La nuova strategia energetica secondo Legambiente

L'associazione ambientalista ha spiegato al Senato come dovrebbe essere la nuova Strategia Energetica Nazionale: bussola orientata verso la decarbonizzazione dell’economia, mettendo al centro prosumer e rinnovabili e coinvolgendo tutti i settori. Una sintesi della memoria presentata in audizione.

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“Una strategia energetica e, assieme, climatica che dia la visione di un sistema energetico in cambiamento con al centro le fonti rinnovabili e una bussola orientata verso la decarbonizzazione dell’economia italiana.”

Questa la “nuova SEN” chiesta da Legambiente sentita oggi in audizione al Senato sulla Strategia Energetica Nazionale ancora da scrivere (memoria in allegato in basso).

Il nostro Paese – si è sottolineato – deve perseguire obiettivi più ambiziosi di quelli europei: “è nell’interesse dell’Italia, con l’obiettivo di ridurre la spesa energetica e aiutare la competitività delle imprese.”

Serve una strategia – si è spiegato – che contenga lo scenario al 2050 di penetrazione delle fonti rinnovabili e decarbonizzazione dell’economia, con una visione per i diversi settori produttivi.

Prosumer al centro

Centrale nella strategia voluta dall’associazione è il ruolo dei prosumer – i consumatori che sono anche produttori di energia pulita – una figura che “è un pilastro del nuovo Pacchetto Energia e Clima dell’Unione Europa, che prevede di eliminare ogni forma di restrizione nell’autoconsumo”, si è ricordato.

Occorre, si è suggerito, fissare le regole attraverso cui aiutare nei prossimi anni tutti coloro che riescono ad autoprodurre l’energia elettrica e termica di cui hanno bisogno, a scambiarla con la rete e/o distribuirla localmente e spingere i progetti che permettono a famiglie, condomini, imprese di ridurre gli approvvigionamenti dalla rete.

Legambiente pensa a uno scenario nel quale “impianti da fonti rinnovabili, reti intelligenti, impianti di accumulo, auto elettriche non sono più pezzi separati, ma tasselli di un mosaico che, tra l’altro, rende possibile lo spostamento dei consumi verso il vettore elettrico.”

Per l’associazione è essenziale “fissare nella SEN gli obiettivi e gli indirizzi con cui si vuole accompagnare questo scenario – per impedire interventi normativi o delibere che ne frenino o impediscano la realizzazione – e che intanto il Governo apra a questa prospettiva con alcuni interventi, consentiti dalle Direttive europee.”

Ostacolo da superare, infatti, è il quadro normativo “complicato e contraddittorio che spinge in tutt’altra direzione”. Sotto accusa nella memoria presentata c’è l’Autorità per l’energia che “avversa fieramente” la prospettiva di un sistema basto sui prosumer, con la tesi – per Legambiente “una scusa” – della sicurezza per la rete e dei possibili squilibri nella distribuzione degli oneri.

Modernizzare il sistema

Anziché frenare generazione distribuita e rinnovabili, è il messaggio di Legambiente, bisogna adeguare il sistema energetico a uno scenario di forte penetrazione delle fonti rinnovabili.

Bisogna puntare su “soluzioni alternative a tenere in piedi un parco centrali obsoleto e inquinante, che mettano in campo investimenti nelle reti elettriche, nei sistemi di accumulo, nella stessa partecipazione delle fonti rinnovabili al mercato della flessibilità o nel ruolo che può avere in futuro la stessa mobilità elettrica.”

“Ogni intervento che riguarderà le reti elettriche e del gas – si è specificato – dovrà essere motivato dentro il contesto di scelte delineato dalla SEN per la crescita delle fonti rinnovabili.”

Fisco, sussidi alle fossili e sostegno alle rinnovabili

Altro punto centrale nella SEN di Legambiente riguarda “la spinta alle fonti rinnovabili con nuovi strumenti”. Un primo “cambio ineludibile” riguarda la questione dei sussidi alle fonti fossili : bisogna “fare pulizia di tutti i contributi di cui beneficiano che il Fondo Monetario internazionale stima in almeno 13 miliardi di euro l’anno. ”

L’associazione caldeggia una revisione della fiscalità sulla base del diverso contenuto in termini di anidride carbonica dei combustibili utilizzati nella produzione energetica e nei trasporti. “Questa prospettiva appare quella più lungimirante anche rispetto alla crisi degli impianti termoelettrici”, si è fatto notare.

Le FER poi devono essere messe in condizione di partecipare a pieno al mercato elettrico.

Bisogna “consentire alle fonti rinnovabili di realizzare contratti a lungo termine, attraverso consorzi e aggregazioni di impianti solari, eolici, da biomasse, idroelettrici allacciati in punti diversi della rete di trasmissione (i cosiddetti Virtual Power System), e di partecipare al mercato infragiornaliero e a quello dei servizi di bilanciamento (come previsto dal D.gsl 102/2014). Ma anche di aprire alle fonti rinnovabili e all’accumulo il mercato della flessibilità.”

Altro intervento suggerito, “a costo zero, indispensabile per il rilancio delle rinnovabili”, riguarda la semplificazione delle procedure di approvazione dei progetti, sia per i nuovi impianti che per il revamping degli impianti esistenti, in particolare quelli eolici e idroelettrici.

Una SEN che coinvolga tutti i settori

Ma per Legambiente la SEN deve andare ben oltre le questioni più strettamente “energetiche”: deve allargare lo sguardo alla gestione e recupero di materia e energia dai rifiuti, all’edilizia sostenibile, dall’agricoltura alla mobilità, alla biochimica.

“Oggi – si è spiegato – è attraverso la spinta a queste filiere, che si può costruire una solida e innovativa prospettiva industriale a basso consumo di carbonio. Perché la risposta al problema del costo dell’energia per le attività industriali o in edilizia, in agricoltura o nei trasporti, non viene oggi da una fonte da scegliere, ma dal mix più efficace di soluzioni tra efficienza e rinnovabili, smart grid e accumulo, in uno scenario di generazione distribuita e di liberalizzazione nell’offerta all’utente finale.”

In edilizia ad esempio occorre “finalmente accelerare nella riqualificazione energetica del patrimonio esistente” con controlli e sanzioni e regole omogenee in tutta Italia per le prestazioni in edilizia.

In generale, ha sottolineato Legambiente, “bisogna dare certezze agli investimenti nelle tecnologie efficienti – attraverso una chiara politica di incentivi, duratura nel tempo e con verifiche periodiche dei risultati – perché diventino il perno di una strategia industriale, economica e ambientale. Ad esempio fissando miglioramenti progressivi nelle prestazioni di impianti, elettrodomestici, tecnologie e sistemi energetici con incentivi e scadenze per gli standard meno efficienti (da togliere dal commercio), e introducendo obblighi per le tecnologie già competitive, come avvenuto in questi anni nel campo delle lampadine e come sta avvenendo per il solare termico nei nuovi interventi edilizi e nelle ristrutturazioni.”

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