Il caso Tempa Rossa verso l’archiviazione, portò alle dimissioni l’ex ministra Guidi

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"Comportamento censurabile ma non reato": richiesta d’archiviazione dal pm per Gianluca Gemelli, al tempo compagno dell’ex ministra allo Sviluppo economico Federica Guidi. Lo scandalo sul nuovo giacimento petrolifero in Basilicata era esploso in seguito a intercettazioni telefoniche.

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Nulla di fatto per il petrolgate italiano: il pm Roberto Felici ha chiesto l’archiviazione per i principali indagati tra cui Gianluca Gemelli, ex compagno dell’ex ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi.

Lo scandalo esplose alla vigilia del referendum sulle trivelle offshore e portò alle dimissioni del ministro, a causa di alcune intercettazioni telefoniche che avrebbero messo in luce presunti favori di Federica Guidi nei confronti dell’allora fidanzato. L’indagine era partita dalla procura di Potenza e poi trasferita in parte a Roma per competenza territoriale.

Nella richiesta di archiviazione per Gemelli, che era stato iscritto nel registro degli indagati a Potenza per il reato di traffico di influenze, il pm scrive che «Gemelli deriva la propria autorevolezza dal fatto di essere notoriamente il compagno del ministro Guidi, condizione che egli spende con una certa spregiudicatezza anche millantando, in modo più o meno esplicito, la possibilità di trarre vantaggio da tale sua condizione».

Atteggiamenti certamente censurabili, sostiene il magistrato, dai quali però «non emerge che egli abbia mai richiesto compensi per interagire con esponenti dell’allora compagine governativa». Nessun reato, quindi, è la conclusione della procura romana sull’inchiesta che ha riguardato l’area di Tempa Rossa in Basilicata.

Facciamo un passo indietro allo scorso marzo, quando la pubblicazione di alcune intercettazioni telefoniche fece scoppiare un mare di polemiche, mettendo sotto pressione l’intero governo Renzi, impegnato in quel momento a sostenere le ragioni del no (o dell’astensione) al referendum sulle attività offshore.

In quelle intercettazioni, il ministro Guidi parlava di un emendamento alla Legge di Stabilità 2015 che avrebbe sbloccato il progetto proposto da Total per estrarre idrocarburi nella regione del Sud Italia (vedi QualEnergia.it).

Secondo l’indagine della procura potentina, l’emendamento avrebbe favorito l’allora compagno del ministro, Gianluca Gemelli per l’appunto, perché le sue aziende avrebbero ottenuto subappalti per circa 2,5 milioni di euro nell’operazione.

Il succo dell’accusa era che Gemelli avrebbe sfruttato la relazione di convivenza con Federica Guidi, per entrare nella “bidder list” delle società di ingegneria della multinazionale francese e così partecipare alle gare di progettazione-esecuzione dei lavori per il nuovo giacimento.

Il giacimento di Tempa Rossa, ricordiamo, si trova nell’alta valle del Sauro, nel cuore della Basilicata, tra il parco regionale di Gallipoli Cognato e la zona protetta del Pollino. Secondo fonti Total, quando l’impianto sarà operativo al 100% avrà una capacità produttiva giornaliera di circa 50.000 barili di petrolio, 230.000 metri cubi di gas naturale, 240 tonnellate di GPL e 80 tonnellate di zolfo.

Il progetto di sviluppo prevede, in particolare, la messa in produzione di otto pozzi e la costruzione di varie infrastrutture: condotte interrate, un centro di trattamento oli, un centro di stoccaggio GPL, connessioni alle reti esistenti per il trasporto e la distribuzione degli idrocarburi.

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