In dieci anni la generazione da rinnovabili è passata da 51,9 a 106 TWh, e la gran parte di questa produzione può essere a giusto titolo definita “distribuita”, che spingerà a rafforzare nei prossimi anni la figura del cittadino prosumer e a diffondere le cosiddette comunità dell’energia.

Gli impianti da fonti rinnovabili in Italia sono passati da qualche centinaio a oltre un milione, tra elettrici e termici.

Il contributo delle nuove fonti rinnovabili sulla domanda elettrica (biomassa, fotovoltaico, eolico, geotermia, mini idroelettrico) dal 2,6% (2006) è arrivato al 22,7% (2016). Nel complesso le fonti rinnovabili hanno contributo a soddisfare il 34,3% dei consumi elettrici complessivi (una quota però in diminuzione per il secondo anno dopo 10 anni di crescita).

Crescono i Comuni Rinnovabili, cioè quei municipi in cui è installato almeno un impianto energetico alimentato da fonti rinnovabili.

Dal 2005, quando erano 356, i Comuni rinnovabili a fine 2016 sono arrivati a 7.978. Quindi si può dire che ormai in tutti i municipi italiani oggi c’è qualche impianto che produce energia da fonte pulita (vedi tabella sotto).

Su 7.978 comuni 3.021 producono più energia elettrica di quanta ne consumano le famiglie residenti, grazie a una o più fonti rinnovabili.

Salgono invece a 40 i Comuni 100% rinnovabili, dove le energie pulite soddisfano tutti i consumi elettrici e termici.

Questi sono alcuni dei dati contenuti nel nuovo rapporto di Legambiente Comuni Rinnovabili 2017 (allegato in basso), realizzato con il contributo di Enel Green Power e in collaborazione con GSE.

Come ogni anno il documento racconta la distribuzione delle fonti pulite e il cambiamento che sta avvenendo nel territorio italiano con numeri, storie e buone pratiche (tutte raccolte sul sito www.comunirinnovabili.it).

I comuni del solare (termico e FV)

I Comuni del solare sono passati a 7.978, mentre sono 6.819 quelli che hanno almeno un impianto solare termico; di questi 4.454 sono “Piccoli e Piccolissimi Comuni” con meno di 5mila abitanti.

Nel nostro Paese sono installati complessivamente oltre 4 milioni di mq di pannelli solari termici, pari ad una media di circa 0,06 mq per abitante. Un dato però decisamente basso se confrontato con quello ad esempio dell’Austria che è di 0,6 mq per abitante, con oltre 5,2 milioni di mq toatali.

Negli ultimi due anni, senza incentivi diretti, sono stati installati 180mila impianti fotovoltaici, pari al 25% di tutti quelli installati in Italia (731.000 circa), per un totale di nuovi 1.310 MW di potenza.

Tra i Comuni, il miglior risultato in termini di potenza FV installata su tetti e in relazione al numero di abitanti, arriva dal comune di Macra (in provincia di Cuneo), con una media di 165 MW ogni 1.000 abitanti (in effetti gli abitanti sono appena 59 e la potenza installata è di 9,7 MW).

Seguono il Comune di Fascia, in provincia di Genova, con una media di 76 MW/1.000 abitanti e dal Comune di Monterone (Lecco) con 63 MW ogni 1.000 abitanti.

In tutti e tre i casi, come è immaginabile, si superano ampiamente i fabbisogni elettrici delle poche famiglie residenti.

In Italia sono complessivamente 1.435 i Comuni dove la produzione di elettricità solare elettrica supera il fabbisogno delle famiglie residenti.

In termini assoluti (MW installati su tetti, pensiline, a terra), sono le grandi città a dominare la classifica. Il Comune di Brindisi presenta la maggior potenza installata, 174,5 MW complessivi distribuiti su 378 impianti, seguito dal Comune di Montalto di Castro (VT) con 152,3 MW e Ravenna con 1.767 impianti e 128,8 MW di potenza complessiva.

I Comuni dell’eolico

In crescita anche i Comuni dell’eolico che arrivano a 904; di questi 293 si possono considerare autonomi dal punto di vista elettrico grazie all’eolico. Inoltre 7 sono quelli che producono tra il 99 e il 70% dei loro fabbisogni, 7 quelli tra il 69 e il 50%, 11 quelli tra il 49 e il 20%.

Sono 334 i Comuni che ospitano sul proprio territorio impianti eolici con potenze superiori ai 200 kW.

La potenza installata in Italia è in crescita, con 9.257 MW, di cui 282 MW in più rispetto al 2015. Questi impianti hanno permesso di produrre 17,5 TWh di energia elettrica (5,6% della domanda), pari al fabbisogno di elettricità di oltre 6,5 milioni di famiglie.

I Comuni del mini idroelettrico

I Comuni del mini idroelettrico sono 1.489 (1.688 considerando tutto l’idroelettrico). Il rapporto prende in considerazione gli impianti fino a 3 MW e la potenza totale installata per questa taglia nei Comuni italiani è di 1.568 MW; è in grado di produrre ogni anno oltre 6,2 TWh, pari al fabbisogno di energia elettrica di 2,3 milioni di famiglie.

Le altre fonti nei Comuni italiani.

Crescono anche i municipi delle bioenergie che arrivano a quota 4.114 per una potenza installata complessiva di 5.490 MW elettrici, 1.534 MW termici e 415 kW frigoriferi.

Di questi, sono 2.219 quei Comuni in cui sono presenti impianti che producono energia elettrica, 1.118 sono impianti a biogas con installati 1.567 MWe; 652 invece i Comuni delle biomasse solide per 2.794 MWe e 359 i Comuni che presentano impianti bioliquidi per 1.130 MWe.

Sono invece 3.534 i Comuni che presentano sul proprio territorio impianti a biogas e a biomassa per la produzione di energia termica. Di questi 109 hanno impianti a biogas per 199 MWt e 3.425 impianti a biomassa per 942 MWt.

Sono 590 i Comuni della geotermia per una potenza totale di 993 MW elettrici, 228,5 MW termici e 5,4 MW frigoriferi.

Nella tabella sono elencati i 40 “Comuni 100% Rinnovabili”. In questi casi spesso sono gli impianti a biomasse e geotermici allacciati a reti di teleriscaldamento a soddisfare i fabbisogni termici dei cittadini residenti e un mix di impianti diversi da fonti rinnovabili a permettere di soddisfare e superare, spesso ampiamente, i fabbisogni elettrici.

La classifica, in ordine alfabetico, premia proprio la capacità di muovere il più efficace mix delle diverse fonti (almeno 3 fonti).

“Il dossier Comuni Rinnovabili -spiega Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente- mostra i successi dei territori che credono e scommettono nelle rinnovabili. Ora però è il momento di accelerare, non accontentandosi di questi risultati. Le esperienze raccontate e premiate dimostrano un’Italia all’avanguardia nel mondo e oggi, con la riduzione dei costi degli impianti e le innovazioni in corso nei sistemi di accumulo, nelle smart grid e nelle auto elettriche, l’Italia può scegliere di puntare su un modello energetico che abbia al centro il territorio e l’autoproduzione da fonti pulite“.

Tutti i risultati presentati nel rapporto, sebbene non siano ancora soddisfacenti per i nostri obiettivi di medio e lungo periodo, hanno però già determinato importanti benefici: si è ridotta la produzione da impianti termoelettrici e sono diminuite le importazioni dall’estero di fonti fossili. Ad esempio in 10 anni c’è stato un calo dei consumi di petrolio del 30%, del gas del 20% e del carbone del 25%.

Inoltre, si sono ridotte le emissioni di CO2, il costo dell’energia nel mercato elettrico, grazie alla produzione di solare e eolico che permette di tagliare fuori l’offerta delle centrali più costose.