Quanto costano gli incentivi alle fonti pulite in Europa? Quanto “pesano” le tecnologie verdi sulle reti elettriche dei vari Paesi e quali benefici apportano?

Sono domande cruciali, perché a Bruxelles sono già cominciate le discussioni su come riformare la direttiva sulle rinnovabili.

Eurelectric, l’associazione che rappresenta migliaia di grandi utility europee, ha appena deciso di non costruire nuove centrali a carbone dal 2020 e supportare la piena integrazione degli impianti eolici e solari nei mercati del vecchio continente (vedi QualEnergia.it).

I dati più recenti sull’ammontare complessivo degli incentivi alle energie rinnovabili negli Stati membri si trovano nello “Status Review of Renewables Support Schemes” (allegato in basso) pubblicato in questi giorni dal Council of European Energy Regulators (CEER), la piattaforma che promuove la cooperazione tra le autorità nazionali di regolazione, con l’obiettivo di creare un mercato energetico unico, competitivo ed efficiente.

Il costo medio dei diversi schemi di supporto alle rinnovabili, tra tariffe feed-in, feed-in premium e certificati verdi, nel 2015 è stato pari a 110 €/MWh, un livello analogo a quello registrato nell’anno precedente.

Ci sono differenze notevoli tra Paesi e tecnologie, come riassume la tabella qui sotto.

Vediamo che l’Italia due anni fa era la seconda Nazione più generosa con una media di 179 €/MWh, battuta solamente dalla Repubblica Ceca (183 €/MWh). Il fotovoltaico assorbiva la fetta più consistente degli incentivi italiani, ben 287 €/MWh, seguito da biomasse, idroelettrico ed eolico.

I sussidi alle rinnovabili, si legge nel rapporto del CEER, sono cresciuti costantemente: nel 2012 rappresentavano il 6% circa del costo medio delle bollette elettriche, ma tre anni più tardi la loro incidenza era più che raddoppiata (13%).

Il Paese che sosteneva la quantità più elevata di output elettrico da fonte rinnovabile, sul totale della generazione lorda nazionale delle varie fonti, era la Danimarca: 62% (il dato si riferisce al 2014), a fronte di una media europea del 16% circa.

La percentuale più bassa faceva riferimento alla Norvegia (1%), visto che la maggior parte della produzione di elettricità verde proveniva dai grandi impianti idrici non sussidiati.

Il documento del CEER rilancia poi le sfide che attendono le fonti rinnovabili in Europa nei prossimi anni.

Va ricordato, innanzitutto, che le fonti pulite hanno assicurato molti benefici, in particolare hanno contribuito a ridurre i prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica, grazie alla peculiarità di produrre a costo marginale nullo (vedi anche questa analisi sul ruolo del gas e delle rinnovabili in Italia).

Ecco i tre punti essenziali rimarcati dalla piattaforma europea di regolazione:

  • Gli incentivi alle fonti rinnovabili, dove ancora necessari, devono essere orientati al mercato (ad esempio con le aste competitive).
  • Bisogna eliminare la priorità di dispacciamento per le fonti pulite, fatta eccezione per alcune tecnologie innovative di nicchia.
  • I produttori di energia rinnovabile devono avere le stesse responsabilità finanziarie degli altri produttori nei sistemi di bilanciamento. In altre parole, devono partecipare al mercato condividendo rischi/opportunità, almeno oltre una certa soglia di potenza installata.

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