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Informazione e comunicazione: l’ambiente non è protagonista

L’incontro di Bologna tra giornalisti e comunicatori della Fima e i comunicatori delle agenzie ambientali è stato l’occasione per un confronto sull'informazione ambientale oggi in Italia.

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Il gruppo di lavoro Comunicazione Sistema nazionale per la Protezione dell’Ambiente (Snpa) e la Federazione Italiana Media Ambientali (Fima) il 29 settembre scorso hanno organizzato a Bologna il seminario “Comunicare l’ambiente nell’epoca della conversazione social”.

Esperienze, problemi e prospettive verso una maggiore trasparenza dell’informazione ambientale. Ecco com’è andata.

Si è trattato di un appuntamento nel quale comunicatori delle agenzie ambientali e giornalisti associati a Fima si sono confrontati sulle modifiche e i cambiamenti del sistema dell’informazione che riguardano anche l’informazione ambientale.

«La chiusura di trasmissioni come Scala Mercalli e Ambiente Italia sono segnali del ridimensionamento dell’informazione ambientale che si sta facendo in Italia. – ha detto Mario Salomone, presidente di Fima – Secondo la Rai non c’è una volontà di eliminare l’informazione ambientale, ma si è trattato di una questione di audience». Comunque la si pensi, una riduzione sui media generalisti dell’informazione ambientale è un fatto.

Il punto sulla comunicazione delle agenzie ambientali l’ha fatto da Marco Talluri, responsabile ‘Comunicazione, informazione e Documentazione Arpat, che ha detto: «Sarebbe necessaria una regia unitaria della comunicazione delle agenzie, perché il panorama è diventato complesso e l’ambiente partecipa a tutta la sfera del quotidiano dei cittadini» (vedi presentazione in basso).

Il percorso che stanno facendo le Arpa è comunque molto interessante, anche perché non è scontato. Una pubblica amministrazione potrebbe tranquillamente chiudersi nella propria “torre d’avorio” fatta di una “non comunicazione”, diffondendo messaggi burocratici e criptici e rimandare sine die il problema. Invece, i comunicatori delle Arpa hanno scelto il terreno più problematico per il confronto con gli operatori dell’informazione e, con ogni probabilità, anche nella consapevolezza di essere la fonte d’informazioni importanti per vita dei cittadini.

«Dobbiamo dare informazioni scientificamente validate, in situazioni complesse. – ha detto Cristina Pacciani, responsabile dell’ufficio stampa di Ispra – Nei giorni successivi al sisma di Amatrice abbiamo divulgato informazioni esaustive, anche tramite i social, ma la domanda è: quale informazione abbiamo dato precedentemente?’ La risposta è: ‘quasi nessuna’. Nei 150 giorni precedenti al terremoto sul rischio sismico si trovava un unico tweet».

L’intervento di Cristina Pacciani, pone un problema cardine dell’informazione ambientale, ossia la prevenzione del rischio attraverso l’informazione.

«Abbiamo bisogno di un giornalismo investigativo e allo stesso tempo civico in materia d’ambiente soprattutto per le sue ricadute sulla salute. – ha detto Rosy Battaglia, fondatrice di Cittadini Reattivi – Mappe, inchieste e dati, sono gli elementi necessari, assieme alle testimonianze dei cittadini che possono diventare parte delle dinamiche democratiche».

Però il problema della “persistenza” dei contenuti ambientali è anche un problema di educazione. «I processi educativi e i patti tra generazioni vanno assieme, ma è necessario cambiare l’educazione attuale perché guarda al passato», ha affermato Paola Bolaffio, direttrice di Giornalisti nell’Erba. Abbiamo di fronte molti problemi ambientali, a cominciare dal clima, che potremmo non vedere, e non fare vedere ai cittadini, con la sufficiente nitidezza. 

La presentazione di Sergio Ferraris (pdf)

La presentazione di Marco Talluri (pdf)

La presentazione di Mauro Bompani (pdf)

La presentazione di Paola Bolaffio (pdf)

La presentazione di Calogero Di Chiara (pdf)

La presentazione di Rosy Battaglia (pdf)

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