Come finanziare l’efficienza energetica nelle città con soft loan e fondi rotativi

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Due guide spiegano come utilizzare strumenti finanziari innovativi per promuovere la riqualificazione degli edifici privati e statali. Prestiti agevolati, sussidi locali, internal contracting. Così famiglie e amministrazioni pubbliche possono ottenere i massimi vantaggi economici.

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Mutui e prestiti tradizionali non bastano più: servono strumenti nuovi per finanziare l’efficienza energetica nei centri urbani europei, con piani coordinati tra municipalità, banche e agenzie territoriali per l’energia.

Consapevole delle difficoltà che circondano questo settore, Energy Cities, l’associazione delle autorità locali impegnate nella transizione energetica, ha pubblicato due guide (allegate in basso).

La prima è dedicata alla riqualificazione degli edifici residenziali, con un approfondimento sui prestiti agevolati (soft loan). L’obiettivo è superare le barriere economiche iniziali, soprattutto la mancanza di capitali per affrontare gli interventi più complessi e onerosi di retrofit energetico, come l’isolamento termico delle abitazioni, l’installazione di fonti rinnovabili e così via.

I prestiti “normali”, infatti, hanno tassi d’interesse alti e vanno restituiti in pochi anni, mentre i mutui incorrono in maggiori costi amministrativi e richiedono determinate garanzie per tutelare le banche dal rischio di mancati pagamenti.

Per quanto riguarda gli incentivi statali, pensiamo ad esempio alle detrazioni fiscali del 65% in Italia. Il loro limite è che le spese sostenute sono rimborsate parzialmente e su periodi piuttosto lunghi, quindi non risolvono il problema del capitale iniziale (upfront cost).

Un soft loan, al contrario, offre una serie di caratteristiche per favorire gli investimenti privati nella riqualificazione energetica, anche da parte delle famiglie a basso-medio reddito: esigui costi amministrativi, lunga durata con rate a tassi agevolati, possibilità di far partire i primi rimborsi dopo alcuni mesi. La famiglia, quindi, dovrebbe riuscire a ripagare l’investimento sfruttando il risparmio energetico in bolletta.

Il documento riporta vari esempi di città europee che hanno sviluppato schemi di finanziamento di questo tipo, tra cui Parma.

La tabella sotto riassume le principali scelte disponibili: prestiti agevolati delle banche, prestiti “morbidi” abbinati a sussidi comunali volti a pagare i tassi d’interesse e i costi amministrativi, fondi a rotazione (revolving fund) che distribuiscono i finanziamenti e si “ricaricano” con i relativi rimborsi.

Una quarta possibilità è l’investimento da parte di terzi (third-party investment), realizzato da una società di servizi energetici (ESCo) e regolato da un contratto pluriennale.

La seconda guida, invece, si concentra sulla riqualificazione degli edifici pubblici, introducendo il meccanismo dell’internal contracting, mostrato nell’immagine sotto, che permette a una municipalità di realizzare molteplici investimenti per il risparmio energetico, ma senza essere legata a un singolo appaltatore esterno con contratti di prestazione energetica (external contracting di una ESCO).

Il cuore del sistema interno è un fondo di rotazione, che continua a ripagare le spese effettuate grazie ai risparmi generati dalle misure di efficienza, consentendo così di sbloccare nuovi investimenti appena le risorse del fondo lo consentono nuovamente.

Le guide di Energy Cities:

Financing the energy renovation of residential buildings through soft loans and third-party investment schemes (pdf)

Financing the energy renovation of public buildings through Internal Contracting (pdf)

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