Nel 2011, il fotovoltaico era molto lontano dall’essere competitivo con le altre fonti elettriche. Fu allora che il dipartimento USA dell’energia (DOE, Department of Energy), guidato da Steven Chu, lanciò un piano per rendere la tecnologia sempre più efficiente e concorrenziale.

In pochi anni, la SunShot Initiative ha tagliato in largo anticipo il traguardo fissato per il 2020. Il costo medio di un impianto fotovoltaico a terra di taglia industriale (utility scale), senza sistemi d’inseguimento solare, negli Stati Uniti è sceso a circa un dollaro/watt “chiavi in mano” nel secondo semestre dello scorso anno, con la previsione di abbattere il muro del dollaro nel 2017, come riassume il grafico sotto di GTM Research.

L’obiettivo, ricordiamo in breve, era e continua ad essere la diminuzione del costo “tutto compreso”, nel suo ciclo di vita, nelle sue tre declinazioni principali – residenziale, commerciale, utility scale – favorendone così una più ampia diffusione (vedi QualEnergia.it).

I calcoli con la formula LCOE (levelized cost of energy) nel 2011 avevano incluso numerosi parametri tecnico-economici, tra cui i costi delle diverse tecnologie, il credito d’imposta federale (ITC), il rendimento atteso dei pannelli, i costi di progettazione, costruzione, assistenza e così via.

La SunShot Initiative ha sempre seguito quattro pilastri:

  • Tecnologie di celle-moduli fotovoltaici
  • Dispositivi elettronici per ottimizzare il rendimento complessivo dei sistemi FV
  • Migliorare i processi produttivi (economie di scala, efficienza)
  • Design, installazione, permessi dei nuovi impianti

Il valore medio LCOE dei grandi impianti a terra nel 2020 era stato fissato a 1,1 $/watt, precisamente il valore che è stato raggiunto in questi mesi, quindi tre anni prima del previsto. Questo dato fa dubitare ancora di più sulla fondatezza delle misure pro-fossili di Donald Trump, già impegnato a smantellare i risultati raggiunti nel settore della green economy.

Le forze di mercato

È tutto merito dell’iniziativa partita nel 2011 o hanno contribuito altri fattori? Come evidenzia l’analista solare di GTM Research Ben Gallagher, sono state soprattutto le “forze di mercato” ad abbattere così velocemente i costi dei moduli fotovoltaici, grazie al boom della produzione di pannelli in Cina che, a sua volta, ha accelerato lo squilibrio mondiale tra domanda e offerta (oversupply).

Certo, aggiunge Gallagher, la SunShot Initiative ha avuto un ruolo di stimolo, accelerando lo sviluppo industriale dei progetti e aumentando la fiducia degli investitori per un settore ancora di nicchia.

Tuttavia, il fotovoltaico low-cost negli Stati Uniti non sarebbe stato possibile senza il programma di finanziamenti-prestiti (loan program) gestito dal DOE, che proprio intorno dal 2011 ha iniziato a supportare la realizzazione dei primi parchi fotovoltaici da oltre 100 MW di potenza.

Trump, in più occasioni durante la campagna elettorale, ha citato il crack di Solyndra come una prova del fallimento della politica americana pro-rinnovabili. Eppure, evidenziano vari analisti di Bloomberg e GTM Research, il programma è stato un successo, con un tasso di perdite di poco superiore al 2% su un totale di circa 32 miliardi di dollari.

Va detto, però, che il loan program non finanzia solamente le energie verdi, ma anche infrastrutture di altro tipo, comprese quelle dei combustibili fossili che Trump vorrebbe rilanciare.

La SunShot Initiative, intanto, continua il suo lavoro: tra gli ultimi finanziamenti annunciati dal DOE troviamo 25 milioni di dollari destinati al fotovoltaico avanzato e 10 milioni indirizzati al programma Solar Forecasting 2, il cui scopo è integrare l’output crescente delle rinnovabili nel sistema elettrico, attraverso una gestione più efficiente e tempestiva dell’energia prodotta-immessa in rete.

Vale la pena ricordare, infine, che il grande solare FV è ormai in grado di battere i combustibili fossili, carbone compreso, negli Stati Uniti come in altre parti del mondo, grazie alla continua discesa dei costi complessivi di generazione: si veda a questo proposito il nostro recente articolo con i dati Lazard sulle diverse fonti elettriche.