Partecipare da protagonista alla rivoluzione energetica non è facile.

Anche quelli di noi più preoccupati per il cambiamento climatico o per le conseguenze geopolitiche dell’uso dei combustibili fossili non possono fare molto di più che prendere alcune iniziative per ridurre la propria impronta ecologica, ma senza entrare in modo sostanziale nell’arena dell’epocale cambio di paradigma energetico.

Bene, tutto ciò potrebbe cambiare se avrà successo l’idea elaborata da InfinityHub spa, una startup trentina, ospitata nell’incubatore di imprese Progetto Manifattura di Rovereto, che intende “portare alle masse”, via crowdfunding e iniziative a tappeto sul territorio, la possibilità di contribuire alla rivoluzione energetica, tramite il miglioramento dell’efficienza, salubrità, sicurezza e sostenibilità del patrimonio edilizio del nostro paese.

Per farlo InifinityHub prende di petto uno dei paradossi della transizione energetica in Italia: perché, nonostante i cambiamenti necessari per rendere più efficienti case e imprese siano spesso a costo zero o comportino addirittura un guadagno immediato, visto il risparmio sulle bollette e gli incentivi fiscali, relativamente pochi italiani ne approfittano, rispetto all’immenso potenziale nazionale?

Una delle ragioni principali, forse, risiede semplicemente nel fatto che la gran parte della popolazione neanche sa di questa opportunità. Così, per superare l’ostacolo “inconsapevolezza”, la startup trentina mira a portare “il verbo” dell’efficienza energetica, della salubrità e della sicurezza domestica “porta a porta”, a tutti i potenziali interessati.

«InfinityHub è nata nel giugno 2016, con un capitale sociale di 50mila euro versato da 20 azionisti, professionisti, imprese e startup, quasi tutte attive nel settore dell’efficienza energetica», ci dice Massimiliano Braghin, il padre dell’iniziativa.

Per raccogliere i fondi ulteriori necessari alla prima fase dell’iniziativa, e per ampliare la compagine sociale, Braghin e soci fondatori hanno illustrato il loro progetto sul sito di crowdfunding WeAreStarting, e, grazie a un tam tam partito dai social e diffuso con il passaparola, in 43 giorni hanno raccolto i 105mila euro del loro obbiettivo, facendo entrare in InfinityHub 30 nuovi azionisti di 8 regioni diverse, ognuno dei quali ha messo almeno una quota minima di 210 euro.

«Fra questi 20 azionisti ci sono aziende della ristrutturazione energetica domestica, ingegneri, consorzi d’impresa, imprese edili, ma anche 10 persone non direttamente coinvolte nel settore, che hanno scelto questa strada solo per contribuire in prima persona alla rivoluzione energetica».

Una rivoluzione che, nella versione della startup trentina, dovrebbe avvenire in un modo piuttosto originale.

Prima di tutto saranno contattati Comuni in tutta Italia, partendo da quelli dove operano i soci di InfinityHub, per chiedere loro di dare il proprio patrocinio a una sorta di censimento dello stato delle abitazioni, estesa a tutto il patrimonio edilizio del Comune.

«Famiglie ed enti locali non dovranno sborsare un soldo, le spese per l’analisi ce le accolliamo noi, e a loro resterà un prezioso archivio di informazioni sugli edifici sotto la loro amministrazione. Quello che chiediamo è solo che i Comuni ci diano il loro appoggio ufficiale, così da preavvertire la popolazione e incontrare le persone senza suscitare diffidenze», ci dice Braghin.

Al contatto con le famiglie, le imprese, gli uffici, i negozi nei Comuni coinvolti verranno adibiti decine di studenti di architettura, ingegneria o economia, formati con un corso di 35 ore, affinché siano in grado di raccogliere e valutare informazioni sullo stato e le potenzialità degli edifici che visiteranno quanto a efficienza e autoproduzione energetica, acqua, rifiuti, resistenza sismica, salute e rischio idrogeologico.

«Questi studenti verranno invece pagati, a secondo del numero di “Report Eco-Dynamici”, come li chiamiamo, che produrranno. I dati ricavati da questi rapporti, oltre ad andare ai Comuni a formare un “catasto energetico”, ci serviranno, se richiesta dalla famiglia o impresa visitata, per formulare una proposta per interventi volti a migliorare il profilo energetico, di sicurezza sismica e idrogeologica, e il comfort delle abitazioni visitate. La proposta illustrerà costi, modalità di finanziamento, sconti fiscali e altri incentivi ottenibili e i risparmi che si possono conseguire con l’intervento», spiega il responsabile di Progetto Manifattura.

Gli stessi giovani che hanno raccolto i dati, potranno poi continuare a monitorare l’avanzamento delle iniziative nell’area a cui si sono dedicati, perché l’obiettivo finale è provare a far diventare il Comune “carbon free” ovvero 100% rinnovabile.

Dopo questa campagna di “educazione a tappeto”, a InfinityHub calcolano che, entro un anno dall’avvio, almeno circa il 6% delle relazioni si trasformeranno in interventi concreti.

«E perché non dovrebbero? – si chiede Braghin – Molte di queste migliorie comportano una diminuzione delle bollette significative e godono di detrazioni fiscali dal 50 o al 65%, che la Provincia trentina addirittura anticipa senza dover attendere i 10 anni canonici. Detrazioni che, a breve potrebbero arrivano addirittura all’80% per i miglioramenti antisismici».

«Le sole ristrutturazioni per efficienza energetica, in genere, si ripagano rapidamente da sole, ma unendole a quelle antisismiche, anche quest’ultime possono risultare economicamente sostenibili per gran parte degli interessati, accelerando la messa in sicurezza delle abitazioni nel paese (un’idea che era stata presentata anche su QualEnergia.it, ndr). E se non si hanno i capitali necessari, stiamo prendendo accordi con le banche; uno con la Deutsch Bank è già stato concluso per prestiti ad hoc particolarmente favorevoli», dice Braghin.

A fatturare l’intervento sarà direttamente InfinityHub, che pagherà per l’esecuzione delle ditte locali, scelte caso per caso in base alle offerte migliori, anche se quelle locali e socie della startup avranno comunque il diritto di fare un’ultima controfferta. Da questa attività InfinityHub dovrebbe ricavare un profitto del 6-7% del fatturato dopo le tasse, che verrà girato agli azionisti come dividendo annuo.

«Azionisti che vorremmo crescessero ulteriormente, anche perché continuano ad arrivarci richieste per partecipare. Dopo questa prima campagna di raccolta di equity crowdfunding, contiamo quindi di farne un’altra molto più ambiziosa nei prossimi mesi, così da avere un hub composto di cittadini e ditte locali in media ogni 100mila abitanti». Il che farebbe 600 Hub sparsi su tutto il territorio nazionale, dedicati alla ristrutturazione del nostro patrimonio edilizio, che ne ha un gran bisogno, da tutti i punti di vista.

Entro aprile partirà il primo censimento in un Comune capoluogo forse dell’Umbria, del Trentino o dell’Abruzzo.

Vedremo se l’efficienza e la sicurezza domestiche offerte “porta a porta” riusciranno dove decenni di discussioni e proposte fallite finora non sono arrivate.