Il debito della Grecia attualmente si attesta al 177% del PIL in un rapporto che difficilmente si può considerare economicamente sostenibile. Non s’intravede nessuna prospettiva di ripresa economica e l’odierna gestione del debito ellenico palesa le proprie pesanti ripercussioni sociali e ambientali.

I sette anni di stallo economico e di austerità hanno minano la solidità del progetto europeo ed è ormai chiaro come, in questi tempi di crisi economica e ambientale, l’Unione Europea dovrebbe piuttosto concentrarsi nella tutela del welfare e del territorio dei propri Stati Membri.

A partire da questi presupposti, il World Wide Fund for Nature (WWF) vuole stimolare un dialogo politico innovativo in merito a una possibile riduzione del debito che affligge la Grecia e – in collaborazione con la New Economics Foundation, l’ufficio di Atene del WWF – ha recentemente elaborato un documento, il “Debt relief for a living economy in Greece” (allegato in basso).

La proposta prospetta un’alternativa economica in piena antitesi con il regime di austerità imposto ai Paesi Europei dalla politica economica dell’Unione, indicando come si potrebbe perseguire la conservazione delle ricchezze naturali e uno sviluppo realmente sostenibile attraverso l’implementazione di una riduzione del debito.  

Secondo il WWF il debito, quello stesso spettro che paralizza molte economie continentali e nel mondo, si potrebbe trasformare in una sorta di finanziamento per la tutela del bene comune.

Al di là dello situazione drammatica delle sue finanze, la Grecia rimane uno dei più importanti Stati europei in termini di ricchezza ecologica. Secondo l’International Union for Conservation of Nature (IUCN), il Paese custodisce alcuni degli ecosistemi più sani dell’intera Europa e, grazie alle sue caratteristiche geografiche e climatiche, è ancora caratterizzato da alti livelli di endemismo.

Un vero e proprio tesoro ecologico che fornisce servizi ecosistemici la cui importanza va ben al di là dei confini nazionali, un patrimonio di valore inestimabile che arricchisce il continente tutto.

Tuttavia questo patrimonio naturale è minacciato dalla selvaggia deregolamentazione ambientale. A partire dal 2010 infatti, le misure volte alla riduzione del disavanzo non solo hanno causato una generale contrazione della spesa pubblica e pesanti tagli a salari e pensioni, ma hanno anzi favorito una serie di misure ecologicamente miopi.

Purtroppo, attraverso i programmi macroeconomici di adeguamento si è dovuto anche perseguire un generale indebolimento del quadro normativo relativo alla conservazione degli habitat naturali protetti. Sono quindi stati adottati provvedimenti che mirano a favorire investimenti edili aggressivi anche in zone costiere protette, oltre ad esser stati emanati una serie di condoni per sanare abusi sorti in riserve e parchi.

Anche il settore delle energie rinnovabili è stato drammaticamente colpito dalla crisi. Il sistema elettrico ellenico, già caratterizzato da un’alta intensità di carbonio, ha vissuto una pesante contrazione degli investimenti in nuovi progetti FER: particolarmente in sofferenza il fotovoltaico con solo 17 nuovi MW di potenza installati nel 2014 e 10 nel 2015.

A ciò si aggiunga un generale indebolimento delle politiche di efficienza energetica.

D’altra parte tutti i recenti governi, compreso quello di Syriza, hanno dimostrato un forte sostegno agli impianti termoelettrici esistenti che bruciano lignite: il Paese è il terzo produttore europeo di questo combustibile solido e tre anni fa si è avviata la costruzione di due nuovi impianti da 660 e 440 MW di potenza (si veda il documento redatto dal WWF Greece Ptolemaida 5 and Meliti 2 “Economic viability report of the new lignite units”).

Il massiccio sfruttamento dei giacimenti di lignite non ha comunque significativamente contribuito a colmare l’insufficiente offerta energetica che, secondo l’Energy desk di Greenpeace, danneggia 6 famiglie greche su 10. Circa 3 milioni di persone, ovvero quasi un quarto della popolazione greca, non può permettersi un riscaldamento adeguato durante l’inverno.

Nel disperato tentativo di contenere le importazioni di idrocarburi, dal 2015 la Grecia ha altresì promosso le esplorazioni sia sul territorio che offshore, nel mar Ionio.

La sfida economica allora è di tradurre una possibile riduzione del debito in capitali che finanzino direttamente misure di tutela ambientale e investimenti in rinnovabili ed efficienza energetica.

In questo modo, e in piena coerenza con gli obiettivi del Sustainable Development Goals delle Nazioni Unite, si potrebbero risanare anche le finanze di molti altri Paesi così ricchi in biodiversità.

Bisogna precisare che l’idea proposta nel Debt relief for a living economy in Greece, non è una novità nella storia della finanza internazionale.

Un esempio di particolare rilevanza è il “Conservation Act Tropical Forest” del 1998, meccanismo elaborato dagli USA a sostegno della conservazione delle foreste tropicali: i pagamenti del debito restano all’interno del Paese debitore e vengono redistribuiti alle ONG ambientali locali.  

Già verso la fine degli anni ‘80 lo stesso WWF aveva collaborato con il governo americano con l’intento di ristrutturare il debito di alcuni Paesi Latinoamericani: nel 1987 la Bolivia si avvantaggiò di una riduzione del suo debito sovrano a titolo di sostegno alla salvaguardia delle foreste, e successivamente anche Costa Rica ed Ecuador poterono godere di una riduzione del passivo nazionale allo scopo di sostenere la difesa del territorio.

Anche nel Vecchio Continente si è sperimenta la riformulazione del debito in funzione della tutela ambientale: nei primi anni ‘90 la Polonia ha realizzato una consistente cancellazione del proprio debito per la creazione di un fondo statale che gestisse capitali finalizzati a finanziare progetti di protezione delle risorse naturali.

Nondimeno si può notare come sussistano profonde differenze tra le varie esperienze di rinegoziazione del debito e la situazione greca. Il sistema economico della Grecia sicuramente non è assimilabile alla Polonia, reduce da decenni di socialismo reale, e non rispecchia neppure quello di un Paese in via di sviluppo; inoltre la nazione Ellenica rimane un membro della zona euro, seppur pesantemente indebitato. 

È senz’altro necessario accogliere l’idea che il futuro delle economie europee si debba muovere verso la tutela del territorio e nell’urgenza di svincolare la crescita economica dal degrado dell’ambiente naturale: arrestare la rovina della biodiversità, l’eco-innovazione, l’uso efficiente delle risorse, sono ormai scelte politiche che si traducono in occasioni di crescita e benessere della comunità mondiale.

L’invito del WWF è quello di considerare il valore sia ambientale che economico del patrimonio naturale greco come una risorsa per l’intera Unione Europea, auspicando un possibile accordo tra la Grecia e le sue istituzioni creditrici che favorisca il perseguimento di politiche sostenibili.

Debt relief for a living economy in Greece (pdf)