«Sulle politiche energetiche e ambientali ho spiegato direttamente e pubblicamente a diverse istituzioni che guardare, come fanno ora, nel breve periodo, non significa salvare il presente, ma ipotecare il futuro». Questa è un po’ la sintesi del pensiero di Vincenzo Balzani, 79 anni, chimico, professore emerito presso l’Università di Bologna e accademico dei Lincei, con diversi riconoscimenti internazionali.

Da tempo è attivo come divulgatore nel settore dell’energia (Energia per l’astronave Terra, libro realizzato con Nicola Armaroli), anche con “Energia per l’Italia”, un gruppo di docenti e ricercatori che affrontano le più impellenti questioni energetiche provando a condividere con l’opinione pubblica conoscenze e informazioni scientifiche, e, quando è il caso, pungolando la politica nazionale su queste tematiche.

Professor Balzani, più spesso l’abbiamo sentita affermare che i nostri governi ignorano le richieste di ascolto della comunità scientifica e che, soprattutto in Italia, a differenza di altri paesi, c’è un vuoto incolmabile tra conoscenza e decisione. Ricordo anche una lettera a Renzi sullo Sblocca Italia e i rischi per le trivellazioni. Qualcosa è cambiato?

La cosa che più ci fa effetto è che quando critichiamo alcuni aspetti della politica energetica, sempre su basi tecnico-scientifiche, nessuna delle istituzioni nazionali o regionali ci risponde. La mia sensazione è che soprattutto la politica energetica del Governo sia molto contraddittoria, altalenante e incerta, probabilmente nelle mani dei grandi gruppi energetici, come Eni. Mentre noto un certo cambiamento di approccio da parte di Enel. Mi sembra poi che far passare alcune posizioni critiche sulle trivellazioni tanto volute dal nostro governo, sia complesso, soprattutto su stampa e in Tv. Ne sono testimone diretto.

La battaglia oggi è contro la ricerca di idrocarburi sul nostro territorio nazionale?

Investire nel petrolio è un enorme rischio economico e ambientale. Devo dire però che a livello internazionale qualche mutamento sta avvenendo. Le cosa più consolante è che dopo la Cop 21 di Parigi, per diversi aspetti positiva, moltissime agenzie finanziarie e alcuni fondi sovrani stanno disinvestendo dai combustibili fossili. È un segnale.

Lei spesso ha chiamato all’appello, oltre che le istituzioni, anche il mondo scientifico.

Sì, e un insegnamento positivo in questo senso, anche per chi studia le tematiche ambientali ed energetiche, è venuto dall’Enciclica del Papa, ben costruita scientificamente. Potrebbe voler significare che il vento sta cambiando, anche se noto che in Italia pochi lo hanno capito. D’altra parte questo governo non mi sembra all’altezza di tali sfide. Ho conosciuto il ministro Galletti e ho capito che la sua teoria è che l’Italia debba sfruttare le risorse fossili sul nostro territorio, benché scarse, per il semplice fatto che se lo facciamo in casa non inquineremo, se invece le importiamo non è escluso che le nazioni che lo estraggano possano creare molti danni ambientali, su scala locale e globale. Beh, devo dire che questa è una tesi assurda. Anche la ministra Guidi la trovo particolarmente conservatrice su questi temi.

Mi pare piuttosto disilluso sul fronte politico.

Sulla mancanza di visione di questo Paese le racconto del caso Lamborghini, che conosco meglio perché è qui in Emilia dove vivo. Allargheranno lo stabilimento per costruire un Suv. Si tratta di un’iniziativa della Volkswagen. Sappiamo che ci sono risorse erogate dal Governo e dalla Regione, con la sola motivazione che la Lamborghini realizzerà studi sull’inquinamento atmosferico. Un vero controsenso. E si parla anche dei prossimi Suv della Maserati. E invece si trascura la mobilità e i veicoli elettrici. Dare dei soldi, a vario titolo, per non fare della vera innovazione mi sembra incredibile. Anche qui in Emilia Romagna ovviamente c’è carenza di lavoro e per lo stabilimento Lamborghini si è garantito che si assumeranno molte persone. Gli stessi sindacati guardano a questi aspetti a prescindere dalle prospettive più sostenibili sul lungo periodo sia a livello ambientale che economico. Si seguono solo le esigenze contingenti, la gestione del presente, ma proseguendo così non si cambierà mai.

Visti questi colli di bottiglia delle istituzioni e delle grandi aziende, una vera transizione energetica ritiene che potrà arrivare solo dal basso?

In effetti penso che il cambiamento dovrà arrivare dal basso. Non si vede la possibilità di agire efficacemente a livello istituzionale. Ma purtroppo la gente non sa molto, me ne accorgo anche quando vado in giro per le scuole. È necessario che ci sia una maggiore informazione su questi temi, sistematicamente ignorati dalla stampa e dalla Tv. Serve un’azione culturale, oggi completamente assente. Credo che un espediente per fare più comunicazione su queste tematiche potrebbe essere il dibattitto legato al prossimo referendum sulle trivellazioni. Credo peraltro che una consultazione di questo tipo possa far paura al Governo ed è per questo che forse non ci sarà l’election day.

Qual è la sua visione ideale per un mix energetico pulito?

Ci sono diversi studiosi, come Jacobson, che fanno proiezioni e studi sul futuro energetico dei paesi, come gli Usa, e su come arrivare, a seconda delle risorse naturali disponibili, ad un sistema energetico alimentato al 100% con fonti rinnovabili entro il 2050. Saranno forse dei numeri un po’ ballerini, però indicano la direzione possibile su cui muoversi.

E quali sono le prospettive per l’Italia?

Noi abbiamo molto sole, idroelettrico, eolico, geotermico, ma ci manca la volontà politica. Nel nostro Paese siamo molto forti nel manifatturiero, particolarmente indicato proprio per l’industria delle energie rinnovabili. Un fattore che messo insieme a un mercato potenziale importante e alle notevoli risorse naturali disponibili, darebbe una prospettiva interessante di lungo periodo. Mi chiedo, ad esempio, perché il governo non favorisca lo sviluppo industriale di un settore del futuro come le batterie.

Lei punta il dito anche sugli aspetti sociali legati all’energia.

Credo infatti che cambiare il sistema energetico sia importante anche dal punto di vista sociale. Notiamo tutti, anche nel nostro Paese, la crescente disuguaglianza soprattutto economica. Molti studi dimostrano che meno disuguaglianza c’è, grazie anche ad una corretta politica fiscale progressiva anche a livello ambientale, più diritti ci sono per tutti. La diffusione delle rinnovabili e, quindi, della generazione distribuita, aumenta il tasso di democrazia e riduce la disuguaglianza.