Grazie ai contatori intelligenti e all’internet of things, la gestione della domanda avrà un ruolo sempre più centrale nei nostri sistemi elettrici, sempre più decentralizzati e con un’esigenza di flessibilità accresciuta dal crescente contributo delle rinnovabili non programmabili.

In Italia per ora la domanda partecipa solo in maniera molto marginale, con il meccanismo dell’interrompibilità, limitato ad alcuni grandi consumatori.

Le cose però cambieranno presto: la riforma del mercato dei servizi di dispacciamento in arrivo, ad esempio, ammette all’MSD anche sistemi di gestione della domanda mentre gli indirizzi che vengo dall’UE impongono di trattare la domanda alla pari degli altri attori sul mercato elettrico.

Ma, soprattutto, a cambiare radicalmente il panorama è il fatto che si diffonderanno presto le tecnologie che daranno una marcia in più al demand side management.

Parliamo ovviamente dei citati contatori di nuova generazione, che permetteranno ad esempio di incentivare gli utenti a spostare i consumi a seconda delle esigenze del sistema elettrico, con tariffe diverse per fascia oraria.

Ma anche di molte altre soluzioni: dalle batterie dietro al contatore – sia quelle stazionarie che quelle delle auto elettriche – ai termostati intelligenti e alle varie soluzioni di domotica che potranno essere coordinate grazie all’internet degli oggetti.

Per semplificare, andiamo verso una realtà in cui anche le case degli utenti, i loro elettrodomestici e le loro auto elettriche, saranno integrati a pieno nella smart grid.

In California ne sono evidentemente coscienti e per questo hanno cercato di capire quanto la gestione della domanda potrà dare nei prossimi 10 anni al loro sistema elettrico in evoluzione.

Un sistema che, pur molto diverso da quello di casa nostra, è attraversato da molte tendenze simili, soprattutto il boom del solare che dà molta energia a basso prezzo nelle ore centrali della giornata e crea una “rampa” in forte pendenza sul picco serale (la famosa curva “ad anatra”), ma anche la crescente domanda di flessibilità data dall’eolico.

Per questo può essere interessante anche per noi italiani sfogliare lo studio sul potenziale del demand side management che il Lawrence Berkeley National Laboratory ha preparato ad uso delle utility e dei gestori di rete del Golden State, partendo dai dati sui consumi di oltre 200mila utenti, raccolti grazie agli smart meter delle 3 grandi utility californiane (in allegato in basso).

Il lavoro esamina il contributo che la domanda può dare al sistema in tre modalità. I servizi che lo studio chiama “shift” sono quelli che la gestione della domanda può dare traslando i consumi verso le fasce orarie in cui ora c’è un eccesso di produzione: ad esempio ridurre i prelievi nel picco di domanda serale, sposandoli in quello diurno, in cui interviene la produzione non programmabile del solare.

“Shimmy” sono invece questi servizi di rete che richiedono risposte su tempi molto rapidi, come la regolazione di frequenza.

“Shed” è invece quello che attualmente è il compito più diffuso del demand side management: dare la possibilità di staccare carichi importanti in caso di eccessi di domanda, per prevenire black out; quello che fa la nostra interrompibilità.

Senza scendere in dettagli sul sistema elettrico californiano, quello che emerge dallo studio è che quest’ultima declinazione “vecchia” della gestione della domanda è quella meno interessante.

I servizi di interrompibilità infatti – si spiega – saranno sempre meno necessari, grazie alle nuove possibilità di gestione che – tramite la tariffazione oraria e le nuove tecnologie – rendono molto più facile spostare i consumi in modo tale da eliminare le criticità.

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