Perché gli italiani sprecano energia lasciando le luci accese?

  • 23 Agosto 2016

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Un sondaggio evidenzia le cattive abitudini degli italiani nella gestione dell'illuminazione domestica, causa di sprechi energetici ed economici. Intanto arrivano sul mercato delle app per la gestione degli impianti di illuminazione da remoto.

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Ogni giorno, per circa 30 minuti, teniamo inutilmente accese le lampadine in casa, in ufficio e negli edifici pubblici. A pagare il prezzo più alto per questi dispendi inutili di energia sono le famiglie.

In particolare dimenticare le luci accese, sommato ad altre disattenzioni elettriche ed energetiche in genere, porta ogni anno in Italia a sprechi economici che possono ammontare a 80 € per famiglia.

È quanto emerge da un sondaggio web realizzato con la metodologia WOA (Web Opinion Analysis) dall’Associazione “Donne e qualità della vita” attraverso un monitoraggio dei più importanti social network e di vari forum online, su un campione di 500 individui tra i 25 e i 75 anni.

Ma per quali motivi dimenticare le luci accese è un fenomeno diffuso anche nei mesi estivi? Al primo posto, emerge dal sondaggio, tra le cause più comuni c’é la non consapevolezza del costo. Nel 23% dei casi (la percentuale maggioritaria) sono i più giovani a incorrere in queste distrazioni, proprio coloro che presumibilmente non si occupano di pagare le bollette.

Il 19,5% degli intervistati lo fa semplicemente perché ritiene che qualcun altro in famiglia prima o poi spegnerà le luci. C’è poi un 15% che si giustifica dicendo che le lascia accese senza badarci.

Al 12% c’è la disattenzione, la semplice sbadataggine. Quinto posto per la mancanza di educazione ambientale (9%), mentre chiude questa classifica una necessità che coinvolge parecchie persone, non soltanto bambini ma anche adulti: in tanti sono infatti coloro che non riescono ad addormentarsi se non hanno la lampada accesa; peccato però che, in buona parte dei casi, questa rimane poi accesa tutta la notte.

Quest’ultima voce riguarda il 6% delle preferenze. Come dato complessivo del campione esaminato emerge che il 70% lascia, spesso o molto spesso, l’illuminazione accesa anche di giorno quando non serve.

Proprio a supporto di chi, come in questo esempio, ancora non sa gestire in modo consapevole i propri consumi energetici per ridurli e ottimizzarli arrivano sul mercato delle app, realizzate da grandi aziende di elettrodomestica come Bosch o Philips, che permettono di controllare il proprio impianto d’illuminazione da remoto con un solo clic sullo smartphone o sul tablet.

Funzioni come “Home Connect” o “Philips Hue” sono ormai realtà radicate nel mondo della domotica e vengono in aiuto dei più sbadati che dimenticano luci o elettrodomestici accesi nelle loro abitazioni.

Se sullo spreco dei consumi riguardanti l’illuminazione domestica gli italiani non sono certo un buon esempio, bisogna d’altra parte riconoscere un miglioramento dal punto di vista del riciclo delle apparecchiature per l’illuminazione.

Infatti, secondo gli ultimissimi dati semestrali del Consorzio Ecolamp, per il recupero e lo smaltimento di apparecchiature di illuminazione, nei primi sei mesi del 2016 nel Belpaese sono stati raccolti ben 961.179 kg di lampadine esauste, avviate a corretto trattamento dal consorzio, grazie ai conferimenti di privati cittadini e professionisti dell’illuminazione.

Le 3 regioni più attente al riciclo sono state la Lombardia, (249 tonnellate, contribuendo per il 26% alla raccolta nazionale), il Veneto (127 tonnellate, 13,3%) e il Piemonte (92 tonnellate, 9,6%).

Note molto positive da regioni del Sud come la Puglia, che rispetto al 2015 ha raccolto oltre 11 tonnellate in più (44.505 Kg vs i 33.227 kg del 2015), realizzando la migliore prestazione nazionale a livello di incremento, e la Calabria, anch’essa in aumento rispetto allo scorso anno (7.660 kg nel 2016 vs 7.257 kg nel 2015).

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