analizzati dallo studio la funzione di risparmio energetico si disattiva, senza alcun preavviso all’utente, quando si cambiano le impostazioni predefinite delle immagini della TV. In due modelli su 5, addirittura, la modalità di risparmio energetico si oscura e non può essere riattivata senza un reset di fabbrica.

Si tratta di una contraddizione bella e buona visto che questa funzione contribuisce a stabilire la classe energetica dell’apparecchio. E sui frigoriferi e freezer non c’è alcuna informazione che aiuta il consumatore ad impostare la temperatura interna dell’apparecchio, rispetto all’impatto che questa ha sui consumi: come ha rilevato lo studio, abbassando di un grado la temperatura i consumi salgono del 4-8%.

“Alla luce dei risultati di questo nuovo studio, ci chiediamo chi garantisce il consumatore che i consumi elettrici dei suoi elettrodomestici corrispondano a quelli presenti in etichetta?” È il quesito che il Movimento Difesa del Cittadino lancia all’industria italiana, facendosi portavoce nel nostro Paese dei risultati dell’inchiesta europea.

“Il nostro timore è che questi nuovi dati contribuiscano a far venir meno la fiducia che i consumatori attualmente versano su un sistema di etichettatura che è stato appena confermato dal Parlamento Europeo”, afferma Francesco Luongo, presidente del Movimento Difesa del Cittadino.

L’Associazione dei consumatori, in base ai risultati dell’inchiesta, ha deciso di avviare un’indagine sui principali attori del mercato italiano per verificare se i controlli sulle etichette energetiche siano reali o, come sottolineato da Luongo, “se ci troviamo di fronte ad un nuovo ‘dieselgate’ che, questa volta, coinvolge non più le emissioni, ma i consumi dei nostri elettrodomestici”.

Nelle prossime l’associazione dei consumatori porrà ai principali produttori le seguenti domande ovvero se sanno che i consumi reali sono più alti:

  • del 33% per molte TV dopo l’aggiornamento all’ultima versione del firmware;
  • fino al 102% per le TV testate con le caratteristiche più moderne, come l’UHD o l’HDR;
  • del 47% quando le TV sono sottoposte a condizioni più realistiche di visualizzazione dei contenuti;
  • fino al 32% per frigoriferi e freezer testati dopo l’apertura della portiera o con alimenti all’interno;
  • fino al 73% per le lavastoviglie che non lavorano in Eco mode”.

Report – Closing the ‘Reality Gap’ (pdf)

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