Il mercato dell’energy storage sta crescendo rapidamente nei diversi settori – residenziale, commerciale, industriale – portando nella sua scia vari dispositivi, oltre alle batterie di accumulo elettrochimico: parliamo di storage inverter e sistemi PCS (power conversion system) cioè quelle tecnologie che fanno da “ponte” tra gli accumulatori e la rete elettrica.

Sono apparecchi indispensabili, perché controllano e gestiscono i flussi bidirezionali di energia e così permettono alle batterie di caricarsi o scaricarsi secondo le diverse esigenze, attraverso le conversioni AC/DC e viceversa.

Anche di queste tecnologie si parlerà nel corso del workshop tecnico di QualEnergia.it “Accumulo, il futuro protagonista del fotovoltaico in Italia“, che si terrà il 1 dicembre a Roma.

Secondo le nuove previsioni di IHS Markit, contenute nell’Energy Storage Inverter (PCS) Report 2016, il mercato di questi prodotti potrà valere complessivamente 4,5 GW nel 2020, mentre il livello attuale è di circa 910 MW. Similmente a quanto osservato per altre tecnologie come il fotovoltaico e le stesse batterie, il fattore decisivo sarà la discesa dei prezzi.

Gli analisti, infatti, si aspettano che i prezzi dei dispositivi PCS caleranno in media del 13% l’anno nel periodo 2016-2020. Due elementi favoriranno questa tendenza: l’ingresso di molte nuove aziende nel settore e quindi una maggiore concorrenza, e l’incremento dei volumi produttivi con le relative economie di scala.

Per il momento, osserva IHS, uno storage inverter costa più della sua controparte “tradizionale”, perché ha funzioni molto più complesse di un inverter per il fotovoltaico non abbinato all’accumulo. Con il passare degli anni, però, il divario di prezzo è destinato ad assottigliarsi parecchio.

Ci sono due mercati distinti per i sistemi PCS, di cui uno è riservato alle numerose applicazioni commerciali e industriali, l’altro invece agli usi domestici. Il primo segmento crescerà più velocemente: +70% in media l’anno secondo le stime di IHS. Nel 2015, tre aziende hanno controllato quasi metà delle vendite di storage inverter destinati a progetti per l’industria e il terziario: BYD, Parker Hannifin e Woojin.

A livello di prezzi globali, la previsione è che in media nel 2020 un sistema PCS da 1 MW con inverter avrà un costo pari a 0,10 dollari/watt. Tale valore potrà anche scendere, soprattutto nelle aste competitive per progetti di energy storage di grandi dimensioni. Per questo genere di applicazioni, la taglia dell’inverter di solito è nella forbice 100-999 kW.

In campo residenziale, all’opposto, la taglia tipica dell’inverter è inferiore a 100 kW e il mercato è molto più frammentato, con 25-30 marchi che si spartiscono il 50% circa delle vendite; Panasonic, Sharp e Omron sono tra i cinque principali fornitori segnalati da IHS per il 2015.

Quali sono i vantaggi di un inverter per l’accumulo domestico? Per prima cosa, un dispositivo di questo tipo è la soluzione preferibile per il retrofit-ammodernamento di un impianto fotovoltaico esistente, quando si vuole aggiungere una batteria.

In secondo luogo, con batterie e storage inverter si aprono le porte agli utenti attivi – i cosiddetti prosumer – in grado di produrre energia, stoccarla e consumarla successivamente, nell’ambito di reti elettriche sempre più flessibili e con servizi innovativi di gestione della domanda (Prosumer: metà dei cittadini UE autoprodurrà energia nel 2050).