Se il sistema ETS e il relativo costo della CO2 non è riuscito a penalizzare il carbone, un duro colpo per questa fonte in Europa è in arrivo con le nuove regole sulle emissioni degli altri inquinati.

I nuovi limiti approvati, infatti, potrebbero portare alla chiusura oltre 100 centrali, per circa 187 GW termici, cioè circa un terzo di tutta la potenza da carbone cumulata nell’Unione Europea, considerando solo gli impianti più grandi.

Tra le utility più colpite c’è anche la nostra Enel, con oltre 23 GW, a rischio in 4 centrali, delle quali due in Italia: un motivo in più per proseguire con decisione nella strategia di decarbonizzazione intrapresa dall’utility.

A fornire la stima è un nuovo report dell’Institute for Energy Economics and Financial Analysis (IEEFA), “Europe’s Coal-Fired Power Plants: Rough Times Ahead: Analysis of the Impact of a New Round of Pollution Controls” (allegato in basso).

Lo studio si focalizza sull’impatto delle nuove regole varate il 28 aprile dall’UE, grazie al voto favorevole di 20 Stati membri e nonostante la contrarietà di 8, tra cui la Germania e gran parte dei paesi del blocco ex-sovietico (vedi mappa sotto).

Il nuovo regolamento, noto con l’acronimo di LCP BREF, che sta per Large Combustion Plants Best available techniques Reference document, entrerà in vigore dal 2021 e pone dei limiti a vari tipi di inquinanti dalle centrali termoelettriche, tra i quali gli ossidi di zolfo (SOx), gli ossidi di azoto (NOx), il mercurio e il particolato (PM).

Secondo il censimento fatto dall’IEEFA su 600 impianti (tutti quelli sopra i 50 MW in UE, non solo a carbone, ma anche a lignite e biomasse solide), la maggioranza non sarebbe in regola con i nuovi standard.

Nel dettaglio, circa il 69% delle centrali sforerebbe il limite sugli NOx e tra il 43 e il 61% supererebbe la soglia consentita per gli SOx.

All’interno di questo insieme, il report individua 108 centrali, per 187 GW di potenza, a rischio chiusura, perché sono quelle che sforano i limiti di oltre il 40% e in cui eventuali interventi per metterle in regola sarebbero estremamente costosi, anzi “proibitivi”, stando a IEEFA.

Nel gruppo degli impianti coinvolti il 35% delle centrali più grandi in Europa e il 18% del totale. Tra le utility con più impianti nella “lista nera” (vedi grafico sotto): PGE, ENEL/Endesa, EDF, Drax & CEZ.

Tra i mercati più colpiti la Polonia e altri del’Est Europa, ma tantissimi impianti a rischio chiusura sono presentti anche in Spagna, mentre in Italia le centrali a rischio chiusura sono, come detto, due, entrambe di Enel, per una potenza complessiva di 1.210 MW.

Lapidario il consiglio alle utility da parte degli autori del report: “Gli operatori devono rendersi conto che semplicemente non possono tenere il passo con l’avanzamento delle regole. Prima queste centrali verranno chiuse, minore sarà il rischio cui sono esposti.”

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