La Germania potrebbe mischiare le carte in tavola per gli aiuti alle fonti rinnovabili: dal solare all’eolico, passando per le biomasse, l’industria delle tecnologie pulite è preoccupata per le modifiche allo studio del governo federale.

In ballo c’è la revisione della legge tedesca EEG (Erneuerbare Energien Gesetz) che rappresenta il cardine della transizione energetica (Energiewende) avviata già da diversi anni dalla Germania, con l’obiettivo di ridurre progressivamente l’apporto dei combustibili fossili e del nucleare nella generazione elettrica. Il cammino delle rinnovabili dipenderà dall’esito delle consultazioni in atto sulla prossima versione del provvedimento EEG, che regolerà gli incentivi alle fonti verdi dal 2017 in avanti.

L’impianto normativo tedesco finora si è basato essenzialmente sugli incentivi feed-in alle diverse tecnologie, finanziati grazie a una sovrattassa pagata dai consumatori finali di energia (con sconti concessi a determinate categorie d’impresa). Proprio nei giorni scorsi, il Tribunale UE ha emesso una sentenza nell’ambito della controversia legale tra Germania e Unione europea sulla legge EEG 2012, confermando quanto sostenuto in precedenza dalla Commissione Ue: le agevolazioni per le aziende energivore sono aiuti di Stato, anche se non è lo Stato a operare direttamente bensì facendo gestire l’allocazione degli incentivi a soggetti terzi/privati, come fornitori di energia e operatori di rete.

Ora il governo federale tedesco sta pensando di eliminare i meccanismi in vigore da luglio 2014 (EEG 2014) con un nuovo sistema centrato sulle aste. Queste ultime, stando alle indiscrezioni emerse dai negoziati ministeriali, dovrebbero diventare preponderanti nella legge EEG 2016, perché fino all’80% della nuova potenza da installare ogni anno nel fotovoltaico, nell’eolico e nelle altre fonti rinnovabili dovrà passare da gare pubbliche al ribasso e contingenti di capacità

È un po’ come sta avvenendo in Italia tra mille difficoltà, dovute, nel nostro caso, soprattutto al ritardo accumulato dal ministero dello Sviluppo economico nell’approntare il decreto sulle rinnovabili diverse dal fotovoltaico.

Ecco perché le varie associazioni, tra cui Bsw Solar, Bundesverband WindEnergie e Fachverband Biogas hanno diffuso un comunicato congiunto per criticare questo piano federale. Ci sono anche altri elementi che potrebbero frenare lo sviluppo dell’energia verde in Germania, ad esempio la proposta di limitare al 40-45% la quota complessiva delle rinnovabili nel mix elettrico al 2025, per ridurre il costo degli incentivi che gravano sulle bollette di cittadini e imprese.

Queste misure stanno un po’ minando la fiducia degli operatori delle rinnovabili, tanto che l’ultimo indice di Ernst & Young sugli investimenti internazionali nelle fonti pulite (in allegato in basso per gli abbonati a QualEnergia.it PRO) ha visto un balzo in avanti dei Paesi latinoamericani a scapito proprio dell’Europa e in particolare della Germania, che è scivolata dalla quarta alla quinta posizione a vantaggio del Cile.

In Germania, insomma, il quadro si fa più incerto. Le associazioni temono che aste e contingenti possano rallentare notevolmente la crescita delle rinnovabili, abbassando anziché aumentando le ambizioni tedesche di transizione energetica. L’eolico, osservano inoltre gli analisti di Ernst & Young, si trova in una situazione particolarmente delicata, perché le prime aste del 2017 dovrebbero riguardare circa 2,9 GW di nuova capacità, mentre quelle successive, con ogni probabilità, varieranno secondo il ritmo di sviluppo delle altre fonti, quindi in sostanza nessuno sa bene quanti GW saranno resi disponibili in futuro (forse un paio, ma potrebbero essere di meno).

Il seguente documento è riservato agli abbonati a QualEnergia.it PRO:

Prova gratis il servizio per 10 giorni o abbonati a QualEnergia.it PRO