Come tagliare bolletta ed emissioni quando si vive in appartamento

In situazioni dove lo spazio è poco, come negli appartamenti in condominio, non ci si deve rassegnare a lasciare nel cassetto il sogno di tagliare i consumi energetici. Dalla caldaia alla coibentazione, vediamo gli interventi che si possono fare per migliorare la nostra efficienza energetica.

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Spesso su queste pagine si leggono suggerimenti su come rendere più sostenibile la propria “vita energetica”, usando pannelli solari, pompe di calore, stufe a biomassa e simili.

Tutto ciò è molto bello e giusto, solo che esclude quella larga fetta di popolazione italiana, circa il 60% del totale, che abita in condomini, quindi in situazioni dove spesso lo spazio è poco, i grandi interventi su tetto o mura esterne richiedono un consenso maggioritario degli inquilini e dove magari l’impianto di riscaldamento è centralizzato, impedendo così le soluzioni più radicali per il risparmio energetico e l’uso di energie rinnovabili.

Queste famiglie si devono rassegnare lasciando nel cassetto il sogno di “rinverdire” i loro consumi energetici, rinunciando a migliorare l’efficienza e ridurre consumi e spese?

Non proprio. Si può fare molto anche negli appartamenti condominiali e non parliamo solo interventi scontati, come passare dalle lampade a incandescenza ai led.

L’impianto di riscaldamento

Partiamo per esempio dal far funzionare al meglio l’impianto di riscaldamento esistente.

Secondo Cesare Sperone, esperto milanese di impianti a gas, ci sono alcuni semplici accorgimenti da seguire per ridurre i consumi, come tenere puliti i radiatori e liberi da ostacoli intorno, inserire fogli isolanti e riflettenti dietro ai termosifoni che danno su muri esterni, spurgare bene il circuito idraulico.

Altro consiglio è di non esagerare con il ricambio dell’aria delle stanze: 10 minuti al giorno sono sufficienti a ripulirla, senza far perdere troppo calore.

Importante poi l’uso di valvole termostatiche con misura dei consumi di calore individuali, oggi obbligatorie per legge nei condomini, che permettono di dosare i consumi secondo le proprie necessità ed evitare di pagare gli sprechi altrui.

Per chi dispone di un impianto autonomo, poi, oltre a sostituire appena possibile la vecchia caldaia con una a condensazione ad alta efficienza, approfittando degli sconti fiscali del 65%, il consiglio è di tenerne la temperatura sotto i 45°C, sufficienti a riscaldare gli ambienti, ma anche a risparmiare un decimo dell’energia rispetto allo stare sui 50-55°C.

Importantissimo poi, naturalmente, non saltare mai i controlli annuali dell’impianto, peraltro obbligatori, che non solo evitano i rischi, ma permettono anche di tenere alla massima efficienza il bruciatore.

Calore “alternativo”

Ma e se uno volesse integrare il riscaldamento a gas o gasolio con qualcosa di più sostenibile, potrebbe farlo, in un condominio?

«Beh, volendo ci sarebbero i bruciatori o caminetti a bioetanolo, un alcol ottenuto dalla fermentazione degli zuccheri, che possono essere accesi anche all’interno di case, senza canne fumarie» dice l’architetto Rita Campana, titolare dello Studio Dea.

«Ma chiariamo – continua l’esperta – che per dare un contributo sostanziale bisognerebbe puntare sui modelli più grandi, quelli piccoli sono soprattutto decorativi. E per i modelli più grandi serve uno sbocco per i fumi, in quanto se la CO2 e gli altri gas che si producono nella combustione si accumulano all’interno dell’appartamento sopra certi livelli, possono dare problemi di salute e benessere».

Forse più adatti a questo scopo sono i pannelli radianti elettrici o termoconvettori, sempre che uno abbia una potenza al contatore che consenta di aggiungere i relativi carichi.

«Ci sono sistemi di riscaldamento elettrici di ogni tipo, da quelli che imitano un braciere, da mettere in mezzo alla stanza, fino a quelli da appendere alle pareti come quadri. È bene però chiarire che con l’elettricità, in Italia, non si risparmia rispetto al gas. Però, se uno ha un contratto di fornitura di elettricità “verde”, può sicuramente ridurre così il suo impatto ambientale. Visto poi quanto questo sistema di riscaldamento sia comodo, veloce, pulito e versatile, o si può magari usare solo come integrazione del riscaldamento a radiatori, nei momenti e nelle aree dove questi non sono sufficienti», spiega Campana.

Ridurre i consumi: i serramenti

Volendo poi intervenire sul lato consumi, invece che su quello “impianti alternativi”, ci sono soluzioni adatte anche agli appartamenti di condominio.

«Il primo e più ovvio intervento è pensare agli infissi» ci dice il dottor Federico Sampaoli esperto CasaClima padovano e designer d’interni.

«Passare da vecchie finestre ‘spifferanti’, a infissi moderni a tripli vetri, può fare già una grande differenza. Considerati la grande riduzione dei prezzi di questi infissi e gli sconti fiscali, direi che è il momento giusto per farlo, risolvendo il problema per i prossimi 30 anni. Però, attenzione alla qualità del montaggio: verificare che l’installatore sia esperto e faccia il lavoro a regola d’arte, altrimenti il passaggio dell’aria fra muro e finestra vanificherà tutto, meglio quindi definire bene le tavole di posa.»

Per prestazioni elevate e prezzi contenuti, consiglia l’esperto, si può scegliere il PVC: «Sì, è un derivato del petrolio ma non contiene pericolosi plastificanti, mantiene forma e colore per sempre, resiste alla corrosione e ai raggi UV, è riciclabile e riutilizzabile direttamente e non richiede manutenzione, a differenza del legno».

La coibentazione

Interventi più risolutivi verrebbero poi dall’isolamento a cappotto, soprattutto considerando la scarsa qualità media dei condomini italiani.

«Ma in un condominio serve il consenso di tutti, quando non arriva si può pensare almeno a isolare l’appartamento sul lato interno: non è l’ideale, ma, se fatto bene offre buoni risultati di comfort e anche di bolletta», osserva Sampaoli.

Il problema principale di questa soluzione, fatta applicando pannelli isolanti ai muri che danno verso l’esterno, è che si rende molto fredda la parete esterna, così che se fra lei e l’isolante si infiltra il vapore presente nell’abitazione, si formano condense e muffe.

«Addirittura, se l’isolamento è troppo spinto, il muro esterno può arrivare a gelare. E c’è sempre il rischio di condense e muffe all’angolo fra il muro isolato e i soffitti o i divisori interni, o ancora nel contorno finestra, o di condensa dell’aria nelle condutture dei fili elettrici che passano da zone calde a zone fredde.»

Per eliminare questo tipo di problemi, consiglia l’esperto, si dovrebbe installare un impianto di ventilazione meccanica con recupero di calore, «ma, di nuovo, nei condomini non è facile eseguire fori nei muri esterni o montare ponteggi fino ai piani alti».

Quale isolante?

Insomma fare un isolamento interno non è cosa da “fai da te”, ma richiede una persona competente che valuti bene la situazione e proponga le soluzioni più adatte per evitare danni e problemi di salute, soprattutto per i bambini.

Quanto al tipo di isolante Sampaoli suggerisce per l’uso in interni materiali igroscopici, traspiranti e capillari: che assorbono cioè velocemente la condensa, ne permettano il naturale movimento ed evitino che si concentri in una sola zona.

Per queste ragioni meglio la fibra di legno del sughero, e ancora meglio i pannelli in silicato di calcio o idrati di silicato di calcio, che non richiedono barriere al vapore.

«Quanto all’efficacia, bastano 2-3 centimetri di spessore di isolante e la dispersione di calore attraverso i muri quasi si dimezza, con conseguente risparmio e aumento del comfort abitativo».

Al primo e all’ultimo piano

Questo per quanto riguarda i muri, ma se poi uno abita al primo o all’ultimo piano, può aver bisogno di pensare anche a isolare pavimento o soffitto.

«In questo secondo caso, la cosa ideale sarebbe intervenire nel sottotetto, semplicemente posando l’isolante sul solaio. All’inquilino converrebbe intervenire anche fosse a sue spese, visto il basso costo e i risultati ottenibili, piuttosto che attendere l’approvazione del consiglio di condominio. Più complicata la situazione se il tetto è piano, senza sottotetto: allora si potrebbe estendere l’isolamento interno anche al soffitto delle stanze, cosa fattibile, ma tenendo presente che così si rischia di nascondere eventuali infiltrazioni dall’impermeabilizzazione del tetto», conclude l’esperto CasaClima.

Per quanto riguarda la situazione di chi abita al primo piano e ha sotto, magari, un gelido spazio verso l’esterno, le soluzioni sono più complesse: rialzare un pavimento non è facile per via delle soglie e delle quote interne, quindi fattibilità e costi/benefici vanno valutati caso per caso.

«Però, prima di arrendersi – sottolinea Campana – bisogna considerare che oggi ci sono molte soluzioni per pavimenti ‘galleggianti’, cioè con una intercapedine sotto dove ospitare un isolante o di mattonelle fatte con isolanti termici. E tenete conto che anche un semplice parquet, fra capacità isolante del legno e quella del materassino plastico sottostante, può dare un certo sollievo al problema.»

Costi, incentivi e risparmi

Ma alla fine, con tutti questi interventi, quanto si può risparmiare?

I costi spesso non sono esattamente popolari. Ad esempio un isolamento per pareti in fibra di legno può costare intorno ai 60 euro al mq.

«Ma, a parte che la salute non ha prezzo, di nuovo, occorre tenere conto delle detrazioni fiscali: ecobonus 65%, per l’efficientamento energetico dell’abitazione o almeno detrazione del 50% sui singoli interventi.

E ci sono anche bonus maggiorati e graduati per i condomìni, 65-70% se l’intervento interessa almeno il 25% dell’involucro, e addirittura 75% per interventi che migliorino la prestazione energetica sia invernale che estiva», ricorda Sampaoli

Sul risparmio «è difficile generalizzare – conclude Campana – posso però citare il caso di appartamenti in un casolare antico in cui siamo intervenuti portandolo dalla classe G, o forse pure peggiore, a una C-B».

Che vuol dire passare da un consumo per la climatizzazione di oltre 160 kWh/mq annui, a uno di circa 60 kWh/mq annui, più che un dimezzamento di consumi e spese.

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