Le gigafactory di Tesla saranno cinque? Il futuro del colosso americano dell’auto elettrica e non solo – ormai la sua è un’offerta integrata di mobilità, produzione da fotovoltaico e stoccaggio energetico – si gioca sulla capacità di abbattere i prezzi delle batterie.

Non a caso l’ultima lettera agli investitori sul quarto trimestre 2016 e le prospettive del 2017 (allegata in basso) annuncia la costruzione di nuove super-fabbriche.

La prima gigafactory, realizzata in Nevada in joint venture con Panasonic, ha appena iniziato a produrre batterie al litio, con l’obiettivo di ridurre del 30% il costo per kWh; quando sarà completata nel 2018, sfornerà 35 GWh l’anno di dispositivi di grande formato per l’accumulo elettrochimico, destinati alle diverse applicazioni di storage, domestico e di rete.

Gli stessi dispositivi saranno impiegati sulla vettura Model 3, il cui programma di lancio prevede una produzione limitata partendo dal prossimo luglio, per poi salire a 5.000 veicoli settimanali negli ultimi mesi del 2017 e 10.000 nel 2018.

Più avanti nel corso dell’anno, si legge nella lettera, Tesla pensa di decidere dove installare le gigafactory 3, 4 e, possibilmente, 5. Con ogni probabilità, almeno una di queste sarà in Europa, forse in un paese dell’Est che potrebbe essere la Repubblica Ceca o la Polonia.

Certo è che l’azienda USA sta valutando di aprirsi al mercato continentale, anche per rispondere ai piani della concorrenza, con Samsung SDI, LG Chem e BMZ tutte impegnate nei rispettivi progetti di grandi stabilimenti produttivi (vedi anche QualEnergia.it).

Già a dicembre circolavano indiscrezioni sulla futura fabbrica di Tesla in Europa; ora è bene precisare, per evitare confusioni alla luce di quanto affermato nella lettera agli investitori, che per gigafactory 2 Tesla intende quella di SolarCity nello stato di New York.

Come sappiamo, con la recente fusione delle due aziende, Tesla-SolarCity, è nata una compagnia energetica in grado di offrire un pacchetto completo di soluzioni eco-sostenibili, dalle tegole solari all’auto a zero emissioni, passando per l’accumulo domestico e la ricarica delle vetture.

Un’altra acquisizione decisiva ha riguardato Grohmann Engineering, società tedesca specializzata nelle tecnologie di automazione industriale, che così ha cambiato nome in Tesla Grohmann Automation. La sua esperienza sarà fondamentale per incrementare la capacità produttiva delle fabbriche, riducendo i costi unitari delle batterie e migliorando i margini di profitto.

Com’è facile intuire, è davvero tanta la “carne al fuoco” messa dal vulcanico Elon Musk dopo la presentazione, nei mesi scorsi, del nuovo masterplan Tesla. Produzione, stoccaggio e utilizzo dell’elettricità sono i tre pilastri che reggono la sua visione della transizione energetica.

La batteria al litio è il cuore della strategia commerciale: dovrà alimentare auto elettriche sempre più economiche e con maggiore autonomia, immagazzinare l’energia elettrica generata dai tetti solari e renderla disponibile quando c’è bisogno, non soltanto per ricaricare le vetture, ma anche per altri usi e servizi, magari a livello di rete.

Ma senza nuove gigafactory sarà molto difficile realizzare tutto questo.