Investimenti globali rinnovabili: diminuiscono nel primo semestre, ma anche per il calo dei prezzi

I soldi investiti nelle fonti pulite nei primi sei mesi del 2016 al 23% in meno rispetto allo stesso periodo 2015. Ma questo dato va accompagnato da alcuni fattori positivi dei mercati delle rinnovabili, come il calo dei prezzi del fotovoltaico e l'andamento dell'eolico offshore in Europa.

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Con ogni probabilità, il 2016 non sarà un anno record per gli investimenti globali nelle fonti rinnovabili. Come riportano gli ultimi dati di Bloomberg New Energy Finance (BNEF), infatti, il secondo trimestre ha visto un totale di 63 miliardi e mezzo di dollari investiti a livello mondiale nelle tecnologie pulite.

È una crescita del 12% rispetto ai tre mesi precedenti, ma se paragoniamo questa cifra a quella spesa da aprile a giugno 2015, che era pari a 90 miliardi di dollari, allora osserviamo una netta caduta (-32%).

Guardando, invece, al periodo gennaio-giugno 2016, gli investimenti complessivi nelle rinnovabili hanno superato di poco 116 miliardi di dollari, con una diminuzione del 23% in confronto al semestre iniziale dello scorso anno. A poco sono valsi alcuni dati in controtendenza, ad esempio l’Europa che nei primi sei mesi del 2016 ha speso il 4% in più rispetto al 2015 (33,5 miliardi) e il Brasile che ha segnato un +36% con quasi 4 miliardi di dollari destinati a nuovi progetti verdi.

Il problema è che tutte le altre zone geografiche sono andate in rosso: Cina -34%, Asia-Pacifico -47%, Medio-Oriente e Africa -46%, Americhe esclusi Stati Uniti e Brasile -63%, mentre negli USA gli investimenti sono calati del 5% in confronto al primo semestre 2015.

Costi delle rinnovabili in discesa

Tuttavia, come osservano gli stessi analisti di Bloomberg, non dobbiamo valutare questi numeri in modo troppo negativo. L’anno scorso è stato eccezionale per la green economy internazionale, con quasi 350 miliardi di dollari spesi nelle fonti pulite, +11% sul 2014 e +30% sul 2013, una ventina in più delle stime originarie pubblicate da Bloomberg lo scorso gennaio. Il calo degli investimenti è anche frutto di cambiamenti positivi in alcuni mercati, soprattutto quello del fotovoltaico.

Progettare e costruire un impianto solare è diventato sempre più economico, grazie al costante calo dei prezzi di pannelli, inverter e anche delle batterie al litio, che iniziano a essere utilizzate in un numero crescente di nuove installazioni residenziali e commerciali.

Anche le altre fonti rinnovabili, in molti casi, sono diventate competitive con le risorse fossili, perché il progresso tecnologico ha consentito di abbassare i loro costi complessivi di generazione elettrica (vedi QualEnergia.it sulla convenienza delle rinnovabili).

Certo rimangono molti rischi finanziari in varie regioni del mondo, tali da frenare se non proprio ostacolare del tutto i nuovi progetti nell’energia verde, come mostrava IRENA nel suo recente studio su come triplicare gli investimenti green entro il 2030.

Dall’Europa al Giappone

Ad attirare i finanziamenti più elevati nel primo semestre 2016, evidenzia Bloomberg, sono stati i programmi di eolico offshore in Europa, in particolare la decisione finale d’investimento di quasi quattro miliardi di dollari per il parco marino “Beatrice” da 588 MW in Gran Bretagna, al largo delle coste settentrionali scozzesi. Altri impianti per 300-400 MW in Germania e Danimarca hanno concentrato investimenti plurimiliardari.

I piccoli progetti solari hanno assorbito quasi venti miliardi di dollari nel semestre iniziale del 2016, giù del 32% rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente. In questo caso, oltre all’effetto positivo della riduzione dei prezzi, c’è stato il crollo del principale mercato di riferimento, il Giappone, dove le nuove installazioni sono precipitate di oltre il 60% in confronto a gennaio-giugno 2015.

Uno sguardo al prezzo del petrolio

Spostandoci infine sul versante delle fonti fossili, gli ultimi dati della IEA sul mercato mondiale dell’oro nero evidenziano che il prezzo basso del barile (vedi anche QualEnergia.it) sta avendo tre effetti rilevanti. Primo, ha fatto precipitare per il secondo anno consecutivo gli investimenti dell’industria petrolifera, che ha tagliato circa 300 miliardi di dollari tra 2015 e 2016.

Secondo, ha spinto al massimo la produzione di greggio dell’area OPEC, con oltre 31 milioni di barili giornalieri. Terzo, ha rallentato gli investimenti in efficienza energetica nei trasporti in diversi Paesi.

I dati completi di Bloomberg New Energy Finance: Global Trends in Clean Energy Investment

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