L’impulso dato dalle rinnovabili sta cambiando radicalmente un settore energetico maturo come quello europeo, con una mutazione tecnologica e strategica delle utility e con nuovi modelli di business e di consumo.

Allo stesso tempo ha fatto crescere le aziende italiane che ora stanno investendo sempre più sui mercati emergenti. È quanto, in sintesi, viene tracciato nella nuova edizione del Rapporto Annuale Irex, dal titolo “La trasformazione dell’industria italiana delle rinnovabili tra integrazione e internazionalizzazione”, realizzato dagli analisti di Althesys, coordinati dal professor Alessandro Marangoni.

Per il mercato elettrico italiano, nel report, si delinea un futuro di produzione diffusa con impianti di piccola taglia, il cui sviluppo è favorito dalla capacità innovativa della nostra filiera tecnologica.

“Il mercato dell’energia – spiega l’economista Alessandro Marangoni, coordinatore della ricerca e Ceo di Althesys – è in continuo mutamento, grazie alle rinnovabili, che hanno svolto un ruolo centrale e competitivo anche rispetto alla generazione tradizionale. Le imprese sono chiamate oggi ad affrontare una nuova sfida: quella della digitalizzazione delle reti elettriche che sta facendo nascere anche in Italia innovativi modelli di business, in grado di unire energie rinnovabili, efficienza energetica e nuovi servizi”.

Investimenti in gran parte all’estero

Gli investimenti: nel 2015 si sono registrate 140 operazioni, che hanno dato luogo ad investimenti per 9,9 miliardi di euro, pari a 6.231 MW, +31,5% rispetto al 2014. La crescita esterna – per esempio acquisizioni – ha superato quella per linee interne, contando per il 53% del totale. Nuovi impianti e progetti hanno fatto segnare 2.402 MW e 3,77 miliardi di investimenti, con due terzi delle operazioni avvenute all’estero. Al contrario, le operazioni straordinarie si sono focalizzate per il 75% sul mercato domestico; il 51% sono state acquisizioni.

I primi dieci player per potenza in Italia hanno effettuato il 46% degli investimenti, con il 51% della potenza. Le operazioni estere sono il 46%, con 2.961 MW censiti, soprattutto di impianti eolici, e sono localizzate in larga parte in Centro-Sud America (28% per 1.604 MW di potenza) e in Africa (20%, con 1.357 MW), mentre l’Europa appare stabile. Lo studio si focalizza su alcuni dei Paesi più promettenti: tra questi Brasile, Cile, Perù, Stati Uniti, Messico, Marocco, Egitto, India, Giappone e Turchia.

Crescono eolico e idroelettrico

Sono soprattutto le operazioni che coinvolgono l’eolico a trainare la crescita interna, sia in termini di operazioni censite sia per capacità. Incidono per il 67,6% della potenza autorizzata e installata nel 2015 (1.624 MW, +58% rispetto al 2014), con 2,4 miliardi di euro di investimenti. Di questi, solo il 25% sono avvenuti in Italia, con una taglia media degli impianti di 20 MW. Per l’eolico la diminuzione degli incentivi non ha tra l’altro modificato in maniera sostanziale il quadro del settore, che mostra ancora una buona profittabilità nella maggior parte dei Paesi europei.

In discesa, invece, le operazioni nel fotovoltaico, che contribuiscono per il 19% alla crescita interna, per un totale di 359 MW (-35% rispetto al 2014), tutte localizzate all’estero. Continuano a diminuire anche gli investimenti in impianti a biomasse, con un calo della potenza mappata del 56%. Scompare di fatto il biogas, oramai limitato solo all’installazione di piccoli impianti, mentre il biometano ha sofferto il lungo iter legislativo e non riesce ancora a decollare. Aumentano gli investimenti nell’idroelettrico, con 401 MW contro i 105 del 2014, sviluppati quasi esclusivamente all’estero, essendo il 17% della potenza realizzata fuori Italia. Restano invece ancora al palo i possibili interventi di revamping nel nostro Paese.

Nelle acquisizioni l’attore principale è il fotovoltaico (43%), seguito dall’eolico e dall’idroelettrico, rispettivamente al 22% e 14%. 

Il nuovo mercato elettrico

Negli ultimi anni, l’avvento delle rinnovabili ha trasformato il mercato elettrico, dalla formazione dei prezzi agli effetti sul dispacciamento. E proprio le rinnovabili pongono con forza la necessità di un nuovo market design. Le analisi per il 2015 e al 2025 mostrano una sostanziale capacità di fronteggiare i picchi di fabbisogno, mentre eventuali criticità sono gestibili con le attuali capacità di import e i potenziamenti delle interconnessioni previsti.

Le elaborazioni svolte per il 2015 mostrano un ridimensionamento dell’impatto degli sbilanciamenti netti di eolico e fotovoltaico sul Mercato dei servizi di dispacciamento, che si attesta al 9,7% (contro l’11,5% del 2014 e l’11,7% del 2013). 

Nonostante il calo dei prezzi, rimane significativo e si consolida l’effetto peak shaving del fotovoltaico, con una riduzione del PUN nelle ore di picco diurne di 586 milioni di euro. 

La spinta dell’efficienza energetica

Il report mette in luce anche la crescita delle operazioni di efficienza energetica: nel 2015 coprono il 17% del totale, contro il 5% dell’anno precedente.

Gli accordi di collaborazione pesano per il 38% e sono principalmente partnership strategiche, che vedono coinvolti player energetici e tecnologici per lo sviluppo di sistemi di accumulo da integrare con impianti a fonti rinnovabili, sistemi vehicle-to-grid e smart grid.

La digitalizzazione delle reti – si legge nel report – consentirà soluzioni smart, cambierà i modelli di produzione e quelli di consumo, facendo evolvere la filiera tecnologica italiana, con lo sviluppo di nuovi sistemi e modelli di business. La generazione distribuita (che già comprende oltre 600.000 impianti per una potenza di circa 30 GW, il 25% della potenza efficiente lorda italiana) continuerà a crescere con il fotovoltaico previsto nel 2025 fino a 29 GW contro i 19 scarsi attuali.