Difficile credere che quello che ha parlato a New York a margine della firma degli accordi della COP21 sul clima sia lo stesso Matteo Renzi che ha sottoscritto leggi anti-rinnovabili come lo spalma-incentivi o che ha avvalorato la riforma delle tariffe elettriche che penalizza proprio l’autoconsumo da fonti rinnovabili.

Il Matteo Renzi “paladino green” a New York ha descritto il piano in dieci punti che il governo ha deciso di rendere noto in questa occasione e che dovrebbe porre il nostro Paese fra quelli più virtuosi. Gran parte degli impegni riguardano l’energia (rinnovabili ed efficienza), ma il premier ha anche parlato di contatori elettronici, trasporti, chimica verde e depuratori.

«Gli italiani, non andando a votare domenica scorsa, hanno dimostrato una volta di più che il referendum sulle trivelle era sbagliato. Ma per noi questo non vuole assolutamente dire che siccome il referendum non ha raggiunto il quorum allora i temi ambientali debbano essere messi da parte – ha spiegato Renzi -. Per noi vale semmai il contrario: dobbiamo uscire dall’ambientalismo ideologico e coniugare ambientalismo e sviluppo. Siamo qui a New York proprio per rilanciare la nostra politica».  

I vaghi impegni su rinnovabili ed efficienza

«È finito il tempo degli incentivi per le rinnovabili, e li stiamo riducendo perché nel momento in cui queste fonti funzionano non si può continuare con un mercato drogato dagli incentivi» ha spiegato il primo ministro italiano. A cui però andrebbe segnalato che in base ai dati di Legambiente ogni anno i sussidi diretti e indiretti alle fonti fossili sfiorano in Italia i 15 miliardi di euro.

Il primo punto del piano governativo riguarda l’energia eolica: «Vogliamo investire di più nell’eolico: le pale eoliche ci sono già, ma dobbiamo cambiarle per usare delle tecnologie più efficienti e la tecnologia italiana che possiamo usare c’è già» ha affermato Renzi. Non si capisce però a quale tecnologia italiana si stesse riferendo (il piccolo eolico?) e se quando parla di “pale eoliche” si riferisca proprio alle pale o agli interi aerogeneratori.

Per altro grazie ad un provvedimento dello stesso Governo Renzi, tutti gli impianti che non hanno aderito al cosiddetto spalma-incentivi volontario del D.M. 6 novembre 2014 non possono apportare modifiche agli impianti per 10 anni.

Ovviamente non c’è stato nessun riferimento a obiettivi, numero di impianti da realizzare, orizzonte temporale.

Stesso discorso sul fotovoltaico, che rappresenta il secondo dei punti in elenco: «Per certi versi l’Italia è già leader nel solare e dobbiamo investire nella tecnologia italiana per realizzare impianti italiani più efficienti». Per poi concludere, rispetto a eolico e FV: «Chiedo alle aziende di eolico e solare di creare posti di lavoro per i giovani ingegneri italiani, perché è qui che sta il nostro futuro».

Naturalmente, nessuno dei presenti ha segnalato a Renzi che il fallimento di buona parte delle aziende italiane delle rinnovabili è stata opera proprio degli interventi del suo governo. Un ulteriore punto del piano governativo riguarda i contatori elettronici: «Grazie ai contatori elettronici gli italiani potranno avere la consapevolezza di quanto consumano e potranno risparmiare in bolletta. Noi vogliamo dei cittadini consapevoli, anche per questo abbiamo spinto li abbiamo spinti a dire di no al referendum tramite l’astensione» ha spiegato un Renzi in evidente difficoltà.

Gli altri impegni

Gli altri impegni del piano presentato da Renzi riguardano:

  • Idroelettrico, in relazione alle concessioni europee.
  • Geotermico, che, secondo Renzi: «Vale pochissimo ma va coltivato perché ha l’esperienza italiana più forte in assoluto».
  • Efficienza: «Deve partire dalle case popolari e abbiamo sbloccato 180 milioni messi a disposizione dei comuni».
  • Trasporti: «Siamo a 3.000 colonnine elettriche e dobbiamo arrivare a 20.000. Abbiamo il parco mezzi più antiquato tra i grandi Paesi d’Europa. Siamo in condizioni nelle prossime settimane di partire con gli acquisti di nuovi mezzi che riducano le emissioni» ha affermato il presidente del consiglio.
  • Chimica verde: «Ambito in cui Eni ha investito tantissimo ed è leader al mondo».
  • Biomasse: «Un settore che va legato al controllo della deforestazione». Ma Renzi ha preferito non entrare nel merito, motivando questa scelta con la scarsa attenzione del pubblico.
  • Depuratori per la qualità delle acque dei mari.

La politica energetica italiana

«Abbiamo l’obiettivo di portare le rinnovabili dal 39 al 50% del mix elettrico» ha poi affermato il premier, prendendo un ulteriore impegno vago, a cui non si sa bene chi potrebbe opporsi (e perché), ma senza spiegare in che modo ottenere in concreto i risultati e senza delle tempistiche ben definite.

E a chi dice che l’Italia sta facendo meno di altri Paesi per le rinnovabili, Renzi ha risposto: «Gli Stati Uniti grazie all’amministrazione Obama hanno fatto molto per promuovere rinnovabili ed efficienza, ma sono diventati autosufficienti energeticamente con una tecnologia come il fracking che in Italia per fortuna non è possibile utilizzare. Altri Paesi come la Germania hanno investito molto sulle rinnovabili, ma hanno anche il nucleare».

Qui (stranamente) il presidente del Consiglio non si è rallegrato del fatto che per ben due volte gli italiani abbiamo detto di no all’energia nucleare. «L’Italia non è un Paese energeticamente autosufficiente e il mio governo ha scelto di affiancare lo storico corridoio Est-Ovest di Russia e Medio Oriente il corridoio Sud dei Paesi africani. Anche per questo abbiamo rilanciato i programmi di cooperazione internazionale con l’Africa».

Le reazioni degli ambientalisti

«Ben vengano i primi chiari impegni annunciati a favore delle fonti rinnovabili dal presidente del Consiglio Matteo Renzi – ha commentato Rossella Muroni, presidente di Legambiente -. Obiettivi importanti e a nostro avviso realizzabili in tempi brevi. Per questo Legambiente rilancia al Governo le sue tre proposte per incentivare le rinnovabili nel Paese: intervenire con provvedimenti mirati sul biometano e sull’autoproduzione da fonti rinnovabili, e approvare il decreto di incentivo per le rinnovabili non fotovoltaiche. In questo modo si potrebbero superare quelle barriere che oggi impediscono il pieno sviluppo delle energie pulite.»

«Ci sono in Italia tante eccellenze da supportare – continua Muroni –  Dal fotovoltaico, settore in cui il nostro Paese è leader ma che è stato affossato dalle politiche del governo, alla produzione di biometano, che ha un potenziale di produzione nazionale di 8 miliardi di metri cubi, ossia 4 volte tanto quello del metano estratto dalle piattaforme oggetto del referendum del 17 aprile».

Greenpeace ha invece inviato una lettera al Presidente del Consiglio, in cui si legge: « I benefici dello sviluppo delle fonti rinnovabili per l’economia e l’occupazione sono tangibili. Un rapporto realizzato da Althesys per Greenpeace ha stimato che nel 2013 le ricadute economiche per l’Italia sono state pari a oltre 6 miliardi di euro. Nel 2013 gli occupati totali nel settore erano oltre 63.000 (di cui circa 50.000 legati all’occupazione diretta). Dai dati emersi dal rapporto risulta chiaro che una politica basata sulla “rivoluzione energetica” in Italia farebbe crescere i posti di lavoro complessivi a 100.000 unità nel 2030.»

«Avremmo voluto discutere di questi scenari con il precedente Ministro per lo Sviluppo Economico, Federica Guidi, che però non ha mai voluto ascoltarci. Speriamo di avere presto un’altra occasione. Perché – conclude Greenpeace – continuiamo a credere che efficienza e rinnovabili siano l’unica prospettiva seria per creare sviluppo e occupazione nel nostro Paese, contribuendo alla tutela del clima e delle bellezze del nostro paesaggio».