Oltre il 25% delle bollette elettriche delle micro e piccole imprese italiane non corrispondono ai loro consumi reali. Lo sostiene in una nota l’Osservatorio sull’Energia della CNA (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa). Secondo CNA quasi il 20% delle bollette è relativo a un conguaglio e riguarda quindi anche consumi dei 5 anni precedenti (per legge, gli operatori elettrici hanno cinque anni per concludere la contabilizzazione) e per il 6,1% dei casi il consumo è solo stimato.

«Stime e conguagli sulle bollette elettriche stanno mettendo in difficoltà molte imprese. Arrivando a comprometterne, nei casi più gravi, la stessa attività. La CNA ha deciso di scendere in campo per porre fine a questo disservizio», afferma l’organizzazione nella nota.

La differenza tra consumi reali e bolletta è più significativo quando l’azienda non ha sottoscritto un contratto con un operatore integrato, vale a dire distributore e venditore dell’energia insieme. Nel mercato regolato, in cui il soggetto che fornisce l’elettricità è lo stesso distributore, la quota di bollette emesse sui consumi è dell’86,6%.

«La CNA chiede che la pratica dei conguagli e delle stime finisca – prosegue la nota -. Le imprese non possono vivere nell’incertezza. I nuovi strumenti di misurazione dei consumi, contatori sempre più sofisticati, possono, e devono, evitarlo».

CNA invita l’Autorità per l’Energia a realizzare a breve il Sistema informativo integrato, che potrebbe rappresentare una soluzione a questo problema. Nel frattempo, CNA propone di ridurre a massimo due anni la prescrizione e permettere un’opportuna rateizzazione delle maxi-bollette.