Toscana, terra di geotermia per le abitazioni e l’impresa

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In Toscana, in un territorio diviso tra le province di Grosseto, Siena e Pisa, da tempo è iniziato da tempo un percorso differente nella produzione energetica, grazie alla geotermia, Diversi gli esempi di utilizzo di questa risorsa e non solo per abitazione e uffici. Vediamoli.

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È l’energia della terra, quella della geotermia che si utilizza in Toscana, un territorio ampio e diviso tra le province di Grosseto, Siena e Pisa dove, a ridosso di luoghi e a comunità storiche da oltre un secolo, s’intrecciano le storie dell’energia, dell’industrializzazione e della tutela ambientale.

Storie che si sono sviluppate a partire dal 1828, con il francese Francesco Giacomo de Larderel (1790-1858) che diventa l’unico proprietario e gestore delle “fabbriche boriche”, in quella località che sarebbe diventata Larderello, per arrivare al 1904 quando il principe Piero Conti Ginori realizzò, proprio a Larderello, un impianto a vapore geotermico costituito da un piccolo scambiatore di calore alimentato dal fluido di un pozzo locale, il cui vapore puro alimentava un motore a pistoni al quale era collegata una dinamo da 10 kWe.

Subito dopo, nel 1908, arrivò un secondo gruppo dinamo da 20 kWe con il quale si elettrificò la maggior parte del paese, e nel 1912, con l’adozione della turbina da 250 kWe (gruppo Tosi) accoppiata a un alternatore Ganz, si realizza la prima vera centrale geotermoelettrica del mondo (Larderello 1) con la quale oltre alle abitazioni civili, gli edifici pubblici e gli impianti chimici dell’azienda, furono elettrificati anche i principali centri abitati della zona boracifera.

Nel 1916, infine, fu ultimata la linea elettrica Larderello-Volterra che permise di elettrificare alcune residenze private a Pomarance, Saline di Volterra e i complessi produttivi che si trovavano lungo il percorso. Si tratta di un territorio in trasformazione dove la vocazione esclusivamente industriale sta lasciando spazio ad altre attività, ferma restando la produzione di energia geotermica.

La diminuzione della vocazione industriale, che ha portato alla chiusura delle miniere di mercurio dell’Amiata o di pirite, ferro e rame nelle colline metallifere, sta interessando anche la produzione energetica che ha iniziato da tempo un percorso differente, verso una maggiore sostenibilità ambientale, mirato a un diverso rapporto con il territorio.

«Noi immaginiamo e lavoriamo affinché questo territorio abbia un futuro migliore – dice Sergio Chiacchella, direttore generale di Co.Svi.G. la società consortile pubblica che promuove lo sviluppo dei territori geotermici in maniera sinergica tra economia e tutela ambientale – Dagli anni ’70, queste zone hanno subìto una forte crisi, con la considerevole perdita di posti di lavoro e di capacità di creare ricchezza. Si tratta di un fenomeno che crediamo si possa invertire grazie all’utilizzo della geotermia, mettendo in luce una Toscana che, per ora, è meno conosciuta».

L’idea è quella di creare un mix di sviluppo nel quale gli ingredienti siano la storia, l’archeologia, la cultura, il paesaggio con l’inedita amalgama dell’energia dal profondo della terra. Da tempo, la logica dello sviluppo non è più quella dello sfruttamento energetico tout court e si stanno incrementando opportunità, metodologie e pratiche che, oltre alla produzione elettrica, utilizzano l’energia del sottosuolo.

Nel comune di Montieri, in provincia di Grosseto, è stata realizzata una rete di teleriscaldamento alimentata a energia geotermica prelevata dai vapordotti presenti in grado di portare calore a 425 utenze sia pubbliche sia private.

«L’utilizzo del teleriscaldamento per un piccolo borgo come il nostro, significa proiettarci verso il futuro, migliorando la vita dei cittadini in un luogo per certi versi periferico – ci dice il sindaco di Montieri, Nicola Verruzzi – Il teleriscaldamento da geotermia consente un abbattimento di oltre il 60% delle bollette dei cittadini per quanto riguarda il calore, durante tutto l’anno perché, al contrario dei sistemi di teleriscaldamento tradizionali, questo impianto fornisce anche l’acqua calda sanitaria».

Non soddisfatti hanno anche installato un sistema fotovoltaico sul tetto della centrale di teleriscaldamento che copre in parte il fabbisogno elettrico della centrale stessa. E, pochi chilometri più in là, il calore geotermico riscalderà le abitazioni già dal prossimo autunno.

Nelle storiche strade di Radicondoli, in provincia di Siena, comune di circa 1000 abitanti, fervono i lavori, non senza qualche problema da parte delle sovaintendenze, per la posa del sistema di teleriscaldamento che non peserà neanche un Euro sul bilancio comunale, poiché i 9 milioni necessari arrivano tutti dall’accordo generale sulla geotermia, gestito da Co.Svi.G. e dai fondi europei Por CreO. “Con il teleriscaldamento arriveremo a emissioni zero”, afferma Emiliano Bravi, sindaco di Radicondoli.

“Non si tratta soltanto di un impatto positivo sull’ambiente ma – prosegue – grazie al risparmio, anche di un netto miglioramento della vita dei cittadini. Poi si deve considerare l’aspetto della sicurezza. Infatti sostituiremo delle caldaie a Gpl (Radicondoli come tutta la zona non è servita dal gas naturale. N.d.R.) con degli innocui scambiatori di calore”.

Con l’occasione delle escavazioni si sta rinnovando il sistema d’illuminazione pubblica che passerà a Led, e quindi a basso consumo, posando anche la fibra ottica per cablare tutto il paese e collegarlo a Internet.

Il progetto, che il sindaco Bravi chiama “Radicondoli 2.0”, ha lo scopo di offrire un luogo efficiente e a costi energetici contenuti a tutti coloro che possono lavorare da remoto, combattendo così due fenomeni. Il primo è lo spopolamento dei centri storici, fenomeno che in questi territori è stato amplificato dalla crisi, mentre il secondo, è la conseguente perdita di valore degli immobili che dovrebbero, una volta terminati i lavori, riprendere quota sul fronte dei prezzi a metro quadro.

Non solo abitazioni

Il calore della terra non serve solo a riscaldare case e uffici. Basta fare ancora pochi chilometri per imbattersi in una delle tre sedi produttive della cooperativa sociale Parvus Flos che utilizza serre geotermiche dove si producono fiori e piante, in modo particolare il basilico, con metodi biologici.

La geotermia soddisfa tutto il fabbisogno di calore, il 96% dell’energia necessaria all’azienda mentre il restante 4% è rinnovabile e viene prodotto con pannelli fotovoltaici, oppure acquistato da fonti verdi.

«Usare l’energia geotermica per le serre, significa conseguire un notevole risparmio, sia in termini economici sia sotto il profilo ambientale – dice Leonardo Borgioli, agronomo e responsabile della produzione di Parvus Flos – Qui siamo a un’altezza di 500 mt sul livello del mare e, grazie al calore della geotermia, riusciamo a coltivare piante esotiche subtropicali, come la curcuma, che per arrivare a fioritura necessitano di temperature attorno ai 25 °C».

Il poter coltivare piante esotiche, che hanno un alto valore poiché la loro coltivazione non può essere meccanizzata in maniera forzata, ha dei riflessi positivi anche dal punto di vista occupazionale, amplificati dal fatto che la cooperativa, per scelta, impiega, al 30%, risorse socialmente svantaggiate. E i dati ambientali non sono da poco: 810 le tonnellate equivalenti di petrolio l’anno non utilizzate e 2.000 le tonnellate di CO2  scongiurate.

Più in là, verso il mare dopo pochi chilometri e molte curve, s’arriva a Monterotondo Marittimo, in provincia di Grosseto, al caseificio Podere Paterno, nelle immediate vicinanze della centrale Enel – Nuova San Martino, dove si utilizza un mix di geotermia e fotovoltaico che soddisfa le esigenze energetiche dell’azienda al 95%.

L’elettricità fotovoltaica viene impiegata per le mungitrici delle pecore, che sono più di mille, per le celle frigorifere, per i macchinari e per l’illuminazione, mentre il calore viene utilizzato per il processo di pastorizzazione, di stufatura della cagliata e cottura della ricotta. Il risultato è una bolletta energetica abbattuta del 30%. «I vantaggi delle rinnovabili nella nostra azienda. sono di natura economica e di ritorno d’immagine.

Produrre mantenendo la sostenibilità è una qualità che ci viene riconosciuta anche dalla clientela. – dice Mario Tanda, uno dei proprietari di Podere Paterno – Il nostro obiettivo è chiudere la filiera e sviluppare nuovi prodotti. Per questo motivo abbiamo realizzato un gelato con il latte delle nostre pecore e con altri ingredienti provenienti in massima parte dal territorio».

L’energia geotermica rinnovabile contagia anche chi non la utilizza direttamente. È il caso dell’azienda biologica La Poderina Toscana a Castel del Piano, in provincia di Grosseto, che dal 1996 produce olio extravergine d’oliva toscano Igp e vino Montecucco rosso Doc e nel 2006 ha aperto il ristorante biologico, a km zero, L’olivastra. Entrambe le attività hanno un significativo livello d’utilizzo di fonti rinnovabili.

Dal 2009, un impianto fotovoltaico da 20 kWe, fornisce all’oleificio l’elettricità di cui ha bisogno, eliminando le fonti fossili, mentre il calore necessario durante tutto l’anno, viene prodotto tramite una caldaia a biomassa alimentata dal nocciolino derivato dalla sansa, residuo delle lavorazioni del frantoio.

Una filiera la cui prossimità, in questo caso, si misura in metri e non in chilometri.

Birra a vapore

Verso il tramonto la cosa migliore da fare è dirigersi a Sasso Pisano, una frazione di Castelnuovo Val di Cecina in provincia di Pisa, per bere una birra. Ovviamente geotermica.

Vapori di Birra, infatti, è il primo birrificio artigianale italiano che utilizza il vapore geotermico come fonte principale per il processo brassicolo. Sui tavoli del locale si possono degustare birre come la Geyser (Pale Ale), la Sulfurea (Weisse), la Magma (ambrata doppio malto) o la Thera (aromatizzata con miele di castagno locale), mentre si osservano i macchinari utilizzati per la loro produzione.

Anche in questo caso, la filiera si misura realmente in pochi metri poiché il pozzo per la captazione del vapore geotermico si trova a poca distanza dal birrificio. «Usiamo il calore geotermico per tutte le fasi della lavorazione, compreso il lavaggio per cui siamo a zero emissioni di CO2 – dice Edo Volpi, presidente di Vapori di Birra – E i clienti arrivano sia per la qualità della birra sia perché incuriositi dall’energia utilizzata, e questo attira persone da tutte le parti d’Italia».

Nel giro di soli due anni Vapori di Birra ha toccato i 30mila litri di produzione annuale e punta a raggiungere 120mila litri nei prossimi quattro anni, passando dai 45mila previsti per il 2016. Il tutto per creare, con la birra geotermica, sei posti di lavoro stabili.

Ricerca innovativa

Lungo la strada, al di fuori di Radicondoli in direzione di Castelnuovo Val di Cecina e nei pressi della centrale geotermica di Sesta 1, ci si imbatte nei laboratori di Sesta Lab dove si testano, in condizioni reali, le turbine a gas. Si tratta di una realtà che ha pochi concorrenti al mondo – una in Canada e un’altra in Germania – che rappresenta un’eredità di grande eccellenza di Enel passata, attraverso Co.Svi.G che la gestisce, in mano pubblica, diventata un’esperienza di successo.

Due anni fa, Enel decise di dismettere questi laboratori, probabilmente a causa della crisi dei cicli combinati. La regione Toscana intervenne, anche per preservare il know-how e le filiere industriali locali che, grazie a Sesta Lab continuano a rappresentare un’eccellenza italiana e non solo. In questo caso il tanto bistrattato settore pubblico ha lavorato bene.

A due anni di distanza Sesta Lab non è in ripresa, ma è in pole position. “La nostra storia recente è fatta di sviluppo – dice Giulio Grassi, giovane direttore del laboratorio – nel giro di due anni abbiamo fatto una decina d’assunzioni, tutte di giovani qualificati. E siamo passati dai due clienti del 2014 ai cinque del 2016, mentre per il 2017 si rischia l’overbooking con otto clienti”.

E se otto clienti sembrano pochi, dovete considerare che che si tratta spesso di colossi quali General Electric e Ansaldo Energia accanto a grandi player cinesi e coreani, ma Grassi punta più in alto. È il caso di dirlo. Stiamo cercando d’entrare in un nuovo mercato, che non è solo quello delle turbine a gas – prosegue Grassi – Quello delle turbine aeronautiche che sarà un mercato in crescita esponenziale”.

L’esperienza di Sesta Lab ha spinto la Regione Toscana, attraverso Co.Svi.G., a investire sulla ricerca creando a Larderello, il paese geotermico per eccellenza, il CegLab, un laboratorio di ricerca applicata sulla geotermia, in grado di studiare a fondo la risorsa geotermica determinandone le potenzialità energetiche, le caratteristiche dei fluidi e le applicazioni più adatte a un sito specifico, con particolare attenzione agli impieghi diretti del calore. Una piattaforma pubblica a disposizione di chiunque, pubblico/privato che voglia investire nella geotermia.

Un modello che sembra ispirarsi al Nrel (National Renewable Energy Laboratory), il laboratorio pubblico statunitense per le rinnovabili, per sviluppare le potenzialità geotermiche di questo territorio in maniera sostenibile a livello locale e con benefici, come quelli sulle emissioni di CO2, sul piano globale.

L’articolo è stato pubblicato nel n.3/2016 della rivista bimestrale QualEnergia, con il titolo “Terre di Geotermia”.

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