Una SEN propedeutica al Piano nazionale clima-energia

Mentre viene rinviata a data da destinarsi la presentazione della Strategia energetica nazionale, prevista per il 27 aprile, il Coordinamento FREE ha presentato in audizione presso il MiSE alcune proposte sul documento programmatico. Serve un processo di consultazione più approfondito e poi una cabina di regia.

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Mentre viene rinviata a data da destinarsi la presentazione Strategia energetica nazionale (SEN) che era prevista alla Camera dei Deputati per il 27 aprile (dovrà poi seguire una consultazione pubblica), il Coordinamento FREE ha presentato il 20 aprile in audizione presso il MiSE alcune proposte sul documento programmatico che, a dire del ministro Calenda, dovrebbe essere adottato a metà 2017 (vedi documento a fondo pagina).

Per il Coordinamento delle associazioni delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica la SEN dovrà essere concepita come propedeutica al Piano nazionale clima-energia.

FREE fa capire che il processo di consultazione dovrà essere molto più approfondito di quanto il governo intenderebbe fare: almeno fino all’inizio della prossima legislatura per avere così una massima condivisione delle proposte conclusive.

Il Coordinamento ritiene che gli attuali obiettivi europei al 2030 (40% riduzione delle emissioni, 27% produzione rinnovabili/CIL, +30% efficienza energetica) potranno essere modificati visto che potrebbero presto rivelarsi non adeguati al perseguimento della roadmap europea 2050 (riduzione emissioni dell’80-95%) e che si dovranno prevedere scenari più ambiziosi per il 2030, ad esempio – si spiega – il 27-35% può essere considerato uno spread ragionevole per le rinnovabili.

Un piano clima-energia così concepito conterrebbe al proprio interno le informazioni (decisioni politiche, misure per attuarle) in grado di massimizzarne la flessibilità al mutare delle condizioni di riferimento.

Anche col massimo impegno nell’efficientamento energetico il tasso di crescita 2015-2030 delle fonti rinnovabili non potrà quindi essere sensibilmente inferiore a quello registrato nel quinquennio 2010-2015.  

Il Coordinamento FREE riscontra però un forte ritardo alla luce dei risultati degli ultimi due anni (vedi ultimi dati Terna) che va recuperato a partire dall’atteso decreto 2017-2020 per le FER elettriche non fotovoltaiche, che andrebbe emanato quanto prima. Infatti – si spiega – il raggiungimento dell’obiettivo minimo del 27% comporta almeno un apporto del 50-55% delle rinnovabili elettriche sui consumi interni lordi elettrici.

Per conseguire al 2030 l’obiettivo del 27% occorre anche che il tasso di crescita della produzione delle rinnovabili termiche (geotermia, bioenergie, solare termico, pompe di calore) almeno raddoppi rispetto al 2010-2015. Inoltre l’apporto sia diretto alla decarbonizzazione del trasporto (biocarburanti, prevedere una corsia preferenziale per l’utilizzo della digestione anaerobica nel modello “Biogasfattobene”), sia indiretto (veicolo elettrico per la quota di rinnovabili nel mix elettrico) nel 2030 sia 2,5 volte quello del 2015.

Filiere industriali nel settore delle rinnovabili

Per FREE è di fondamentale importanza una politica industriale che favorisca lo sviluppo di filiere industriali nazionali nel settore delle FER.

Mentre gran parte della tecnologia e dei servizi associati alla realizzazione e gestione di un impianto eolico sono di origine e provenienza italiana, per il fotovoltaico questa manca. Tuttavia va ricordato, spiegano i rappresentanti del Coordinamento, il crollo dei prezzi dei moduli FV e la loro incidenza nella catena del valore che rappresenta oggi poco più di un terzo del totale, il resto essendo coperto da prodotti e servizi reperibili in Italia. Ad esempio come un componente high-tech quale è l’inverter, prodotto anche per il mercato internazionale da industrie del nostro paese.

Un notevole battuta di arresto si registra anche nella produzione di pannelli solari termici, ma essendo un settore già maturo questa potrebbe ripartire facilmente, dando un contributo alla crescita della produzione di energia termica da rinnovabili.

Diversa è la questione per le industrie italiane che producono apparecchi domestici a biomasse (legna e pellet) che sono già ora competitive anche nei mercati nord europei, grazie all’innovazione tecnologica introdotta.

Su questo aspetto, in sintesi, FREE chiede misure che creino sinergie tra gli obiettivi di decarbonizzazione e la crescita di un complesso di industrie competitive anche a livello internazionale, misure che in molti casi non comportano forme tradizionali di incentivazione.

Misure per favorire il comparto delle rinnovabili

Servono condizioni favorevoli per il rinnovamento degli impianti esistenti attraverso varie misure, quali l’eliminazione dei divieti imposti dallo “spalma-incentivi”, l’introduzione di semplificazioni agli attuali iter autorizzativi, l’accesso facilitato agli incentivi (o strumenti di supporto alternativi come i PPA) con meccanismi e contingenti dedicati, una maggior chiarezza su temi come la possibilità di riutilizzo di componenti rigenerati dell’impianto preesistente, eccetera.

Un importante contributo può venire dall’abolizione di tutti i sussidi ai combustibili fossili.

Nel comparto delle biomasse legnose vanno promossi i sistemi di produzione di biocombustibili di qualità certificata, coerenti con la gestione forestale sostenibile. Congiuntamente va sostenuta la “rottamazione” dei generatori e la riqualificazione degli impianti obsoleti esistenti, lo sviluppo di impianti più performanti in termini di efficienza e riduzione delle emissioni di polveri primarie e di carbonio organico.

Misure per favorire l’efficienza energetica

In questo ambito FREE propone di facilitare l’introduzione di sistemi per la produzione combinata di energia elettrica ed energia termica (cogenerazione, microcogenerazione, trigenerazione); pompe di calore; sistemi di teleriscaldamento.

Uno strumento strategico come quello dei titoli di efficienza energetica (TEE) richiede però una maggiore stabilità delle regole, di predisporre analisi settoriali di riferimento, di superare l’attuale criticità derivante dalla baseline al 10° anno, con necessità di una baseline di riferimento.

Modifiche al mercato elettrico

Il Coordinamento FREE sostiene anche un nuovo modello di mercato elettrico. Ne abbiamo parlato in un recente articolo.

In estrema sintesi si propone di valorizzare il mercato intraday (contrattazioni possibili fino alla consegna dell’energia), dei contratti di compravendita a lungo termine, delle forme di aggregazione della produzione e della domanda distribuita, del ruolo attivo dei consumatori. Tutti obiettivi coerenti con quelli del “Winter Package”.

Mobilità elettrica

Nel “Winter Package” si afferma che gli Stati membri dovranno adottare norme per facilitare la connessione alle reti di distribuzione dei punti di ricarica dei veicoli elettrici, siano essi privati o ad accesso pubblico.

Il Piano nazionale clima-energia dovrebbe quindi prevedere misure specifiche, finalizzate a recuperare il ritardo del Paese rispetto al resto dell’Europa, in modo da non replicare quanto accaduto per i moduli FV con la distruzione dell’industria nazionale di batterie high-tech e il successivo obbligo di importarle, non appena, com’è nelle previsioni, la mobilità elettrica s’imporrà come forza trainante nel trasporto leggero.

Una carbon tax?

È prioritario per FREE garantire un’effettiva neutralità tecnologica, conseguibile interiorizzando i costi dell’impatto ambientale delle singole tecnologie.

La soluzione ottimale sarebbe l’introduzione di una carbon tax oppure di una Border Adjustment Tax (sui beni e servizi importati in Europa, basata sull’emissione derivante dall’energia impiegata nell’attività di produzione e distribuzione degli stessi). Si considera anche l’eventualità di adottare, come nel Regno Unito, un “floor price” per l’ETS, crescente in modo programmato nel tempo.

Una cabina di regia

Il Coordinamento chiede “una cabina di regia presso la Presidenza del Consiglio, auspicabilmente sotto la responsabilità di un sottosegretario con delega ad hoc” oppure “per la stretta interconnessione della gran parte del Piano nazionale clima-energia con la politica industriale, una cabina di regia presso il MiSE, i cui compiti di coordinamento andrebbero però puntualmente definiti da un apposito provvedimento legislativo”.

Per il Coordinamento Free hanno preso parte all’audizione il presidente, GB Zorzoli, con due componenti del direttivo Simone Togni e Francesco Ferrante.

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