Tra sondaggi e strategie, dove andrà l’Italia dell’energia?

Riprendiamo l’ultimo rapporto sulla transizione energetica globale del World Energy Council per approfondire il caso italiano, anche alla luce dell'attuale dibattito sulla SEN. Vediamo quali sono i maggiori problemi sollevati e le priorità d’azione per il nostro Paese.

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Rinnovabili, sistemi di accumulo e reti digitali sono le priorità della transizione energetica globale, come abbiamo scritto di recente in questo articolo tratto dall’ultimo rapporto del World Energy Council (WEC), che ha dato “voce” a più di 1.300 leader internazionali tra cui capi di governo, ministri dell’energia, amministratori delegati delle utility.

L’edizione 2017 del World Energy Issues Monitor include un capitolo sull’Italia (pag. 85-86 del documento allegato in basso).

Il sondaggio del WEC, conviene ricordare, si focalizza su 41 temi suddivisi in quattro macro-categorie: rischi economici, relazioni geopolitiche, clima imprenditoriale, sviluppo delle diverse tecnologie sia fossili che rinnovabili.

Il grafico sotto riassume i problemi riscontrati dalle persone/operatori intervistati nel nostro Paese. Le priorità d’azione, raffigurate dai pallini blu, riguardano soprattutto le rinnovabili, l’efficienza energetica, le regole di mercato (market design) e la crescita economica.

Le incertezze maggiori, invece, indicate dai pallini arancioni, si concentrano sui prezzi delle materie prime, sulla coesione delle politiche europee e, più in generale, sui rapporti con il Medio Oriente e la Russia per quanto concerne gli approvvigionamenti di combustibili fossili.

Altri temi urgenti da affrontare, secondo i leader energetici italiani, sono: prezzi elettrici (vedi QualEnergia.it sull’andamento delle bollette per le imprese), storage elettrochimico, città e trasporti a basso impatto ambientale, acquisti di gas naturale liquefatto (LNG).

La mappa italiana, in sintesi, evidenzia due aspetti. Il primo è il perdurare della dipendenza energetica dai paesi extra-UE, con tutte le preoccupazioni sull’andamento di prezzi-forniture di gas e petrolio e sulla stabilità delle relazioni con determinate nazioni-chiave, Russia in primis.

D’altronde, come abbiamo osservato sul nostro sito, per il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, la Strategia energetica nazionale (SEN) in preparazione dovrà avere il gas al centro – questa “centralità” però solleva altri dubbi: il gasdotto TAP, ad esempio, ci serve davvero? – mentre le fonti pulite dovranno competere nel sistema elettrico secondo un principio di neutralità tecnologica.

Incrementare la sicurezza degli approvvigionamenti, diventare un hub europeo del gas, ridurre i prezzi energetici pagati da famiglie e imprese, quindi, sono tra i punti più discussi, ma vanno letti insieme alle altre considerazioni sul mix italiano delle fonti.

Il secondo aspetto che emerge dal documento del WEC, poi ripreso nel dibattito sulla futura SEN, è la necessità di definire regole tecnico-economiche per favorire la piena integrazione delle rinnovabili nel mercato elettrico, con la possibilità di farle partecipare a certi servizi (la regolazione di frequenza, ad esempio) grazie anche alla diffusione dei sistemi di storage.

Guardando, infine, il grafico europeo elaborato dal World Energy Council, notiamo che le priorità identificate sono sostanzialmente le stesse di quelle italiane, con qualche differenza. Politiche salva-clima (climate framework) e sussidi per l’energia sono due temi importantissimi a livello UE, ma un po’ sottovalutati dai partecipanti italiani al sondaggio.

Generazione distribuita e digitalizzazione delle reti sono altri due elementi che, in Italia, sono meno considerati rispetto alla media delle risposte dei leader europei.

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