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Ecco quanto spende l’Italia in ricerca e sviluppo per l’energia

In crescita la spesa pubblica e privata per le attività di sviluppo tecnologico in campo energetico. Le fonti rinnovabili hanno ricevuto più soldi delle fossili, carbone, gas e petrolio, mentre l’efficienza energetica è in cima alla classifica con 243 milioni di € nel 2013. Più in difficoltà l’area dell’idrogeno-celle a combustibile.

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Quanto investe l’Italia in attività di ricerca e sviluppo nel settore dell’energia? E, ancora più importante, in quali aree?

Il ministero dello Sviluppo Economico, nel suo rapporto sulla situazione energetica nazionale nel 2015, restituisce la fotografia di un quadro in costante evoluzione. Efficienza e rinnovabili sono al primo posto, davanti alle fonti fossili, anche se ci sono comparti molto promettenti, come l’accumulo elettrochimico, che non sono ancora riusciti a compiere un vero e proprio balzo in avanti.

Spesa pubblica e privata

Andiamo con ordine, guardando innanzitutto l’intensità della spesa pubblica per la ricerca energetica in rapporto al PIL. L’Italia, come si vede nel grafico sotto, si trova davanti a Germania e Regno Unito, ma dietro a tantissimi altri Paesi, tra cui quelli nordici europei, Giappone, Francia, Stati Uniti. La Finlandia è la Nazione che spende di più in questo campo.

Guardiamo, ora, all’ammontare complessivo della spesa sia pubblica che privata per attività di ricerca e sviluppo nell’energia. Nel 2013, come riassume il grafico sotto, l’Italia ha destinato a tali attività 785 milioni di euro, secondo le ultime rilevazioni rese disponibili dal MiSE.

Oltre 200 milioni in più rispetto al 2007, quando la spesa totale si era attestata a 511 milioni di euro. C’è stata una diminuzione nel periodo 2009-2011 in concomitanza con la recessione economica internazionale, dopodiché la cifra è tornata a salire.

Le imprese a controllo privato nel 2013 hanno rappresentato il principale centro singolo di spesa (39% dell’ammontare globale), anche se il settore pubblico è quello che ha “pesato” di più: dalle istituzioni pubbliche è arrivato il 36% del denaro complessivamente speso, mentre le aziende a controllo pubblico hanno contribuito con il 25% della torta.

Le fonti rinnovabili superano le fossili

Interessante, a questo punto, approfondire le diverse aree di ricerca. Nel 2007, infatti, primeggiavano le fonti fossili, grazie a oltre 158 milioni di euro spesi nei loro centri di sviluppo tecnologico. Nel 2013 – i dati statistici forniti dal MiSE, riassunti nella tabella sottostante, si fermano a quella data – gas, petrolio e carbone valevano ancora 135 milioni, molto meno però dell’efficienza energetica (243) e delle rinnovabili (151).

Dai dati emerge, quindi, l’avanzata della green economy a scapito della vecchia economia fossile. Anche se non va dimenticato che gli investimenti nella ricerca per il carbone e gli idrocarburi, dopo il crollo registrato nel 2012 con 91 milioni di euro, sono poi ripartiti velocemente l’anno successivo.

I sintomi della transizione energetica si ritrovano in un’area ancora minoritaria ma molto promettente, che nelle statistiche è definita “conversione, trasmissione, distribuzione e stoccaggio dell’energia”.

Pensiamo alle reti elettriche intelligenti, ai sistemi di accumulo, alla generazione distribuita: tutte filiere che stanno acquisendo importanza crescente in un mix energetico sempre più centrato sulle tecnologie pulite. Le spese sono state pari a circa 61 milioni e mezzo di euro nel 2013.

Idrogeno in difficoltà, efficienza energetica al top

Continuano a perdere terreno, invece, gli investimenti in ricerca per l’idrogeno e le celle a combustibile, segno di costante difficoltà a trovare un certo grado di maturità tecnologica e conseguente spazio di diffusione.

Così siamo passati da quasi 56 milioni spesi nel 2009 ad appena 21 milioni quattro anni più tardi. Le stesse energie rinnovabili nel 2013 non erano più ai loro livelli massimi, perché nel 2011 e 2012 le spese in ricerca avevano superato, rispettivamente, 165 e 180 milioni di euro.

Così a uscire con il massimo dei voti e con il massimo degli investimenti pubblici e privati in ricerca è l’efficienza energetica: la spesa totale è sempre aumentata, quasi quadruplicando dai 64 milioni registrati nel 2007.

In continua progressione, infine, anche le spese nell’area della “fissione e fusione nucleare”, dove l’Italia mantiene professionalità e competenze di alto livello, tanto da destinarle quasi 100 milioni di euro nel 2013 (l’unica flessione nella serie statistica è del 2008: 63 milioni contro 75 dell’anno precedente).

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