Dopo questi anni di investimenti, che hanno portato le rinnovabili a soddisfare circa un terzo della domanda elettrica, la spesa in bolletta per gli incentivi alle fonti pulite da quest’anno inizia a calare.

È questo il dato più importante che emerge dal nuovo rapporto Rapporto delle Attività 2016 che il GSE ha presentato questa mattina in un convegno presso la propria sede a Roma (allegato in basso).

Nel 2016 – vi si legge – per ogni 10 kWh consumati, più di 3 sono stati prodotti dalle fonti rinnovabili, per un totale di quasi 106 TWh, che, fa notare il Gestore “corrispondono ai consumi elettrici di cinque regioni come il Lazio.”

I dati Terna che abbiamo pubblicato oggi, però, aggiungiamo noi, come anche quelli sull’installato delle varie fonti rinnovabili, mostrano che, sia in quanto a produzione che in termini di potenza, le rinnovabili in Italia hanno subito una pesante battuta d’arresto in questi ultimi anni.

Il rallentamento delle FER in Italia, come noto, è dovuto alla fine degli incentivi per il fotovoltaico e alla stretta su quelli per le altre fonti (sui quali per altro si è scontata e si sconta anche una forte incertezza normativa). A motivare il giro di vite sui meccanismo di supporto all’energia pulita, era stato l’allarme per il lievitare della componente in bolletta che li finanzia, la voce A3.

Peccato che, come mostra il nuovo rapporto GSE, la spesa per le rinnovabili, dopo aver toccato l’apice nel 2016, sarebbe comunque scesa di netto da quest’anno e nei prossimi, anche senza tagli tanto drastici.

Il GSE, infatti, nel corso del 2016 ha raggiunto il massimo della spesa, 14,4 miliardi all’anno, dato che ha continuato a sostenere costi per il ritiro dei Certificati Verdi, emessi a fronte di energia prodotta negli anni precedenti, cui si sono aggiunti gli oneri di incentivazione dell’energia prodotta nel 2016 per gli impianti aderenti al nuovo meccanismo sotitutivo dei CV.

Per il 2017 si prevede un decremento del fabbisogno economico, stimabile in via preliminare in circa 12,6 miliardi di euro, principalmente a seguito della conclusione dell’iter di ritiro dei Certificati Verdi (vedo grafico).

Nel 2018 e 2019 si prevede poi una riduzione del fabbisogno A3 per la conclusione del periodo di incentivazione di diversi impianti, come mostrano i grafici qui sotto, presi da un altro documento del Gestore, lo “scenario” abbinato a contatore dei costi per le FER non FV.

Nel dettaglio, il GSE nel 2016 ha erogato 15,9 miliardi di euro di incentivi, recuperando 1,5 miliardi di euro dalla vendita di energia ritirata, per un netto di incentivi in bolletta, come detto, di 14,4 miliardi di euro.

Per 2016 gli incentivi al FV hanno fatto la parte del leone, seguiti da quelli alla fonte eolica, idraulica, e bioenergie. Lo mostra bene il grafico sotto, ripreso dal rapporto annuale:

Tornando alla presentazione del rapporto, il GSE ha reso noto che, nel settore dell’efficienza energetica nel 2016 a fronte di 12.524 richieste, ha riconosciuto 5,5 milioni di Certificati Bianchi, dei quali il 56% in ambito industriale e il 40% in ambito civile, consentendo così un risparmio di quasi 2 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio.

Per quanto riguarda la riqualificazione energetica degli edifici pubblici e privati con il Conto termico, il GSE ha ricevuto 14.955 richieste, ai quali corrispondono circa 70 milioni di euro di incentivi, quasi tutti per l’installazione di generatori a biomasse e impianti solari termici.

Sul fronte della lotta ai cambiamenti climatici inoltre il GSE, in qualità di responsabile del collocamento delle quote di CO2 italiane, ha messo all’asta sulla piattaforma comune europea oltre 77 milioni di quote di emissione, con un ricavo totale destinato al bilancio dello Stato di 412 milioni di euro.

Infine, anche nel 2016, il GSE ha dedicato “il massimo impegno nell’attività di controllo” – sia documentale che mediante sopralluoghi – degli impianti incentivati. Lo scorso anno sono stati condotti 4.240 accertamenti (il 59% con sopralluoghi e il 41% documentali), con un incremento del 22% rispetto al 2015.

Nel 35,4% dei casi – si riferisce – i controlli hanno consentito di accertare irregolarità che hanno portato alla decadenza o alla riconfigurazione degli incentivi.