Il mercato del solare off-grid sta crescendo in numerosi paesi emergenti, grazie a una combinazione di fattori: costi in calo, piani governativi per elettrificare villaggi e zone rurali, maggiori investimenti pubblici-privati nel settore.

Bloomberg New Energy Finance (BNEF) ha lanciato il primo di una serie di aggiornamenti trimestrali sulla generazione distribuita dei piccoli impianti fotovoltaici, Q1 2017 Off-Grid and Mini-Grid Market Outlook (allegato in basso).

L’accesso universale all’energia è un obiettivo prioritario della transizione verso le fonti rinnovabili, anche se molto difficile da conseguire in tempi brevi.

In questo articolo, tratto da uno studio IRENA, abbiamo approfondito i vari tipi di micro-reti, da quelle completamente autonome a quelle integrate con le linee principali di distribuzione, passando per le configurazioni “ibride”, che abbinano differenti tecnologie sia fossili sia rinnovabili ed eventuali sistemi di accumulo energetico.

La sfida più difficile, per un operatore che progetta, costruisce e gestisce una mini-grid, è assicurare una fornitura elettrica stabile e continua, paragonabile in termini di qualità e sicurezza a una fornitura standard di rete. Il solare fotovoltaico di piccola taglia è una delle soluzioni più gettonate, quando si parla di elettrificazione di aree geografiche senza collegamenti alle infrastrutture tradizionali. Vediamo allora i principali dati diffusi da Bloomberg.

Secondo le stime, da gennaio 2015 le nazioni emergenti hanno sviluppato 1,4-2 GW di solare FV attraverso impianti di potenza inferiore a 1 MW (esclusi i mini kit solari di tipo plug-and-play).

Nigeria e Pakistan, si legge nel documento, figurano tra i principali mercati del piccolo fotovoltaico, un fatto che non sorprende, vista la loro ampia popolazione e scarsa affidabilità della generazione elettrica centralizzata. La Nigeria, ad esempio, ha un piano per elettrificare il 75% del paese entro il 2020 puntando su micro-reti a isola o interconnesse.

Da gennaio 2015, evidenzia BNEF, la Nigeria ha importato moduli solari FV dalla Cina per un valore complessivo di circa 50 milioni di dollari, senza realizzare nemmeno un impianto utility scale di potenza superiore a 1 MW.

Yemen, Bangladesh e Ghana sono altri esempi di paesi le cui importazioni di pannelli fotovoltaici cinesi sono in aumento, soprattutto per installazioni domestiche. Da citare anche l’India, grazie a diverse misure pro-rinnovabili del governo di Narendra Modi, tra cui la prevista installazione di 40 GW di fotovoltaico su tetto entro il 2022 (vedi QualEnergia.it).

Le dinamiche di questi mercati sono molto differenti, rispetto alle nazioni che costruiscono centrali FV di vaste dimensioni. Il grafico sotto mostra la grandezza media degli ordini di moduli solari dalla Cina nel 2016 (in migliaia di $). Si nota immediatamente quanto scendano i valori nei paesi non-OCSE, dove maggiore è l’incidenza del solare off-grid e dei piccoli importatori-distributori di tecnologie.

Il solare off-grid, prosegue Bloomberg, sta incontrando il favore degli investitori. Per il 2016, infatti, parliamo di 223 milioni di dollari in finanziamenti privati alle società specializzate in sistemi solari domestici (SHS, solar home systems), rispetto ai 158 milioni raccolti nel 2015. Le maggiori operazioni hanno riguardato Mobisol e Lumos Global.

In crescita anche i fondi provenienti dagli attori istituzionali: l’Asian Development Bank, ad esempio, metterà sul piatto 500 milioni di dollari per supportare il piano solare indiano, più altre centinaia di migliaia di dollari destinati a iniziative di elettrificazione off-grid in Pakistan e Sri Lanka.

Un mercato promettente, nota infine Bloomberg, è dato dalle micro-reti con tecnologie di storage elettrochimico. La lista dei progetti annunciati o avviati nei paesi emergenti si sta allungando, grazie anche ai costi in discesa delle batterie e alla conseguente possibilità di realizzare soluzioni più efficienti e avanzate.

Tra questi progetti, BNEF ricorda il lavoro compiuto da Tesla nelle isole Samoa, dove l’azienda di Elon Musk ha convertito la comunità di Ta’u dalle fonti fossili alle rinnovabili, sostituendo la vecchia mini-grid alimentata da un generatore diesel con pannelli solari e batterie di accumulo, per complessivi 1.400 kW di potenza installata e di 6.000 kWh di capacità di storage.

Il documento BNEF